Domani a Frosinone torna il question time in Consiglio comunale, ma tra maggioranza bloccata sulla presidenza d'aula e opposizione divisa tra PD e PSI, le domande saranno tante e le risposte politiche poche.
A Frosinone la politica ha imparato la tattica dei gatti di Piazza Santa Maria: restare immobili nel buio, pronti a scattare ma senza muovere un passo, finché non si capiscono le mosse degli altri. Domani il Consiglio comunale mette in scena proprio questo, sotto forma di Question Time.
Palazzo Munari riapre le porte ai Consiglieri: ma non sarà la seduta delle grandi votazioni per l’elezione del Presidente d’Aula. Sarà quello delle domande, delle risposte e delle interrogazioni rivolte a sindaco, assessori e tecnici comunali. Il Question time è diventato una sorta di passaggio amministrativo obbligato, dopo la pausa estiva. In questo momento e con questi chiari di luna, il male minore: per tutti.
Non è previsto il numero legale nel Consiglio di domani, quindi nessuna rincorsa a cercare i Consiglieri nei corridoi, al telefono o con messaggi WhatsApp per fare in modo che la seduta sia valida. Clima caldo in Aula, quindi, solo per le temperature esterne, di questa torrida estate che sembra non finire mai.
Un termometro che non misura nulla

Sulla carta, il ritorno all’attività consiliare, infatti, potrebbe costituire il termometro per valutare il sentiment che si respira a Frosinone in occasione della ripresa politica. E soprattutto dopo gli ultimi Consigli comunali i cui verbali sono finiti addirittura sulle scrivanie del Prefetto e del Ministero degli Interni. (Leggi qui: Il cazziatone elegante della Prefettura di Frosinone al Consiglio Comunale).
In realtà, il Question time non rivelerà assolutamente nulla. E il motivo è piuttosto semplice: le posizioni dei vari schieramenti in Aula si sono, non soltanto consolidate, ma letteralmente incancrenite in un immobilismo granitico.
La spaccatura sulla presidenza

La spaccatura all’interno della coalizione di governo attorno al nome del Presidente del Consiglio Comunale ha ormai superato la soglia della cronaca ed è entrata a pieno titolo in quella della metafisica politica. A meno di dieci mesi dalle elezioni del prossimo anno, dentro la partita della presidenza si intravedono le strategie per le comunali e le politiche del 2027. Ma anche per le regionali del 2028.
Nessuno vuole fare (o può permettersi di fare) una mossa sbagliata, che possa costituire un vantaggio per l’alleato di oggi. E possibile competitor di domani. E così la politica a Frosinone ha trovato la sua nuova garanzia di infallibilità: non fare nulla. Con la segreta speranza che sia l'”avversario” a fare la prima mossa, e magari a sbagliarla pure.
Praticamente tra i Consiglieri (e gli Assessori) di Mastrangeli c’è la stessa atmosfera che si respira a Piazza Santa Maria quando, a notte fonda, si va a riprendere la macchina parcheggiata, con i gatti della zona che sornioni ti fissano dal buio, immobili, sospettosi, guardinghi e con il pelo dritto. Pronti a scattare, ma senza fare un solo passo, fino a che non capiscono le reali intenzioni del proprietario della macchina parcheggiata.
L’opposizione, ancora più grottesca

Speculare, ma se possibile ancora più grottesca, è la situazione che si respira in opposizione. In particolare, lo stucchevole (quanto puntuale come una cambiale) balletto sulla indicazione del candidato sindaco tra Partito Democratico e PSI, destinati quasi sicuramente a presentarsi divisi al voto anche il prossimo anno. Una situazione che trasforma la parola “unità” in una battuta comica, che però a Frosinone non fa più nemmeno sorridere.
Definire “tafazziana” la condotta del centrosinistra cittadino significa fare un torto all’iconico personaggio di Giacomo Poretti: a Frosinone siamo all’autolesionismo eletto a sistema strategico. L’area riformista sembra manifestare una sorta di allergia congenita all’idea stessa di entrare a Palazzo Munari, finalmente per governare il capoluogo. Preferendo la solita rassicurante politica della “testimonianza identitaria”, dai banchi dell’opposizione. (Leggi qui: Il PD e la Gallinella Rossa: tutti vogliono il pane, nessuno vuole impastarlo).
Chissà cosa ne pensano i vertici nazionali del cosiddetto “Campo Largo“, che continuano a predicare l’unità della coalizione come fosse un mantra liturgico, mentre a Frosinone i dirigenti locali di PD e PSI giocano sempre a fare i separati in casa. Con lo stesso risultato, da più di 15 anni: sonora batosta elettorale. Praticamente una tradizione: come la processione di San Gerardo.
Domande tante, risposte poche
La verità è che il Question Time di domani scorrerà via senza particolari scossoni o clamori, dove le domande amministrative saranno tante ma le risposte politiche, probabilmente, molto poche.
O forse aveva ragione Italo Calvino quando diceva: «Prendere la parola è già un atto politico». Resta solo da capire per dire cosa.



