Querqui, cento giorni senza teatrini: un video al posto delle polemiche

Il sindaco di Ceccano racconta i primi cento giorni di governo senza conferenze stampa né repliche all’opposizione. Bilancio, legalità, scuole e decoro: meno parole, più fatti. Ora la prova concreta passa dai servizi quotidiani.

Mentre l’opposizione di centrodestra affila le unghie con la conferenza stampa del “100 giorni di niente”, il sindaco di Ceccano Andrea Querqui risponde senza una parola. Niente conferenze, niente teatrini. Solo un video, ordinato e asciutto, pubblicato sui canali istituzionali. È così che il primo cittadino Dem ha scelto di raccontare i primi tre mesi del suo mandato. (Leggi qui: Cento giorni e nessuna meraviglia: il centrodestra va all’attacco di Querqui).

Una narrazione sobria, quasi antitelevisiva. Niente sigle, nessun applauso. Solo fatti: nella versione di Querqui ci sono scuole riaperte, mensa e scuolabus da riattivare, cantieri sbloccati, adesione al progetto Area Vasta per intercettare fondi europei. Il metodo? Trasparenza e legalità. Il tono? Più da farmacista che da tribuno.

Legalità e discontinuità: i primi antidoti al veleno del passato

Andrea Querqui

Niente dissesto: è questa la frase chiave. Perché partiva da lì la paura: che l’inchiesta giudiziaria che ha travolto la passata amministrazione lasciasse Ceccano in ginocchio. E invece no.

Un punto che il centrodestra cavalcherà per i prossimi 4 anni: non ha lasciato conti in disordine e nemmeno in pessime condizioni di salute. Il che non è una sorpresa: da quando il centrodestra aveva deciso di spalmare i debiti era scattata la norma in base alla quale i conti dovevano essere supervisionati da Ministero dell’Interno e Corte dei Conti. Difficile commettere illegalità con tutti quegli occhi addosso.

Querqui però ha voluto alzare i livelli di sicurezza: ha dichiarato chiuso ogni affidamento diretto, rimosso ogni figura coinvolta nell’inchiesta e dato il via alla rotazione degli incarichi. Una vera operazione di “bonifica morale”, prima ancora che urbanistica.

Scuole, mense, strade: la carne viva della città

Il fatto è che la gente non misura il cambiamento leggendo i Bilanci comunali. Lo misura guardando la strada fuori casa, l’erba nel parco, le buche che non si chiudono, gli scuolabus che (non) passano. Ed è lì che Querqui si gioca la fiducia.

Il prima possibile, ha promesso, torneranno sia i pullmini che la mensa scolastica. Intanto si parla di 13 cantieri stradali pronti, di fondi per il dissesto idrogeologico già intercettati, e di un grande piano per l’edilizia scolastica.

Il tempo ora è nemico e alleato: ogni ritardo è un boomerang. Ogni risultato, un mattone nella nuova casa amministrativa.

La cittadella del cinema: il sogno (reale) dell’assessore Ciotoli

L’ingresso dell’ex stabilimento Annunziata

Tra i progetti emersi in questi cento giorni, uno svetta su tutti: la Cittadella del Cinema all’ex Annunziata. Non è solo un’idea culturale. È una visione di riconversione urbana, economica e simbolica. Prendere un sito industriale abbandonato da quasi trent’anni e trasformarlo in un polo produttivo legato alla cultura audiovisiva, con studi, sale, percorsi turistici e sostenibilità ambientale.

È il sogno dell’assessore Alessandro Ciotoli, già noto per il Dieciminuti Film Festival. Ed è chiaro che è lui il regista di questo progetto. L’ha raccontato in Svezia, lo ha presentato alla Regione, lo sta tessendo insieme a IndieGesta, architetti, curatori fallimentari, ambientalisti. Se davvero nascerà il “CineCeccano”, sarà rivoluzione vera. Di immagine e di sostanza. Se.

L’Europa guarda a Ceccano. E Ceccano entra nell’Area Vasta

I sindaci che a maggio hanno dato vita all’ufficio per l’Area Vasta

Nel frattempo, Ceccano dice “sì” all’Alleanza per i fondi europei, entrando nell’Area Vasta guidata da Frosinone. Una scelta politica chiara: mettersi in rete, uscire dall’isolamento, essere dentro la geografia delle opportunità. Querqui punta anche qui su metodo e connessioni. Il messaggio che il sindaco vuole lanciare è che non serve un uomo solo al comando: serve un Comune che si fa sistema. Ed è così che si vincono i bandi.

Ma quella porta spalancata non piacerà a tutti. L’opposizione — o almeno una parte di essa — già affila le lame. Nella conferenza di sabato mattina è stato ribadito il No su tutta la linea, sostenendo che si tratti di una “sottomissione silenziosa, una “scelta imposta”, un “contenitore pensato da altri, per altri”. Che sa di Grande Frusinate con un vestito nuovo. La posizione del centrodestra è netta: «Contrari, ieri come oggi. E continueremo a batterci contro». Invece il messaggio di Querqui è: se il prezzo per tornare a prendere i treni giusti è quello di stare in stazione con gli altri Comuni, allora è un prezzo che vale la corsa.

Provinciali, la vera prova di maturità

Ma ora arriva il banco di prova politico. Le Elezioni Provinciali di fine anno diranno se questa maggioranza è davvero coesa. In pole position per un seggio, c’è la presidente del Consiglio comunale Emanuela Piroli. Ma per essere eletta, i voti della sola corrente Schlein non bastano. Serve altro. Servono voti da Ceccano. E magari anche da qualche altra corrente del Pd.

Qui si capirà se l’unità della coalizione è reale o solo di facciata. Se Querqui terrà la barra o dovrà fare i conti con tensioni interne. Perché è noto: Ceccano è in fascia rossa cioè il suo voto ponderato, alle Provinciali, vale oro. E si sa già: in quei giorni, saranno tanti i candidati a bussare in città.

Sul fronte amministrativo, Querqui è stato chiaro: per ora nessun tagliando. Ma la porta a una rimodulazione della Giunta resta socchiusa. Lo ha detto tra le righe, ma il messaggio è passato. Chi potrebbe “scendere” per fare spazio? Si tornerà al vecchio patto tra Ceccano in Comune e PSI, o qualcuno resterà indietro? La domanda è lecita. Perché i numeri sono quelli e le aspettative tante. E tenere insieme tutto non sarà semplice. Anche qui, la politica si farà con il bilancino.

Tra pazienza e urgenza

Andrea Querqui

Querqui ha messo in piedi una narrazione sobria, quasi terapeutica. Ha evitato il clamore, ha chiesto tempo, ha spiegato ogni scelta. Ha iniziato a smantellare un’eredità pesante ed a costruire, mattoncino dopo mattoncino, una nuova visione per Ceccano. Ma ora non basterà più spiegare. Ora bisogna dimostrare. Perché la città, quella vera, vive nei dettagli: nella buca chiusa, nel marciapiede rifatto, nello scuolabus che passa puntuale.

E se questi primi cento giorni sono serviti a ripulire e preparare, i prossimi cento serviranno a convincere e cambiare.

Nel frattempo, l’opposizione – ormai palesemente guidata da Rino Liburdi – c’è. E si fa sentire. Non c’è post, diretta o comunicato del Comune che non riceva il suo commento, la sua puntualizzazione, il suo attacco. Sempre firmato, sempre battagliero, sempre con l’elmetto ben calcato in testa.

Querqui ascolta, annota, risponde poco. Ma ora dovrà rispondere con i fatti. Perché Ceccano non aspetta spiegazioni. Aspetta cambiamenti.