Provincia, il giorno della verità: tra equilibri e rotture si apre la partita

La convalida degli eletti a Palazzo Iacobucci segna l’avvio della nuova consiliatura ma soprattutto apre il confronto politico. Tra fine della stagione trasversale e nuove leadership, si delineano già gli equilibri in vista del 2027.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Il rito formale che apre la partita

Venerdì 27 marzo alle ore 10, l’Aula consiliare di Palazzo Iacobucci sarà tirata a lucido: pavimenti brillanti, sedie allineate, vetri splendenti. Tutto pronto per accogliere il primo Consiglio provinciale dopo le elezioni dell’8 marzo.

All’ordine del giorno c’è un solo punto: la convalida degli eletti nelle votazioni di due settimane fa. Un passaggio formale, quasi notarile. Di quelli che, sulla carta, dovrebbero scivolare via senza lasciare traccia. Un po’ come la lettura de La coscienza di Zeno di Italo Svevo: importante, ma non esattamente elettrizzante.

Eppure, in politica è proprio nei passaggi più ordinari che spesso si nasconde la strategia.

La prima foto

Uno dei precedenti Consigli del presidente Luca Di Stefano

Perché quella di venerdì non sarà solo una seduta tecnica. Sarà una prima fotografia. E, come tutte le prime fotografie, dirà molto più di quanto appare. Il primo elemento sarà la cosiddetta “geografia” dell’aula. Dove si siedono i consiglieri. Chi sta accanto a chi. Chi si tiene a distanza.

Da una parte il centrodestra, dall’altra il centrosinistra. Questo è scontato. Ma non basta. Perché la disposizione dei banchi non è mai neutra. È un messaggio politico. I numeri, del resto, sono chiari: 7 consiglieri eletti nel centrodestra contro 4 nel centrosinistra. Una maggioranza netta, visibile, difficilmente contestabile.

Gianluca Quadrini

E poi c’è una variabile tutt’altro che secondaria: Gianluca Lazzaro Quadrini, il consigliere risorto dalla morte politica, capace in pochi giorni di mettere in campo oltre cento firme di amministratori che ne appoggiavano la candidatura nonostante si trovasse sotto inchiesta e per mesi la Procura della Repubblica di Cassino lo avesse esiliato fuori dalla provincia di Frosinone. Soprattutto, capace di allestire una lista competitiva al punto da essere rieletto.

Dove si siederà? Con il centrodestra, come suggerisce la sua storia politica? Oppure in una posizione più defilata? Se dovesse accomodarsi a destra, la fotografia diventerebbe chiarissima: 8 a 4 e partita impostata sin dal primo minuto.

Il silenzio che parla

Il presidente Luca Di Stefano alla testa dei sindaco durante la manifestazione di Cassino per Stellantis

Il vero osservato speciale però sarà il presidente della Provincia, Luca Di Stefano. Il protocollo non prevede interventi politici. Ma la politica, si sa, raramente si lascia imbrigliare dal protocollo.

Di Stefano ha davanti a sé due strade. La prima: attenersi al copione. Un intervento breve, istituzionale, magari tre minuti “in stile europeo”, con auguri di buon lavoro ai consiglieri e nulla più. La seconda: molto più interessante. Iniziare a scoprire le carte, una alla volta, come in una partita di Texas Hold’em.

Potrebbe far capire se intende proseguire con il modello adottato finora: una governance trasversale, figlia della riforma Delrio. Tutti dentro, deleghe distribuite, equilibrio permanente: un modello che ha garantito stabilità ma che oggi appare sempre più logorato. Nessuno si scandalizzerebbe se prendesse atto che lo scenario politico è cambiato e quella formula è stata superata.

Potrebbe scegliere allora di dare coerenza politica al voto dell’8 marzo. Tradotto: deleghe al centrodestra, opposizione al centrosinistra. Una distinzione netta. Senza ambiguità. Non è una scelta tecnica bensì una scelta profondamente politica.

Trasversalità o linearità

Stefano D’Amore con Massimiliano Quadrini e Giancarlo Righini

E il punto è che la trasversalità, oggi, sembra non volerla più nessuno.

Non la vuole Fratelli d’Italia, primo Gruppo in Aula con 4 consiglieri provinciali. Non la vuole il centrodestra, che rivendica legittimamente la vittoria. E non la vuole nemmeno una parte del Partito Democratico, dove una stagione all’opposizione viene giudicata rigenerante ed utile per fare pulizia all’interno.

Eppure la trasversalità è una formula che regge alcuni tra i principali centri della Ciociaria: Ferentino è amministrata da ampie porzioni di centrodestra e centrosinistra, così come Veroli e Sora. Lo stesso Capoluogo, nei momenti di difficoltà, ha trovato i numeri per amministrare in modo trasversale. Nessuno si scandalizzerebbe se, coerentemente con questo scenario, Luca Di Stefano volesse continuare a considerare la Provincia un ente di secondo livello. E quindi tenere tutti dentro.

La sfida di Salera: identità contro mediazione

Enzo Salera (Foto: Erica Del Vecchio © Teleuniverso)

Dentro questo scenario si inserisce con forza la figura di Enzo Salera, sindaco di Cassino e primo degli eletti del Pd e secondo più votato in assoluto. La sua linea è chiara. E la ripete da settimane: «Il tempo delle correnti e dei compromessi è finito».

Salera punta a un obiettivo preciso: ridare identità al Partito Democratico. Anche a costo di stare all’opposizione. Vuole marcare la differenza. Non annacquarla. Vuole dire agli elettori che il Pd non è più il Partito delle mediazioni infinite ma quello delle scelte nette. Meno gestione, più posizionamento. Ma dovrà anche dire ai sindaci che, in forza di questa scelta coerente, non potrà aiutarli in nulla perché sta fuori dalla stanza dei bottoni. La coerenza ha un prezzo.

E Palazzo Iacobucci diventa, in questo senso, un palcoscenico perfetto. Perché rompere il modello trasversale significa anche mettere in discussione l’impostazione di Di Stefano. E allo stesso tempo accreditarsi come punto di riferimento di un centrosinistra più identitario. In prospettiva, è già una mossa da campagna elettorale. Perché il vero obiettivo, per tutti, è uno solo: la presidenza della Provincia nel 2027. E in questa partita, Salera vuole giocare da protagonista.

Il centrodestra e l’ombra lunga di Righini

Giancarlo Righini

Se nel centrosinistra si ridefiniscono gli equilibri, nel centrodestra il quadro appare più avanzato. All’orizzonte emerge con sempre maggiore chiarezza un nome: Massimiliano Quadrini, sindaco di Isola del Liri. Sempre meno “civico”, sempre più in sintonia con Fratelli d’Italia. E soprattutto sempre più vicino a Giancarlo Righini, assessore regionale e uomo forte del partito nel Lazio. (Leggi qui: Carnello, cena e segnali politici: Quadrini sempre più in sintonia con FdI).

Righini, in Ciociaria, sta facendo ciò che in politica conta davvero: costruire consenso organizzato sul territorio. Sta diventando il punto di riferimento di amministratori locali, anche al di là delle appartenenze formali. In altre parole: sta dando le carte. E quando qualcuno inizia a dare le carte, difficilmente smette.

Per questo la candidatura di Quadrini non è più una suggestione. Sta diventando un’ipotesi strutturata. Anche se, lo stesso Giancarlo Righini ha fatto sapere che se Luca Di Stefano facesse una dichiarazione di adesione al centrodestra il candidato naturale alla successione potrebbe rimanere lui.

A questo punto la domanda delle cento pistole è: se Luca Di Stefano facesse una giunta di centrodestra potrebbe essere considerato un segnale di adesione sufficiente per ricandidarlo?

La fine di un’epoca (e l’inizio di un’altra)

Venerdì mattina, a Palazzo Iacobucci, non si convalideranno soltanto i Consiglieri: si convaliderà, in qualche modo, la fine di un’epoca, quella della trasversalità come metodo unico di governo. Cosa significa? Che fino ad oggi, dalla Riforma Delrio, la provincia di Frosinone ha avuto un’Aula in costante equilibrio tra centrosinistra e centrodestra. Le elezioni di due domeniche fa hanno spezzato quell’equilibrio. Ma sia chiaro: il presidente Luca Di Stefano potrà tranquillamente ripetere la formula degli incarichi assegnati in maniera trasversale. Ma a quel punto sarà scelta politica e non più necessità senza alternativa.

E forse è anche l’inizio di una fase nuova, in cui le bandiere tornano ad avere colori definiti, dettati da un risultato elettorale chiaro. Soprattutto, si inizierà a capire una cosa. Se Luca Di Stefano vorrà continuare a essere il presidente di un “consiglio di amministrazione”. Oppure se sceglierà di diventare, fino in fondo, il leader politico di una coalizione.