Dopo nove ore di camera di consiglio il Tribunale di Latina condanna l'ex presidente della Provincia Armando Cusani e altri tre imputati. Scatta la sospensione da sindaco e si apre una nuova fase politica nel sud pontino.
Il verdetto dopo nove ore: cade il sistema Tiberio
Alle 19:40, dopo nove ore di Camera di Consiglio, il secondo collegio penale del tribunale di Latina ha messo la parola fine al primo capitolo di uno dei processi più pesanti degli ultimi anni nel sud pontino. Il processo Tiberio si chiude con quattro condanne. Il sindaco ed ex presidente della Provincia Armando Cusani è stato condannato a 6 anni di reclusione.
L’architetto Isidoro Masi, all’epoca dei fatti in comando dall’amministrazione provinciale presso il Comune di Sperlonga come responsabile dell’Ufficio Tecnico è stato condannato a 7 anni. Gli imprenditori Nicola Volpe ed Antonio Avellino sono stati condannati rispettivamente a a 8 anni e 6 anni.
Le condanne arrivano in linea con le richieste del Pubblico ministero Valerio De Luca, che già nell’udienza del 24 ottobre aveva indicato pene molto pesanti. Tra i reati contestati c’era anche la turbativa d’asta, che però è stata dichiarata prescritta:
Un elemento che ha portato al proscioglimento per prescrizione dell’ex dirigente comunale Massimo Pacini e dell’imprenditore Andrea Fabrizio.
Il fatto: accuse confermate, prescrizione per alcuni

Il quadro che emerge è quello delineato dall’accusa: un sistema che, a Sperlonga, avrebbe favorito gli interessi privati legati allo stesso Cusani. Non una vicenda amministrativa: è una vicenda di potere.
L’inchiesta nasce dal caso dell’hotel Grotta di Tiberio e dai rapporti tra il Comune di Sperlonga e la struttura alberghiera del suocero di Armando Cusani. Soprattutto dopo la sentenza del 2012 che accertava la presenza di gravi abusi edilizi, ritenendoli non sanabili ed ipotizzando la necessità di una sua demolizione o di una acquisizione al patrimonio pubblico. Cosa che poi è puntualmente avvenuta: l’hotel oggi è del Comune di Sperlonga.

Il primo capo d’accusa sostiene che Cusani abbia ceduto un appartamento all’allora responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune di Sperlonga Massimo Pacini; in cambio il dirigente si sarebbe dimenticato di emettere provvedimenti o effettuare sopralluoghi per verificare la presenza di abusi nell’hotel di Cusani e del suocero.
Il secondo capo d’accusa riguarda una turbativa d’asta per la sistemazione dell’area archeologica Villa Prato al costo di 700mila euro. Le indagini si erano allargate anche alla gara per la ristrutturazione del Comune di Prossedi (230mila euro); l’affidamento del servizio di pulizia delle strade extraurbane di Priverno (40mila); il restauro della scuola “Santoro” di Priverno (35mila). Sia Masi che Pacini, secondo l’accusa, avrebbero garantito gli interessi di Cusani per l’hotel.
La chiave politica

La sentenza non colpisce solo quattro imputati: colpisce un modello politico-amministrativo. Perché Armando Cusani non è un amministratore qualunque: è una figura che, negli anni, ha rappresentato un punto di riferimento politico nel sud pontino.
La condanna porta con sé una conseguenza immediata: la sospensione di 12 mesi dalla carica di sindaco, in applicazione della legge Severino. Un passaggio che pesa. Perché arriva a ridosso delle prossime elezioni comunali di Sperlonga. E perché riapre una dinamica già vista nel 2017, quando Cusani fu arrestato nell’ambito della stessa inchiesta, poi tornato in libertà e di nuovo alla guida del Comune.
Questa volta però il quadro è diverso. Non c’è più una fase cautelare. C’è una sentenza di condanna. E questo cambia il peso politico della vicenda.
Lo scenario: Sperlonga verso un anno decisivo
Il verdetto apre una fase completamente nuova. Sperlonga si avvicina alle elezioni con un sindaco sospeso e un sistema politico costretto a ridefinirsi.

La sentenza rischia di avere effetti che vanno oltre il Comune. Perché incide sugli equilibri del territorio, sui rapporti tra politica e amministrazione e sulla credibilità di una classe dirigente. E soprattutto apre una domanda che nei corridoi della politica locale è già diventata centrale: chi guiderà adesso la transizione verso il voto? Perché il processo Tiberio non è stato solo un procedimento giudiziario: è stato uno scontro tra due visioni del potere.
E poi c’è il problema che imbarazza la Lega: Cusani aveva aderito al Partito dopo una parentesi civica successiva alla sua uscita da Forza Italia, per la quale era stato presidente della Provincia e candidato alle Europee. Nel suo ruolo di dirigente provinciale del Carroccio, Cusani aveva guidato l’azione di logoramento su Forza Italia, soprattutto in Acqualatina.
E con la sentenza di oggi, quella partita entra in una fase nuova. Ancora tutta da scrivere.



