Presentato lo studio di fattibilità della nuova stazione Alta Velocità di Frosinone. Salvini, Rocca e RFI tracciano la road map: lavori al via nel 2030 e inaugurazione prevista nel 2033. Obiettivo: trasformare il Basso Lazio in uno snodo strategico della mobilità e dello sviluppo economico del Centro Italia.
Prossima fermata: Frosinone AV MedioLatium. Da oggi Frosinone 2033 non è uno slogan: è l’inizio di una nuova visione della mobilità. La stazione dell’Alta Velocità di Frosinone si può fare: a dirlo è stata la presentazione dello studio di fattibilità avvenuta oggi all’Auditorium Villa Patrizi. Segna un passaggio che va oltre la tecnica. È un atto politico. Non è più solo un’idea suggestiva da campagna elettorale o un rendering sbiadito nei cassetti del Ministero. L’Alta Velocità a Frosinone — o meglio la stazione MedioLatium ha ora un cronoprogramma, una fisionomia tecnica e, soprattutto, una pesante investitura politica.
L’incontro con il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e l’amministratore delegato di RFI Aldo Isi ha il sapore di una dichiarazione strategica: trasformare Frosinone in uno snodo centrale della mobilità del Centro Italia. L’operazione è ambiziosa, sia nei numeri che nella narrazione politica. Perché dietro il progetto ferroviario c’è un disegno molto più ampio: fermare il declino industriale della provincia, attrarre investimenti, ridurre l’isolamento infrastrutturale. E soprattutto invertire il fenomeno dello spopolamento.

Lo ha detto chiaramente il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini: «Arrivare a Roma in un’ora e mezza cambia il modo di lavorare, di studiare, di programmare, di investire; penso al tema della logistica, all’autorizzazione di nuovi insediamenti produttivi, di uffici… insomma, è un bel cambio di prospettiva». Non una semplice fermata ferroviaria, ma un’infrastruttura pensata per ridefinire gli equilibri economici del Basso Lazio.
Cantieri nel 2030, apertura nel 2033
Salvini ha scandito anche la road map dell’opera: iter autorizzativi nel 2026, validazione del progetto tecnico-economico e gara nel 2028, apertura dei cantieri nel 2030 e conclusione prevista nel 2033. Una scansione temporale che, almeno sulla carta, prova a dare credibilità a un progetto che per anni è rimasto confinato nel dibattito politico locale.
Non è mancata la stoccata politica contro i possibili oppositori: «Se tutto va bene e non ci saranno i “No Tav”, i “No Qui” o i “No Là”… anzi, invito le categorie economiche a organizzare i comitati del “Sì”». Una frase che segna chiaramente il terreno dello scontro politico nazionale sulle grandi opere, con Salvini che prova a intestarsi il ruolo del ministro del «fare».

Dal punto di vista tecnico, il progetto illustrato dall’amministratore delegato di RFI Aldo Isi punta a replicare modelli già sperimentati nel Nord e nel Sud Italia. «Abbiamo preso spunto dalla stazione di Reggio Emilia AV perché insiste su un territorio analogo per estensione e importanza», ha spiegato Isi. L’obiettivo è replicare una crescita esponenziale del traffico ferroviario: sono citati i casi di successo di Reggio Emilia — passata da 30 a 90 treni giornalieri — e Afragola, oggi oltre i 100 treni al giorno. Secondo le stime presentate, la nuova fermata rivoluzionerà la mobilità del Basso Lazio, portando a una drastica riduzione dei tempi di viaggio: Roma in 45 minuti, Firenze, Bologna e Milano in circa un’ora in meno rispetto ad oggi, Torino in un’ora e trenta in meno.
La struttura ed i privati
L’hub ferroviario prevede due binari di precedenza da 400 metri, un moderno fabbricato viaggiatori e un ampio parcheggio di interscambio, inserendosi nella dorsale dell’Alta Velocità nazionale come punto di accesso strategico per il Lazio meridionale.

Come a Reggio Emilia sono previsti 4 binari, strettamente connessi con il sistema della mobilità: parcheggi l’auto, sali le scale e sei direttamente al binario. A proposito di parcheggi ne sono previsti per un totale di 560 posti Lunga sosta, in proporzione un numero adeguato di posti per le persone a mobilità ridotta, cinque aree Kiss&Ride cioè dove parcheggiare giusto il tempo di far scendere i viaggiatori e salutarli, sei aree taxi, posti bici e moto, quattro fermate per il trasporto pubblico. Ma soprattutto: su opere come queste è possibile un intervento del privato, una sorta di Project financing nel quale i privati possono investire, occuparsi loro della realizzazione delle opere ed in cambio gestirle per un certo numero di anni.
Il riferimento a Reggio Emilia Mediopadana non è casuale: negli anni è diventata un moltiplicatore economico e logistico per l’intera area emiliana.
La stazione AV e gli altri dossier

A spostare il ragionamento sul piano politico ci ha pensato il governatore della Regione Lazio Francesco Rocca. Ha legato la stazione AV agli altri dossier infrastrutturali aperti: Roma-Latina, Cisterna-Valmontone, Orte-Civitavecchia e raddoppio della Salaria. «Cambiare il volto di una provincia come Frosinone, potendo collegarla a Roma e Latina in mezz’ora, è qualcosa di straordinariamente importante per le imprese e per contrastare lo spopolamento dei nostri territori». Poi ha aggiunto: «Il Lazio è una regione con numeri economici straordinari, un PIL di 239 miliardi e un export di 38 miliardi. Meritava risposte concrete».
Ed è proprio in questo passaggio di Rocca che si gioca la vera partita politica. L’Alta Velocità a Frosinone diventa il simbolo di una nuova centralità territoriale che il centrodestra vuole rivendicare come risultato concreto della propria azione di governo. Sia nazionale che regionale. Salvini e Rocca mostrano una sintonia politica evidente: infrastrutture come leva di consenso e sviluppo.
Anche perché in molti dimenticano cosa significa la stazione Tav. Significa poter usufruire dei Freccia d’Argento: treni che viaggiano a 250 all’ora per collegare le grandi città. Avere i Freccia d’Argento sulla Napoli – Caserta – Cassino – Roma significa arrivare nella Capitale in un attimo. E ad un costo notevolmente inferiore dei Frecciarossa.
Il bivio storico della Ciociaria

Tuttavia restano aperti interrogativi precisi. Il primo riguarda le risorse economiche necessarie e la reale sostenibilità dell’investimento. Il secondo riguarda la capacità del territorio di accompagnare l’opera con una pianificazione industriale e urbanistica adeguata. Perché una stazione AV, da sola, non basta a creare sviluppo se non si costruisce intorno un ecosistema produttivo capace di attrarre aziende, servizi e capitale umano.
La Ciociaria si trova dunque davanti a un bivio storico. Per anni la provincia ha denunciato marginalizzazione, crisi industriali e fuga dei giovani. Ora l’Alta Velocità viene proposta come la grande occasione per riscrivere il futuro. La sfida sarà trasformare l’annuncio politico in un cantiere reale e il cantiere in una concreta rivoluzione economica.
Perché il 2033 è ancora lontano. In Italia, sette anni sono un’eternità politica, quasi un’era geologica. La sfida sarà mantenere alta l’attenzione ed evitare che il progetto finisca nelle secche della burocrazia o torni nei cassetti impolverati del Ministero.
Le reazioni

Salvini ha ribadito il cronoprogramma e reso noto il costo dell’opera: «Arrivare a Roma in mezz’ora cambia il modo di lavorare, di studiare, di investire. L’anno prossimo passeremo agli iter autorizzativi. Nel 2028 ci sarà la pubblicazione del bando di gara, l’obiettivo è iniziare i lavori nel 2030 e concluderli nel 2033. Il costo dei lavori si aggira intorno ai 125 milioni di euro».
Il deputato Nicola Ottaviani: «Oggi assistiamo al primo atto amministrativo positivo che il Governo e la Regione si assumono verso il Paese e il Lazio. La stazione dell’alta velocità a Frosinone, con l’avvio oggi dell’iter per la sua realizzazione, porta avanti una nuova visione non solo delle province, ma anche della stessa area metropolitana romana. Parliamo di un piano che non riguarda soltanto il Basso Lazio, ma tutta l’Italia centrale».

Il sindaco Riccardo Mastrangeli definisce la giornata «storica» e parla di «tutte le potenzialità e gli ingredienti per poter realizzare la stazione». L’assessore regionale ai Trasporti Fabrizio Ghera ribadisce la volontà della Giunta di «lavorare insieme al governo e a RFI per realizzare questo intervento di importanza strategica». Mentre Pasquale Ciacciarelli auspica un focus specifico anche sulla stazione di Cassino e il potenziamento delle corse di alta velocità esistenti.

Mario Abbruzzese teorizzò la stazione già ai tempi in cui era presidente del Cosilam e propose l’alternativa di Cassino. «L’annuncio di oggi – dice – è importantissimo per tutto il territorio dell’Italia centrale. Frosinone sarà il punto di snodo per i collegamenti Tav per quella parte d’Italia che non ne è fornita, come l’Abruzzo ed il Molise, il Pontino ed il Nord della Campania. Ma è importante ancora di più se consideriamo la possibilità di usare, sulla stessa tratta, le Frecce d’Argento che possono collegare in un attimo Cassino con Roma».

Enrico Coppotelli, segretario generale Cisl del Lazio, nei mesi scorsi aveva sollevato il tema ormai dimenticato della stazione Tav. Parla di svolta storica: «L’avvio ufficiale dell’iter per la realizzazione della stazione Tav-Frosinone rappresenta una notizia storica per tutto il Basso Lazio. Parliamo di un’infrastruttura strategica che può finalmente colmare un gap storico sul fronte della mobilità. Ma soprattutto della competitività di un’area che da anni attende investimenti concreti. La Tav non è soltanto un’opera ferroviaria: significa attrarre investimenti, creare occupazione e offrire nuove opportunità ai giovani e ai lavoratori del territorio».

Sul fronte industriale Giuseppe Biazzo, presidente di Unindustria, sottolinea che «migliorare i collegamenti significa rendere quest’area più attrattiva per nuovi investimenti. Significa ridurre un gap infrastrutturale che il mondo delle imprese segnala da anni». Sulla stessa linea Corrado Savoriti di Unindustria Frosinone: evidenzia le ricadute economiche positive su una provincia fortemente industrializzata. Tiziana Vona di Unindustria Latina vede nella nuova stazione il tassello di «un vero e proprio sistema Lazio con un’interconnessione regionale perfetta». Maurizio Stirpe, past vicepresident di Confindustria, teorizza l’opera ormai dagli Anni 90 «Da tempo avevamo avviato discussioni su questo tema. Oggi finalmente c’è il primo atto concreto che segna l’inizio di questo percorso».
Alessandro Casinelli di Federlazio mette in evidenza che «con la presentazione dello studio di fattibilità si compie un passo decisivo per il futuro del Lazio meridionale. L’Alta Velocità significa attrattività, investimenti, export, logistica, ritorno delle menti in provincia e opportunità per i giovani. Significa collegare il territorio ai corridoi europei TEN-T, rafforzando l’integrazione con i porti di Gaeta e Civitavecchia. Tutto in un quadro nel quale ZLS e ZFD possono rappresentare importanti fattori moltiplicatori di sviluppo».
Prossima fermata: Frosinone AV MedioLatium.


