Dopo le tensioni in Aula, Luca Di Stefano neutralizza l’asse Amata-Salera con la strategia della disintermediazione. Anche il Pd ritrova una linea unitaria: nessuna preclusione, ma richiesta di condivisione sugli assetti futuri.
Ci si aspettava una resa dei conti. Si è trovata, invece, una tregua. Vera. Non armata. E forse, guardando bene, qualcosa di più. Il tentativo di assedio mosso dal Consigliere Andrea Amata (Lega) e sul quale è subito intervenuto il Consigliere Enzo Salera (Pd) non stringeranno all’angolo il Presidente della Provincia di Frosinone Luca Di Stefano. Non ci sono né le condizioni politiche né i numeri per una manovra del genere. (Leggi qui: Provincia, la tregua è finita: la Lega alza subito il prezzo ed apre la resa dei conti).
La disintermediazione del Presidente Di Stefano

L’antefatto. Il capogruppo leghista Andrea Amata nel Consiglio provinciale di ieri è intervenuto evidenziando che le recenti elezioni Provinciali hanno mutato il quadro politico ed hanno assegnato una maggioranza al centrodestra pari ai 2/3 dell’Aula; una novità dal momento che in Provincia c’è sempre stata una sostanziale parità dai tempi della riforma Delrio. A metterci la briscola sopra è stato il Dem Salera: chiedendo un confronto del Presidente con tutti i Capigruppo.
A sterilizzare subito ogni manovra è sceso con gli anfibi sul terreno il presidente Luca Di Stefano. Con una strategia che ormai è una costante: nessuna dichiarazione, nessun comunicato stampa, intervento ad horas. Veloce, pragmatico: in modo da spiazzare gli avversari senza dargli il tempo per reagire. Lo ha fatto anche questa volta.

Come prima cosa: ha riunito tutti i Consiglieri provinciali. Ma ad uno ad uno. Si chiama: tattica della disintermediazione. Consiste nell’eliminare dal campo tutti gli intermediari e di interagire direttamente con target finale. Enzo Salera chiedeva un tavolo con i Capigruppo: Di Stefano ha incontrato i Consiglieri. Subito. E ad uno ad uno: senza un capogruppo o un collega di Partito che potessero intervenire. Lui ed il Consigliere: occhi negli occhi. Ed un’intesa politica l’ha trovata in una mattinata.
Il risultato: nessuna preclusione, da parte di nessuno, ad una Consiliatura che tenga insieme tutte le sensibilità, esattamente come avvenuto negli anni passati e con tutti i presidenti.
Tregua anche nel Partito Democratico

Il Presidente Luca Di Stefano trova un equilibrio: ma non è il solo. Ci riesce anche il Partito Democratico. La riunione del Gruppo in Amministrazione Provinciale, convocata nella serata di giovedì, aveva tutti gli ingredienti per diventare uno di quei regolamenti di conti che nei Partiti lasciano il segno. Da una parte i consiglieri Luigi Vittori (sostenuto dal Presidente regionale Pd Francesco De Angelis) e Luca Fardelli, (sostenuto dalla Presidente provinciale del Partito, Sara Battisti). Dall’altra il sindaco di Cassino Enzo Salera (che accusa il Pd di averlo boicottato ed essersi eletto da solo) insieme all’ex deputato Nazareno Pilozzi (vicino all’area del comitato Parte da Noi che ha come riferimento la presidente della Segreteria Politica di Elly Schlein, Marta Bonafoni, che ha sostenuto Salera)
In mezzo, gli strascichi velenosi di una candidatura, quella di Salera al Consiglio Provinciale, avvenuta in maniera polemica e tumultuosa (Leggi qui: Salera rivolta il Pd: pace con Grossi e abbraccio con Bonafoni. E leggi qui: Salera scuote il Pd: la rivolta dei territori contro il partito delle correnti).

Invece, giovedì sera niente sangue. O almeno, niente che si veda. All’Ordine del Giorno: la posizione politica da assumere da lì alle ore successive nel Consiglio Provinciale; se accettare o meno gli incarichi; la linea da adottare nei rapporti con il Presidente Luca Di Stefano che entro la fine dell’anno andrà a scadenza e convocherà i comizi elettorali, con ogni probabilità candidandosi per un secondo mandato.
Nessuna preclusione
Vengono analizzate le ipotesi. Una linea di dialogo trasversale, in sintonia con quanto avvenuto dalla riforma Delrio in poi. Oppure una linea di rottura, che condannerebbe il Pd all’isolamento all’interno dell’amministrazione Provinciale.

Il momento più colorito della serata lo ha regalato Luigi Vittori, che a un certo punto della riunione ha fatto notare ai colleghi, con il tono di chi ha aspettato troppo a lungo prima di dire una cosa ovvia: se questa doveva essere la posizione del Pd, cioè posizionarsi non in sintonia con il presidente Di Stefano, potevate dirmelo prima che non mi candidavo per niente. Una battuta che vale più di un discorso. Perché racconta, senza giri di parole, che il Partito è stato determinante all’elezione di Luca Di Stefano a Presidente e ci ha lavorato in totale accordo per tre anni. La coerenza impone – dice Vittori – di proseguire su quella rotta: altrimenti gli elettori ci prenderebbero per matti.
Complice la mediazione condotta dall’esperienza di Sara Battisti e la presenza del Segretario provinciale Achille Migliorelli con il Presidente Pd del Lazio Francesco De Angelis, il risultato della riunione è, sulla carta, unitario. E la novità vera viene proprio dal pezzo di Pd che nel passato aveva remato Di Stefano: il suo predecessore Antonio Pompeo. E dall’ala che è contraria agli accordi trasversali che mettano insieme centrodestra e centrosinistra, in primis Nazareno Pilozzi. In pratica?

Tutti i presenti all’incontro del Gruppo Pd hanno detto con chiarezza che non hanno preclusioni su Luca Di Stefano. Luigi Vittori per coerenza con il fatto di averlo votato ed averci amministrato. Ma stessa posizione per Enzo Salera e per l’area Pompeo. Il messaggio è: non l’abbiamo votato a suo tempo ma oggi non gli siamo nemici. Siamo un Partito, e le decisioni le prendiamo insieme.
Parola d’ordine: condivisione
Tradotto in politichese corrente: il Pd vuole sedersi al tavolo. Vuole essere interpellato sulle deleghe, sulle partecipate, sugli assetti futuri della Provincia. E lo vuole fare con una voce sola, non con tre correnti che si parlano sopra. La parola d’ordine che emerge dalla serata è condivisione. Qualsiasi cosa accada — deleghe o non deleghe, appoggio a Di Stefano nelle prossime elezioni o no — dovrà passare per una decisione unitaria del Partito. Perché, come ha detto uno dei presenti con una formula che suona quasi come un manifesto, siamo in un’altra fase politica.
Quella fase è cominciata col risultato del referendum, che ha ridisegnato gli equilibri interni al Pd e costretto tutti gli altri Partiti a ragionare con meno illusioni e maggiore realismo.

Non è un caso che anche Fratelli d’Italia abbia sposato la linea della Non Preclusione ad un accordo trasversale. Che confermi l’attuale assetto della Provincia
Non è detto che duri. I Partiti hanno la memoria corta e le ferite dei personalismi cicatrizzano lentamente. Ma il risultato del Referendum e la ritrovata unità interna del Pd (almeno in questa fase) crea una condizione di maggiore stabilità.
Di Stefano intanto osserva. Sa che la pretesa della Lega non è stata di rottura. Ma un modo per alzare il prezzo sul tavolo delle deleghe. La domanda è se gli convenga aprire la porta adesso, o aspettare che bussino più forte.



