Proposte, controproposte e ricorso al Tar: il caso-Acqualatina s’infittisce

Riconvocata per il 21 novembre l'assemblea dei soci per deliberare sulla ricapitalizzazione dell'ente gestore. Ma c'è il rischio del terzo rinvio: Nicola Burrini ed Aurelio Lo Fazio, sindaci di Nettuno ed Anzio, impugneranno al Tribunale Amministrativo il verbale della ultima riunione. La querelle comunque è tutta politica con il centrodestra spaccato con FdiI e Lega da una parte e Forza Italia col Pd dall'altra

“Tanto il ricorso al Tar lo faremo lo stesso. Abbiamo a disposizione 90 giorni di tempo”: il sindaco di Nettuno Nicola Burrini (Pd) ha confermato quanto aveva anticipato insieme al collega di Anzio Aurelio Lo Fazio (anche lui del Pd), al termine dell’ultima seduta dell’assemblea dei soci di Acqualatina. Sarà impugnato davanti ai giudici amministrativi il verbale della seduta che il sindaco di Nettuno ha avuto nella giornata di giovedì.

I sindaci di area FdI e Lega con il socio privato Italgas (in tutto il 62% del capitale), avevano votato il rinvio della seduta che aveva un solo punto all’ordine del giorno: la capitalizzazione di 30 milioni di euro dell’azienda pubblico-privata che gestisce acqua e depurazione nel territorio dell’Ato4. Cioè? Buona parte dei Comuni della provincia di Latina, alcuni comuni della provincia di Frosinone che ricevono l’acqua da sorgenti pontine, e quelli rivieraschi romani di Anzio e Nettuno.

Perché il ricorso al Tar?

Il rinvio è stato deciso come se la seduta avesse avuto un carattere ordinario. Ma l’assemblea era straordinaria e dunque necessitava di una soglia più alta: per approvare il punto occorreva il 66% dei votanti.

Nicola Burrini, Aurelio Lo Fazio e Daniele Leodori

La conferma del ricorso al Tar, che sarà avallato e sottoscritto anche dai sindaci dei Comuni a guida Forza Italia e Partito Democratico (non è un caso che i sindaci di Anzio e Nettuno sono espressione diretta del segretario regionale dei Dem Daniele Leodori), è arrivata nel giorno in cui è stata notificata ai soci la nuova convocazione dell’assemblea.

Si svolgerà il 21 novembre, presso l’hotel Europa di Latina e la seduta – ha specificato la presidente di Acqualatina Cinzia Marzoli avrà nuovamente un carattere straordinario.

Due punti all’ordine del giorno

Con due argomenti all’Ordine del Giorno evidenziati questa volta in maiuscolo, con cui il management (vicino alle posizioni politiche di Fratelli d’Italia e della Lega), vuole confermare la necessità di nuova liquidità per allontanare lo spauracchio dei libri contabili da portare in Tribunale. Lo ha prospettato il sindaco di Sperlonga ed ex presidente della Provincia Armando Cusani.

Gli uffici di Acqualatina

Il primo punto prevede l’aumento del capitale sociale a “pagamento scindibile da 23 milioni 661mila 533 euro a 53 milioni 661mila 538 euro mediante l’emissione di un numero corrispondente di nuove azioni al valore nominale di euro 1 cadauna”.

Il secondo argomento all’Ordine del Giorno è inversamente proporzionale nel senso che ha una forma diversa ma la sostanza è la stessa: “Aumento del capitale sociale a pagamento scindibile sino ad un importo di aumento pari a 30 milioni e 5 centesimi di euro mediante l’emissione di un numero corrispondente di nuove azioni al valore nominale di euro uno caduna”.

L’assemblea dei soci è stata formalizzata e notificata ma sono state avanzate da più parti perplessità e dubbi circa il suo svolgimento.

La lettera della Celentano e le mosse di Stefanelli

A gettare benzina sul fuoco ci pensato il presidente della Provincia e dell’assemblea sindaci facenti parte dell’Egato 4. Gerardo Stefanelli ha rivelato l’arrivo di una lettera del sindaco di Latina, Matilde Celentano che, per certi versi, rimodula la proposta del sindaco Cusani.

Gerardo Stefanelli

I Comuni per evitare di capitalizzare Acqualatina potrebbero rinunciare ad incassare circa 9 milioni di euro che proprio Acqualatina deve riconoscergli, in qualità di canoni concessori. Ma il comune di Latina non vuole che svolga nessun ruolo l’Amministrazione provinciale in questo “do ut des”. La ragione è soltanto politica. L’asse FdI-Lega vuole tentare di incrinare l’ormai consolidato rapporto tra il Pd, Forza Italia ed alcuni Comuni a guida civica.

Stefanelli ha già pronta la contromossa che sul piano temporale è stata calendarizzata per lunedì 24 novembre quando l’assemblea dei soci sarà chiamata a pronunciarsi sull’istanza del Comune capoluogo che vuole evitare anch’esso di capitalizzare Acqualatina. Anche perché, alla luce della latente crisi politica che regna dalle parti di piazza del Popolo, dovrebbe versare la quota più alta essendo il socio in possesso di più azioni.

Il rischio del terzo rinvio

L’assemblea del 24 vuole rilanciare questa prova muscolare instauratasi all’interno del centrodestra pontino dimostrando che la quasi totalità dei Consigli comunali aderenti ad Acqualatina ha detto di no a portare 30 milioni cash nelle casse di una società che tra sette anni, nel 2032, terminerà la sua attività industriale

Chiaro è l’intendimento politico di Stefanelli, supportato dal Segretario regionale di Forza Italia, il senatore Claudio Fazzone: i sindaci, votando no, alla ricapitalizzando di Acqualatina hanno delegittimato l’operato della presidente Cinzia Marzoli (che continua a ribadire di essere una tecnica) che rappresenta la parte pubblica e dunque, gli stessi comuni, soci di maggioranza con il 51%.

Cinzia Marzoli, presidente di Acqualatina

L’assemblea potrebbe, comunque subire il terzo rinvio. Essenzialmente per due ragioni. La prima a causa della presentazione al Tar del ricorso proposto dai sindaci di Nettuno e Anzio contro il rinvio della seduta di due settimane per una presunta errata interpretazione di quanto prescrive il Codice civile sullo svolgimento delle assemblee dei soci.

La seconda potrebbe dipendere dall’eventuale votazione della proposta degli 11 sindaci di Forza Italia e del Pd (gli stessi che firmeranno il ricorso al Tar) che hanno fatto un altro ragionamento. I Comuni sono stanchi di mettere benzina nel motore di una società che – sostengono – non ha realizzato gli investimenti promessi (nonostante i fondi arrivati dal Pnrr), non ha combattuto la morosità e, peggio, l’elusione tributaria e, infine, ha anche ritoccato le bollette per finanziare l’apertura di nuovi cantieri.

La proposta che farà senz’altro saltare il banco è una: a mettere mano al portafoglio sia soltanto il socio privato, Italgas, che “da quando è arrivato ha beneficiato dei dividendi degli utili”.