La rivincita della Lega e del suo segretario con un’opera che, piaccia o meno, è un ascensore di notorietà gigante per il leader del Carroccio
Campata unica lunga, lunghissima, la più lunga del mondo e due sponde da collegare, che non sono solo quella calabra e quella sicula, non sono i mitologici artigli di Scilla e Cariddi. No, le due sponde che già da qualche ora sono (di nuovo) collegate sono anche, metaforicamente, quelle tra Matteo Salvini ed una notorietà mainstream che il leader leghista aveva perso da tempo.
Ed è un ponte che nasce parallelo a quello che unirà lo Stretto di Messina, annunciato ieri dal ministro.
Il ponte sullo Stretto

Disco verde del Cipess al progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina. Dopo decenni di false partenze, ricorsi e polemiche, il piano per collegare Calabria e Sicilia può passare alla fase realizzativa. Con l’obiettivo dei primi cantieri già in autunno e il taglio del nastro tra 7-8 anni. Sarà “il ponte a campata unica più lungo del mondo“, annuncia soddisfatto il vicepremier e titolare delle Infrastrutture Matteo Salvini.
“Una tappa fondamentale dell’azione di questo governo“, afferma la premier Giorgia Meloni. Ma le opposizioni, i sindacati, le ong e i territori lanciano l’allarme sui rischi e gridano al “colossale spreco” di denaro pubblico.
Il via libera del Comitato era atteso, annunciato nei giorni scorsi dallo stesso Salvini. Al Cipess partecipa anche la premier, che sottolinea l’importanza del momento. “Si tratta di un’opera strategica per lo sviluppo di tutta la nazione“, spiega ai presenti. “Non è un’opera facile ma lo riteniamo un investimento sul presente e sul futuro dell’Italia“, aggiunge Meloni che ringrazia Salvini: “sarà un’Italia più connessa e coesa“.
Tempi e risorse

Le risorse sono quelle garantite dalla manovra del 2024: 13,5 miliardi. Un risultato frutto di “un lavoro a più mani“, puntualizza il leder leghista, che ringrazia i ministri e ricorda i predecessori, Lunardi e Berlusconi. Plaude anche il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che parla di “un’opportunità concreta per rafforzare la competitività del Sud e per colmare il ritardo infrastrutturale” che incide sulla crescita. A livello procedurale però l’ok del Cipess non è l’ultimo tassello. Manca ancora la pubblicazione della delibera in Gazzetta e la registrazione della Corte dei Conti: solo a quel punto il ponte entrerà nella fase realizzativa.
Sui tempi Salvini è comunque ottimista: “Tra settembre e ottobre conto di partire con i cantieri, lavori ed espropri“. Per l’attraversamento invece l’obiettivo è “tra il 2032 e il 2033“.

L’opera è ingegneristicamente ambiziosa: 3,3 chilometri di campata unica, due piloni da 400 metri sulle due sponde, tre corsie stradali per senso di marcia, due binari ferroviari. E ci sarà anche “la metropolitana dello Stretto“, annuncia Salvini: un circuito metropolitano con treni ferroviari e tre nuove fermate sul lato messinese, pensata per studenti, lavoratori e pendolari, in un’area che conta 400mila persone.
Un’opera in cui verranno coinvolte “aziende di tutta Italia” e che vuole essere “un acceleratore di sviluppo” per il Sud, dice il ministro, rassicurando sul rischio di infiltrazioni mafiose: siamo “schierati h24“. Per i viaggiatori ci sarà un grande risparmio di tempo, promette: due ore e mezzo per i treni, un’ora e mezza per le auto. Sul fronte dei pedaggi la società Stretto di Messina stima “una tariffa base per le auto inferiore ai 10 euro“, con sconti per i viaggi frequenti: un’ipotesi – puntualizza la società – “sensibilmente inferiore agli attuali costi“.
L’altro ponte

E l’altro ponte? Per spiegarlo partiamo da una frase: “Sarà il ponte a campata unica più lungo al mondo. Un’infrastruttura fondamentale che produrrà sviluppo per l’intero Paese! Avanti con il Ponte Degli Italiani!”. Mario Abbruzzese, responsabile Organizzazione del Partito di Salvini nel Lazio ha condiviso con entusiasmo sui suoi canali social la video card d’ordinanza. Un post che celebra il ritorno di Salvini sull’onda di una notorietà gigante che da tempo non aveva più.
Perché? C’è un motivo preciso e non è mai stato casuale: la decisione di Giorgia Meloni, illo tempore, di “relegare” un campione di sloganismo come il segretario del Carroccio e già ministro dell’Interno in un ruolo “cantieristico” a Trasporti ed Infrastrutture non era affatto campata (è il caso di dire) in aria.
La premier, che è intelligentissima, aveva fiutato da subito il pericolo di piazzare uno come Salvini – anche il Salvini del dopo Papeete – in ruoli che foraggiassero la sua ossessiva verve pubblicistica.
Il “Ministero dei cazziatoni”

Nel ruolo ministeriale che la premier aveva scelto per lui invece – una sorta di canonico “Ministero dei Cazziatoni” – Salvini si sarebbe preso solo gli improperi dei pendolari. Oppure, al più, avrebbe “fatto la fine” (nel suo caso benevola, visto che è sindaco) di Roberto Gualtieri.
Cioè con caschetto, giubbotto catarifrangente e tutto concentrato a tagliare nastri a gallerie e varianti. Salvini lo aveva capito ed aveva scelto il suo solito profilo, che non è mai così basso, ma che nel ruolo che ricopre a Palazzo Chigi abbisognava di un input gigante.
Di un contesto, di un’opera e di una paternità che lo riportasse agli antichi splendori di un ruolo da cui il “Capitano” proprio non sa abdicare. Quello di Cleopatra nell’omonimo colossal con Litz Taylor e Richard Burton: una che ai flabelli ed al gigantismo governativo proprio non ci sapeva rinunciare.
L’occasione perfetta

E quale occasione migliore del Ponte sullo Stretto e dell’annuncio roboante che i lavori partiranno a settembre? Adesso Salvini ha tutto quello che gli serve e può dire senza tema (per ora) di essere smentito che quello che serviva a lui è esattamente quello che serviva agli italiani ammalati di brutalismo architettonico.
C’è un’opera obiettivamente gigantesca, c’è il via libera di tutti gli organismi di riferimento e c’è una premier che, essendo intelligente, è salita in arcione alla gloria cementizia salviniana ma avendo cura di non stare dalla parte del pomello della sella.
Tutto in ordine quindi, e tutto pronto per la Grande Azione di Ritorno di un politico che, anche sulla spinta di fronde governiste, si era auto relegato in angoli d’ombra da quando a comandare era arrivata una politica che non accetta di spartire zone di luce.
La rivincita del Carroccio

E finalmente anche i mal di pancia di una Lega che fino a pochi anni fa guardava gli eredi democratici del post fascismo come un alano guarderebbe un pechinese hanno trovato il loro Maalox.
Negli ultimi anni Salvini in particolare aveva avuto emorragie spaventose: di prestigio, di credito, perfino di appeal social, terreno sul quale si considerava imbattibile prima di essere superato dall’alleata-premier.
Gli ultimi sondaggi lo davano addirittura dietro ad Antonio Tajani, uno che, anche per indole obiettiva, sta al gradimento pop come Bombolo buonanima starebbe al Settimo Sigillo di Bergman.
Scommessa doppia

Quella del ponte sullo Stretto per Salvini è invece una scommessa doppia con la prima parte già vinta. Annunciando l’inizio dei lavori dell’opera si è ripreso la scena, ed ipotecando la fine degli stessi tra otto/dieci anni nel mentre annuncia occupazione da indotto e benefici connessi mette in caselle di merito quello scatto futurista che a suo dire spettava da tempo a Sicilia e Calabria.
Due regioni che forse avevano bisogno di più infrastrutture mirate invece che dell’Infrastruttura Massima Possibile. Ma tutto questo a Salvini, almeno per adesso, non importa.
Oggi lui è tornato a campare di luce sua e non riflessa da Via della Scrofa grazie ad una campata. Lunga, lunghissima. La più lunga del mondo.



