Provinciali Pd, l’assenza che fa rumore: se i conti valgono più delle candidature

Nella lista provinciale del Pd non compare Emanuela Piroli. Un’assenza che vale più di una candidatura: numeri ponderati, equilibri interni e l’effetto Salera ridisegnano i rapporti di forza. Nelle Provinciali, i conti vengono prima delle promesse.

Provinciali, il nome che manca

La conferma definitiva si avrà tra qualche ora. Ma al momento, nella lista del Partito Democratico per le Elezioni Provinciali, non compare quello della presidente del Consiglio comunale di Ceccano Emanuela Piroli. E quando manca un nome “pesante”, non è mai solo un refuso: è un segnale. Di numeri, di equilibri, di correnti. E di quel tipo di aritmetica che nelle provinciali conta più delle strette di mano.

Qui non votano i cittadini: votano sindaci e consiglieri comunali. E non votano “uno vale uno”: il voto è ponderato, pesa in base a indici legati ai Comuni e alla popolazione. Tradotto: è l’urna più spietata per capire chi tiene davvero i rapporti fiduciari dentro il Partito, perché ogni preferenza è anche un messaggio in codice.

Il prequel ceccanese

Andrea Querqui

Nelle ricostruzioni che circolano da mesi in città, la traiettoria di Emanuela Piroli avrebbe avuto un punto fermo: il passo indietro compiuto nella sede nazionale del Nazzareno dando il via libera all’elezione di Andrea Querqui a sindaco di Ceccano, accontentandosi della Presidenza del Consiglio comunale. E – insieme – l’idea di una candidatura provinciale considerata solida, dentro una cornice di equilibri tra aree diverse del Pd.

Solo che, nelle Provinciali, le promesse si scontrano con la bilancia: se i conti dicono che non basta, la politica tende a fare ciò che fa sempre… cambia scenario, prima che cambi il finale.

Il fattore Salera

Enzo Salera

Dentro la partita provinciale si è mossa una candidatura forte come quella del sindaco di Cassino Enzo Salera: quando entra un profilo così, non “aggiunge” soltanto, spesso ridisegna. E se ridisegna, c’è qualcuno che deve scendere, o almeno spostarsi. Cosa c’entra il sindaco di Cassino? La sua città ha il coefficiente massimo nel voto ponderato: talmente pesante che è in grado di condizionare il risultato finale. Se si candida il sindaco, l’intera maggioranza è vincolata a seguirlo e votarlo: pena la crisi politica ed il rischio di una caduta dell’amministrazione. Quindi, i voti di Cassino, escono dal mercato.

Da qui, le letture possibili diventano due ed a Ceccano convivono come due versioni dello stesso film. La prima è la lettura dei conti: l’area di Danilo Grossi e Marta Bonafoni avrebbe fatto un ragionamento brutale, quasi da ragioniere della politica: anche con il sostegno pieno di Ceccano, i numeri ponderati non bastano per portare a casa il seggio. In giro per la Provincia, la componente potrebbe non averne abbastanza per blindare un’elezione a Piazza Gramsci. E allora perché bruciarsi, perché mettere un nome in vetrina se poi rischi di lasciarlo lì, sotto la luce fredda del “non ce l’abbiamo fatta”? 

(Foto © AG IchnusaPapers)

La seconda è la lettura della responsabilità: se davvero fosse stata Emanuela Piroli a scegliere di non entrare in lista, sarebbe un passo indietro “intelligente” nel senso più politico del termine, per evitare una corsa che – in caso di esito negativo – diventerebbe un boomerang interno e un elemento di tensione per la maggioranza di Andrea Querqui. Perché alle Provinciali non perdi solo un seggio: perdi il racconto di quel seggio.

Il peso reale delle aree

E però c’è un dettaglio che, in città, pesa più di mille analisi: la Piroli non è esattamente il tipo che salta una candidatura senza ottenere nulla in cambio. Se oggi si sfila, è difficile credere che lo faccia a mani vuote. Qualcosa ci sarà. Solo che, come spesso accade, lo dirà il tempo: e lo diranno i prossimi passaggi, quelli che contano davvero.

Emanuela Piroli con Danilo Grossi

In ogni caso, il dato che emerge è uno: le Provinciali sono lo specchio dove si vedono i muscoli veri. Se un’area ragiona in difensiva è perché sa che, nella catena dei consiglieri, la fedeltà non si firma: si conta. E se l’area che fa riferimento a Danilo Grossi viene percepita “corta” nei numeri ponderati, quella percezione – giusta o sbagliata che sia – produce scelte concrete: nomi che entrano, nomi che escono, nomi che restano nel cassetto.

Non è detto che sia rottura. Potrebbe essere semplice realismo. Ma in politica, quando un nome scompare dalla lista, la domanda non è “perché”. La domanda è: chi ha fatto i conti, e chi li sta pagando. E a decidere, come sempre, non saranno le dichiarazioni: sarà il voto. 

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