Il nuovo Consiglio provinciale segna lo spostamento del baricentro politico verso destra: Fratelli d’Italia conquista quattro seggi. Il Pd resiste grazie a Cassino e a Enzo Salera, che però apre subito lo scontro interno.
Il baricentro politico della Provincia di Frosinone si sposta a Destra. Fratelli d’Italia è il principale Partito nell’Aula di palazzo Iacobucci, vince e non annienta i suoi alleati. Resiste il Partito Democratico ma deve dire grazie a Cassino ed ai 13 voti della pesantissima fascia Verde portati in dote dal sindaco Enzo Salera. Che non lascia nemmeno raffreddare le urne per mettere in chiaro le cose: «Ho combattuto da solo all’interno del Partito Democratico mentre le due componenti sostenevano altri candidati. Aver sostenuto solo due candidati e non fare una lista competitiva ci ha portato ad una perdita di voti notevole». Per il Pd si apre subito un nuovo fronte ad appena una settimana dalla celebrazione del Congresso provinciale e dall’elezione del Segretario Achille Migliorelli.

Resiste la Lega: riesce a mantenere i suoi due Consiglieri provinciali seppure attraverso i resti. Piazza la sua bandierina a Piazza Gramsci Forza Italia che riesce nella doppia impresa di eleggere un Consigliere provinciale con le proprie forze (in precedenza Gianluca Quadrini era stato eletto nella sua Civica e poi era transitato nel Partito) ed eleggere un Consigliere del capoluogo: Pasquale Cirillo.
Vince Luigi Vacana che ancora una volta conquista il seggio in Provincia. Mette nel carniere i voti di 115 amministratori, la volta scorsa erano stati 85: addirittura 1 in più di quanti ne ha centrati Forza Italia. Ha il peso della doppia vittoria il risultato centrato dal presidente d’Aula uscente Gianluca Quadrini: candidato da oltre cento amministratori nonostante si trovasse nell’esilio politico impostogli dalla magistratura di Cassino ora conquista la rielezione a mani basse.
È questo il risultato della tornata di voto che domenica ha rinnovato l’Aula del Consiglio provinciale di Frosinone, dando una serie di indicazioni molto chiare alla politica ed ai Partiti.
IL RISULTATO
Si votava con il metodo del voto ponderato, cioè non una testa un voto, ma un voto proporzionale al numero degli abitanti nel Comune. (Leggi qui: La grande bellezza del voto ponderato in Provincia)
Partito |
Seggi |
Consiglieri |
Voti |
|---|---|---|---|
Fratelli d’Italia (29.105 ponderati) (303 voti lista) |
4 |
Stefano D’Amore Alessandro Cardinali Simone Paris Andrea Velardo |
10.850 9.289 4.834 2.960 |
Partito Democratico (24.402 ponderati) (248 voti lista) |
3 |
Enzo Salera Luigi Vittori Luca Fardelli |
8.183 7.759 6.331 |
Lega (13.937 – 153) |
2 |
Andrea Amata Luca Zaccari |
3.958 2.657 |
Forza Italia (11.389 – 114) |
1 |
Pasquale Cirillo |
3.636 |
Progetto Futuro (9.413 – 125) |
1 |
Gianluca Quadrini |
3.948 |
Provincia in Comune (7.931 – 115) |
1 |
Luigi Vacana |
3.510 |
Il voto ponderato consente di dividere le elezioni per fasce demografiche. Ed il primo dato che è stato chiaro fin dall’inizio: i piccoli Comuni si sono spostati a destra. Sono centri guidati spesso da amministrazioni civiche e trasversali, il loro voto si sposta in base all’andamento della Regione: sono un’indicatore del vento elettorale generale. Se si fosse fermato lo scrutinio alle Schede Blu (Comuni fino a 3mila abitanti) ed a quelle Arancio (da 3mila a 5mila abitanti) FdI avrebbe eletto 5 Consiglieri, Pd e Lega 2 ciascuno e tutti gli altri 1 a testa.

Già in queste due fasce il Pd e la Lega cominciano a capire che qualcosa non sta girando per il verso giusto. La conferma la troveranno con il passare dei minuti quando si scrutinano le altre fasce:il Segretario Provinciale Achille Migliorelli ha in tasca un foglietto con i numeri calcolati per giorni ed erano più alti. A fine spoglio mancheranno i voti di ben 67 amministratori rispetto alla volta scorsa. Soprattutto iniziano a mancare le preferenze. È un chiaro voto di protesta: alla fine ben 599 voti risulteranno votati al partito ma senza nessuno dei nomi candidati; un modo per dire “questi non ve li votiamo”.
Pure alla Lega i conti non quadrano: i voti mancanti sono finiti in FdI.
Il voto nel voto
La situazione comincia a prendere una forma più o meno in linea con le previsioni quando si scrutinano le schede votate dai sindaci e dai Consiglieri dei 9 Comuni di fascia Grigia, cioè quelli tra i 5mila ed i 10mila abitanti. A quel punto FdI si assesta sui 4 Consiglieri, il Pd su 3, inizia il gioco dei resti per l’assegnazione del 12mo seggio e l’ago della bilancia si piazza sulla Lega.
È da questo momento che parte uno scrutinio nello scrutinio. Mancano i voti dei 10 Comuni di fascia Rossa (dai 10mila ai 30mila abitanti) e dei 2 di fascia Verde (Frosinone e Cassino, oltre 30mila abitanti). Sono voti con un coefficiente di ponderazione altissimo: determineranno il risultato finale ed i nomi dei 12 eletti al Consiglio. Ma soprattutto indicano la bussola all’interno dei Partiti.

È così che si delinea l’esistenza di un nuovo asse politico all’interno di Fratelli d’Italia e del Partito Democratico. In FdI è evidente la nuova leadership che fa riferimento all’assessore regionale Giancarlo Righini ed all’ex vicepresidente della Provincia Fabio De Angelis: sono loro a potersi intestare la massa di voti ottenuta dal consigliere Stefano D’Amore di Isola del Liri e di Alessandro Cardinali di Anagni. Vero che c’è anche il contributo del Coordinatore Massimo Ruspandini ma è chiaro che l’area Righini – De Angelis si è radicata sul territorio ed ha tanti amministratori come interlocutori. Tra i quali c’è l’area dell’onorevole Aldo Mattia: suoi circa 1700 voti su D’Amore di cui uno a Cassino (Silvestro Petrarcone) ed uno a Frosinone (Anselmo Pizzutelli).
Tanti Fratelli, tante voci

È un Fratelli d’Italia plurale ed a più voci quello che esce dalle urne delle provinciali di Frosinone. Il nucleo storico, la formazione delle origini che ha sempre avuto Ruspandini come riferimento, oggi è una di quelle voci. Come dimostrano i 4834 voti di Simone Paris: lo hanno sostenuto la consigliera regionale Alessia Savo ed il presidente di ALeS SpA Fabio Tagliaferri.
L’ala di Daniele Maura è riuscita nell’impresa di rieleggere il consigliere di Castrocielo Andrea Velardo. Non era scontato e non era semplice, considerando anche l’alleanza con Noi Moderati che ha portato in dote i 1.160 voti di Rossana Carnevale.
Il segnale da Isola del Liri

C’è poi un’evidenza: non è estraneo al risultato il sindaco civico di Isola del Liri, Massimiliano Quadrini. E nemmeno la sua amministrazione. Hanno seminato e raccolto bene intorno a Stefano D’Amore, come dimostrano i voti di fascia Rossa: il che apre un interessante scenario da qui ad alcuni mesi, perché verso la fine dell’anno bisognerà tornare alle urne. Ed eleggere il Presidente della Provincia.
Il risultato ottenuto da Stefano D’Amore mette Massimiliano Quadrini in prima fila. Ma c’è un’evidenza che non può essere negata: i numeri dicono che al momento FdI non è autosufficiente per eleggere un Presidente della Provincia e nemmeno ci sono le condizioni politiche per un candidato di Partito. Il voto di queste ore però ha messo nelle mani di Giancarlo Righini una golden share con la quale decidere o comunque condizionare la scelta del prossimo candidato di centrodestra. E di dire molto in chiave di candidature per le Regionali.

Alle Provinciali, alla fine FdI potrebbe anche scegliere di convergere verso un bis per l’uscente Luca Di Stefano. Perché difficilmente il Partito Democratico la prossima volta potrà ripetere l’asse trasversale che ha portato alla sua elezione due anni fa: sono cambiate le condizioni politiche. Soprattutto ora che in Provincia entra il sindaco di Cassino Enzo Salera: con i galloni sulle spalle di primo degli eletti. E con le stigmate del martire.
L’atto di accusa di Salera
Il sindaco della principale città governata dal Pd in provincia di Frosinone non lascia nemmeno raffreddare le urne delle elezioni. Lancia dai microfoni di Teleuniverso e Ciociaria Oggi una salva di missili ipersonici verso i vertici del suo Partito. «Ho combattuto da solo all’interno del Partito Democratico: le due componenti sostenevano altri candidati. A me dispiace per il Partito: potevamo fare di più. Non avere allestito una lista competitiva, in modo da sostenere due soli candidati ci ha portati ad una perdita di voti notevole e questo è un grosso dispiacere».

Essere arrivato primo per preferenze gli mette in mano l’asso da poter calare quando il Pd dovrà decidere il nome del candidato Presidente della Provincia. Ma Enzo Salera non si lascia abbagliare dal risultato, splendido, di una sera: sa bene che non può dividere il Pd e che da solo non ha la forza per eleggersi al posto di Luca Di Stefano. Vuole pensarci: «Non si può preventivare nulla. Ci godiamo questa vittoria che è una grande vittoria contro tutti. Tanti amministratori e amministratrici hanno espresso un voto libero in mio favore». Per voto libero intende, preferenze che non sono state condizionate dalle due Componenti e, anzi, hanno votato contro di loro. E per “Non si può preventivare nulla” intende che si riserva si decidere se mettere in tacca di mira la Provincia o la Regione Lazio.
I voti in calo
Un atto d’accusa simile, Enzo Salera lo fece dopo la sua prima elezione a sindaco di Cassino. Arrivando a scriverlo nero su bianco con una lettera al Segretario Nazionale del Partito. Dovette scendere in campo un panzer come il compianto Bruno Astorre per imporre, con tutta l’autorità di cui sapeva essere capace, una pace dichiarata.

Imporrà questo dibattito alla prima Direzione Provinciale Pd? «Il fatto che c’è Cassino e c’è Salera è un dato di fatto. Il Partito ha bisogno di un cambio di rotta in provincia di Frosinone e la mia elezione dimostra proprio questo. Io sono sempre per portare unità nel Partito e per riportarlo dove merita: sotto questo punto di vista il Pd non ha ottenuto un grande risultato». I numeri sono impietosi: il Pd è passato dai voti di 315 tra sindaci ed amministratori che lo avevano sostenuto due anni fa ai 248 di questa volta.
Senza una donna
Una parte di quei 67 voti mancanti è andata alla civica di Vacana ed una parte sono dei piccoli amministratori civici spostatisi su Fratelli d’Italia. Ma anche al sindaco Salera è mancato qualcosa: conti delle schede Verdi alla mano, sono 13 i voti che ha ottenuto dalla sua maggioranza. Ne mancherebbero due. Uno è giustificato: è di una Consigliera che da tempo aveva programmato un viaggio all’estero con la famiglia, prenotato ben prima che venisse fissata la data delle Provinciali. L’altro, per ora pare quello di un franco tiratore.

A spostarsi verso FdI sono stati anche 53 amministratori che due anni fa avevano votato la Lega. Il Carroccio infatti è sceso da 206 tra sindaci e consiglieri a 153. In queste condizioni, centrare il secondo seggio è stato un miracolo elettorale.
Per il Partito di Giorgia Meloni c’è stato un aumento di ben 92 tra sindaci e Consiglieri: sul taccuino di Riccardo Del Brocco a fine serata c’erano due cifre, dai 211 tra sindaci e consiglieri che avevano votato FdI nel 2022 si è saliti a 303.
Al Destino, il senso dell’ironia non manca. Nel Consiglio provinciale di Frosinone sono stati eletti dodici uomini e nessuna donna. Proprio nel giorno della Festa della Donna.
Il riepilogo




