Provincia, la nuova mappa del potere: FdI primo Partito e cambia l’equilibrio

Il voto provinciale ridisegna gli equilibri della Ciociaria: Fratelli d’Italia supera il Pd e diventa primo partito. Centrodestra in maggioranza a Palazzo Iacobucci, mentre si aprono nuove partite politiche su leadership e Presidenza.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Il sorpasso di Fratelli d’Italia e la nuova geografia politica

Le elezioni Provinciali hanno restituito un dato politico destinato a segnare uno spartiacque nella storia recente della CiociariaFratelli d’Italia diventa il primo Partito anche a Palazzo Iacobucci, superando il Partito Democratico, che per oltre vent’anni aveva detenuto la leadership territoriale nell’ente. (Leggi qui: Provincia, il vento gira a destra: Fratelli d’Italia primo partito, Salera scuote il Pd).

Non si tratta soltanto di un passaggio aritmetico. È un cambiamento politico profondo, destinato a incidere anche sulle future nomine nel sottogoverno e sugli equilibri tra i Partiti.

Il riepilogo generale

Partito

Seggi

Consiglieri

Voti

Fratelli d’Italia

(29.105 ponderati)

(303 voti lista)

4

Stefano D’Amore

Alessandro Cardinali

Simone Paris

Andrea Velardo

10.850

9.289

4.834

2.960

Partito Democratico

(24.402 ponderati)

(248 voti lista)

3

Enzo Salera

Luigi Vittori

Luca Fardelli

8.183

7.759

6.331

Lega

(13.937 – 153)

2

Andrea Amata

Luca Zaccari

3.958

2.657

Forza Italia

(11.389 – 114)

1

Pasquale Cirillo

3.636

Progetto Futuro

(9.413 – 125)

1

Gianluca Quadrini

3.948

Provincia in Comune

(7.931 – 115)

1

Luigi Vacana

3.510

Come in ogni competizione politica, c’è chi vince e chi perde. Fratelli d’Italia vince, e lo fa in modo netto.

La tornata elettorale era stata considerata da tutti un appuntamento politicamente decisivo, come dimostra la partecipazione altissima: 1.065 amministratori locali su 1.119 aventi diritto, pari al 95,17% di affluenza. Un dato che conferma quanto questa elezione fosse sentita dentro i Partiti e nelle amministrazioni locali. Tutte le previsioni della vigilia sono state mantenute: tensioni sotterranee, voti incrociati e dinamiche interne ai partitihanno contribuito a ridisegnare gli equilibri politici del territorio.

I 4 Consiglieri Provinciali con il coordinatore Massimo Ruspandini

La nuova geografia politica parla chiaro: Fratelli d’Italia conquista 4 seggi con 29.105 voti ponderati e 303 voti di lista. A trascinare il risultato è stato Stefano D’Amore, consigliere di Isola del Lirirecordman assoluto della tornata elettorale con oltre 10.000 voti ponderati. Con lui entrano in Consiglio provinciale Alessandro Cardinali (Anagni), Simone Paris (Fiuggi) e Andrea Velardo (Castrocielo). (Leggi qui: FdI cambia fase: il voto provinciale apre la partita della leadership).

Il Partito Democratico si ferma invece a 3 seggi, con 20.402 voti ponderati e 248 voti di lista. Gli eletti sono Enzo Salera (Cassino), Luigi Vittori (Ferentino) e Luca Fardelli (Cassino). Una frenata che pesa politicamente e che certifica una crisi interna mai davvero risolta tra le correnti del Pd, nonostante il recente Congresso provinciale. A riaccendere immediatamente lo scontro interno è stato proprio Enzo Salera, primo della lista Pd con 8.183 voti ponderati, che ad urne ancora calde ha attaccato duramente il suo partito. (Leggi qui: Pd, la pace è già finita: Salera riapre la guerra interna dopo il voto provinciale).

Gli “immortali” della Provincia

Il Gruppo della Lega guidato da Pasquale Ciacciarelli e Mario Abbruzzese

Alle spalle dei due principali partiti si colloca la Lega, che mantiene la posizione di terza forza politica nella Provincia. Il partito ottiene 13.937 voti ponderati e 153 voti di lista, riuscendo a confermare i suoi due rappresentanti in aula: Andrea Amata (Vicalvi) e Luca Zaccari (Ferentino), quest’ultimo eletto grazie al meccanismo dei resti. Un risultato che consente al Carroccio di restare centrale negli equilibri del centrodestra provinciale.

Forza Italia ottiene invece 11.389 voti ponderati e 114 voti di lista, numeri sufficienti per eleggere il consigliere comunale del capoluogo Pasquale Cirillo. Un risultato politicamente significativo perché riporta un rappresentante diretto della città di Frosinone dentro l’aula provinciale. Accanto ai Partiti tradizionali ci sono poi due figure ormai consolidate nella geografia politica provinciale: Gianluca Quadrini e Luigi Vacana. Il primo ottiene 3.948 voti ponderati, il secondo 3.510.

Più che semplici consiglieri provinciali, sono ormai delle vere istituzioni politiche del territorio. Nel corso degli anni hanno dimostrato una capacità rara nella politica locale: sopravvivere ai cambi di stagione dei partiti, mantenendo un forte radicamento personale tra sindaci e amministratori. Un consenso che prescinde dai simboli e si fonda su reti amministrative costruite nel tempo.

È proprio questa dimensione personale del consenso che rende le elezioni provinciali particolarmente interessanti dal punto di vista politico. Qui non si vota per ideologia, ma per relazioni amministrative, alleanze locali e equilibri territoriali. Ed è anche per questo motivo che le elezioni provinciali si trasformano spesso in un laboratorio politico dove si consumano vendette, regolamenti di conti e nuovi posizionamenti. Una dinamica che anche questa volta non è mancata.

Il caso Frosinone e la strategia per Cirillo

Rossella Chiusaroli e Gianmarco Florenzani

Un capitolo a parte merita il risultato del Comune capoluogo, che ottiene un seggio in Provincia grazie all’elezione di Pasquale Cirillo. Frosinone non eleggeva da tempo un suo rappresentante in Provincia: nella Consiliatura appena conclusa Sergio Crescenzi era entrato in seguito alla decadenza di Roberto Caligiore e Maurizio Scaccia era entrato in seguito alle dimissioni di Gianluca Quadrini.

Ma il dato politico non sta soltanto nell’elezione. La verità è che il Consiglio comunale di Frosinone non ha fatto massa critica compatta sulla candidatura di Cirillo, come invece è accaduto in altre città.Cassino, per esempio, il sindaco Enzo Salera ha potuto contare su una maggioranza compatta che gli ha consentito di “eleggersi da solo” grazie al peso ponderato del voto della città. Metà degli 8mila voti ponderati sono arrivati dalla città martire. A Frosinone la dinamica è stata diversa.

Dietro l’elezione di Pasquale Cirillo c’è una strategia politica costruita dalla Segreteria provinciale di Forza Italia, che ha lavorato per consolidare attorno al suo nome una rete di consenso. Cirillo ha raccolto più voti ponderati a Frosinone di quanti ne abbia Forza Italia, ne ha preso tanti quanti la Lega ne ha garantiti ad Andrea Amata. Non solo. Cirillo ha raccolto voti ponderati trasversali, arrivati anche da amministratori scontenti dell’azione di governo cittadino. Un segnale politico chiaro in vista delle elezioni comunali del prossimo anno. Gli azzurri hanno infatti puntato su un esponente che oggi siede all’opposizione del sindaco Riccardo Mastrangeli.

il peso politico di Nicola Ottaviani & co.

Mario Abbruzzese e Pasquale Ciacciarelli

C’è poi un’altra evidenza politica che emerge da questo voto. Nel centrodestra frusinate le carte continuano a darle soprattutto l’onorevole Nicola Ottaviani. Lo dimostra il risultato ottenuto da Andrea Amata, che raggiunge 3.958 voti ponderati. Un consenso che non può essere spiegato soltanto con il peso della Lega, ma che evidenzia una rete politica trasversale costruita negli anni. Molti di quei voti, almeno teoricamente, avrebbero potuto confluire sul candidato del capoluogo Marco Ferrara. Non è accaduto.

Un ulteriore segnale che l’ex sindaco Nicola Ottaviani continua a rappresentare il vero dominus del centrodestra a Frosinone. Ma il segnale plastico che la Lega è un Partito che funziona quando riesce a parlare una lingua sola: l’elezione di Andrea Amata e Luca Zaccari, il piazzamento di Umberto Santoro (Alatri) sono il risultato di un paziente lavoro di calibrazione dei voti. Al quale il Segretario Regionale Organizzazione Mario Abbruzzese e l’assessore regionale Pasquale Ciacciarelli hanno applicato un saggio coefficiente di prudenza, consapevoli che ci sarebbe stato un fisiologico travaso di voti tra Carroccio e FdI a causa delle dinamiche regionali nei centri più piccoli. Infatti 53 amministratori che due anni fa avevano votato la Lega ora hanno votato Fratelli d’Italia.

In queste condizioni, centrare il secondo seggio è stato un miracolo elettorale. La candidatura di Lino Caschera a Sora è stata centrale per dare al Partito la spinta verso i resti più alti. Il risultato centrato da Umberto Santoro di Alatri, primo dei non eletti, gli apre le porte in chiave di candidatura alle Regionali.

Il nuovo equilibrio politico e la partita di Luca Di Stefano

L’analisi politica della tornata elettorale consegna un altro dato simbolico. La posizione del presidente della Provincia Luca Di Stefano diventa da oggi più complessa.

Formalmente il presidente non può essere sfiduciato, ma i numeri usciti dalle urne raccontano una realtà diversa. In Aula si è formata una maggioranza di fatto di centrodestra:

  • 4 consiglieri di Fratelli d’Italia
  • 2 della Lega
  • 1 di Forza Italia

In totale 7 consiglieri su 12.

Se poi Gianluca Quadrini continuerà a gravitare nell’area politica del centrodestra, l’orientamento dell’aula diventerà ancora più evidente.

Gianluca Quadrini

A questo punto Luca Di Stefano dovrà scegliere quale strada imboccare. Potrà continuare a governare con una formula trasversale, come un Consiglio di amministrazione dove convivono tutte le sensibilità politiche. A spingerlo verso una scelta di coerenza con la prima parte del suo mandato è la prospettiva: nè il centrosinistra né il centrodestra hanno numeri a sufficienza per eleggere un loro candidato presidente. Se provassero a forzare la mano, Di Stefano avrebbe gioca facile a candidarsi in una partita a tre.

Non è una scelta formale. È una scelta politica e strategica. Molto dipenderà anche dalla distribuzione delle deleghe ai nuovi consiglieri provinciali. Sarà quella la prossima battaglia politica.

Nel frattempo un altro dato appare ormai evidente. L’assessore regionale Giancarlo Righini ha consolidato in provincia di Frosinone il suo principale quartier generale politico. Ed è da qui che sta iniziando a dare le carte, dentro e fuori Fratelli d’Italia. E il voto di ieri lo conferma.