Il Question Time del 1° aprile diventa banco di prova politico: opposizioni divise, strategie incerte e leadership assenti rafforzano Mastrangeli. Tra assi alternativi e corse solitarie, la vera partita per il 2027 è già iniziata.
Senza ‘pesci d’aprile‘: a Frosinone la giornata del 1° aprile non sarà dedicata agli scherzi, non in municipio almeno e non nel senso tradizionale. Quella giornata sarà piuttosto una cartina di tornasole, un banco di prova politico, sicuramente indicativo. Non solo di questa fase finale della consiliatura ma anche di quella che potrebbe essere la campagna elettorale per il Comune nel prossimo anno.
Alle 18, infatti, si riunirà il Consiglio comunale del capoluogo per il Question Time: le interrogazioni dei consiglieri a sindaco e assessori. O, per essere più precisi, ai dirigenti: perché ormai è prassi consolidata che siano loro a rispondere in Aula al posto della politica. Una tecnocrazia difensiva che svuota il Question Time della sua anima politica, trasformandolo in una specie di URP o di Ufficio Informazioni.
Quattro opposizioni

Il Question Time sarà interessante anche per un motivo: certificare in consiglio comunale l’esistenza di quattro opposizioni distinte, più la variabile Domenico Marzi. Una frammentazione che, di fatto, continua a essere il miglior alleato del sindaco Riccardo Mastrangeli (civico in quota Lega).
Il Partito Democratico, innanzitutto, ancora alla ricerca di un’identità compiuta. Il nome del Segretario cittadino che uscirà dall’imminente Congresso (che dovrebbe essere Stefano Pizzutelli) è solo una parte del problema. Il Congresso non può essere la cura di tutti i mali, la pozione magica di Asterix. Non può esserlo perché è molto profonda la questione della linea politica e soprattutto della leadership in vista delle comunali del prossimo anno. Senza una strategia sulle alleanze e un candidato sindaco credibile e riconosciuto, ogni discussione rischia di restare sospesa.

Poi c’è il Partito Socialista, che invece ha scelto la strada opposta: partire per primo. Il Consigliere Vincenzo Iacovissi è già in campo come candidato sindaco con 4 liste che lo sostengono e con una campagna elettorale di fatto avviata. Una mossa che punta a occupare spazio e visibilità ma che dovrà, per forza di cose, misurarsi con la capacità di costruire alleanze vere. Iacovvisi di fatto, ad oggi, corre in splendida solitudine.
Due assi fuori dall’Aula
Nel frattempo, sia dentro che fuori l’Aula consiliare, si sono strutturati due assi: quello Forza Italia–Futura. Un’intesa politica ormai stabile che si muove con una linea comune soprattutto sui temi più caldi: lavori pubblici e mobilità. E poi c’è il blocco dei “Cuori ribelli“: Anselmo Pizzutelli, Maria Antonietta Mirabella e Giovanni Bortone. Questi 2 assi, con una azione di critica politica verso l’amministrazione Mastrangeli costante e puntuale, specialmente nell’ultimo periodo, si sono di fatto intestati il monopolio dell’opposizione, marginalizzando quella tradizionale di centrosinistra.

Infine, la quarta opposizione, rappresentata dalla variabile Domenico Marzi. L’ex sindaco, non avendo ricevuto risposte di natura amministrativa, ha chiuso la collaborazione programmatica con Mastrangeli. Ma ha anche fatto chiaramente capire che non sarà mai nel perimetro del Partito Democratico. Eppure è stato sindaco del PD e l’ultimo candidato sindaco dem a Frosinone. Il suo sguardo per il prossimo anno, è rivolto a un’aggregazione civica che, ad oggi però non esiste ancora. Ma che potrebbe diventare il vero ago della bilancia.
Non sarà una seduta tecnica
In questo quadro, il question time del 1° aprile sarà quindi molto più di una seduta tecnica. Sarà un termometro politico per capire non solo chi “attacca” ma come e soprattutto con chi: se da solo, oppure con una azione coordinata con altri.

La sensazione, sempre più forte, infatti è che la frammentazione delle opposizioni continui a essere il più grande vantaggio per Mastrangeli. Oggi e per il futuro. Il sindaco, nonostante le continue fibrillazioni interne e un centrodestra diviso, arriverà a fine consiliatura senza problemi. Anche perché il famoso arricchimento programmatico richiestogli da Fratelli d’Italia non c’è stato, né ci potrà essere più essere ormai, con soli 12 mesi di governo cittadino. Non c’è più il tempo tecnico per dare una svolta innovativa, rispetto a quanto già programmato. Non solo a Frosinone, ma in qualsiasi comune d’Italia.
L’occasione era il bilancio di previsione, al quale FdI non ha presentato emendamenti di sostanza. A meno che, riparare qualche buca su via Aldo Moro, o sostituire qualche lampadina a Corso della Repubblica, non verrà narrata, in questi ultimi mesi, come una svolta epocale da intestarsi e tale da poter rivendicare il famoso rafforzamento del programma. Quello è un’altra cosa.
Mastrangeli al lavoro

Nel frattempo Mastrangeli sta già lavorando per la sua riconferma. Come dice il cantautore canadese Leonard Cohen: “C’è una crepa in ogni cosa. È da lì che entra la luce.” La crepa, però, è tutta nell’opposizione. E la luce, per ora, illumina Mastrangeli. Finché ci saranno cantieri aperti, opere inaugurate, strutture riqualificate, Palazzo Munari continuerà ad essere la fortezza inespugnabile del sindaco.
In questa prospettiva, sorprende e non poco, che ancora non si sia voluto capire come la frammentazione delle opposizioni, e del centrosinistra in modo particolare, non sia solo un problema tattico. È il peccato originale che ha consentito al centrodestra, di vincere le elezioni comunali di Frosinone per 15 anni di seguito.
E da come si stanno mettendo le cose, la tradizione potrebbe essere confermata anche per i prossimi 15.



