Record farmaceutico: 54 miliardi di export, e 13 provengono da Anagni

La leadership di settore del Paese, il polo ciociaro che ne è punta di diamante e lo spettro dei dazi trumpiani

Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

L’espressione “fiore all’occhiello” è forse, tra quelle giornalistiche, una di quelle su cui vige il maggior abuso. Tuttavia spesso è giustificata e rende benissimo l’idea di ambiti, realtà e sistemi complessi che sul serio sono motivo di lustro e sviluppo per i territori. Il distretto farmaceutico di Anagni, ad esempio, pur avendo risentito dello scoppio della bolla post Covid, resta un polo regionale e nazionale di eccellenza assoluta.

Definiamo “eccellenza” in economia: una realtà capace di espletare capacità produttive ed occupazionali tali da fare Pil di ambito e di influenza quello di macro sistema. Roba insomma che fa ricche le provincia, la regione ed il Paese.

I dati di Farmindustria

Foto © Carlo Lannutti / Imagoeconomica

E dopo il calo fisiologico dovuto al post Covid canonizzato da un report Istat del 2023 arrivano nuovi dati che danno conforto e sprint sia al comparto anagnino che all’intero settore nazionale. Sono i dati di Farmindistria, che parlano di un record per l’industria farmaceutica nazionale, con una produzione complessiva che ha toccato i 56 miliardi di euro e con l’export che è arrivato a quota 54 miliardi.

Ad addentrarsi nel vivo di numeri di comparto è stato Marcello Cattani, presidente di Farmindustria. Eccone alcuni: “Farmaci e vaccini al primo posto in Italia per surplus con l’estero, con oltre 21 miliardi di attivo nel 2024. La nostra industria farmaceutica conferma il ruolo di leader in Unione Europea, assieme a Germania e Francia”.

In termini pratici e meno roboanti si parla di “imprese che sono prime dal 2022 al 2024 anche per incremento del valore aggiunto, +18%, rispetto a una crescita cumulata del Pil dell’1,4%”.

La battaglia di Cattani

Marcello Cattani, Ad Sanofi Italia (Foto: Marco Ponzianelli © Imagoeconomica)

Ok, il treno è di quelli carichi e che viaggiano spediti, ma chi fa la locomotiva? E’ l’export, e lo fa malgrado lo spettro incombente dei dazi trumpiani. Nell’ultimo decennio è aumentato del 157%, molto più della media Ue (+137%).

C’è uno storico di riferimento: 25 anni fa l’export del farmaceutico italiano era pari al 3,5% del totale manifatturiero, oggi tocca l’11%. Il boom c’è stato tra il 2021 ed il 2024, cioè a cavallo tra la fine del Covid in acuzie epidemiologica e la “new age” dei farmaci antiobesità (segniamoci questa voce).

Basti solo pensare che il settore produttivo farmaceutico è parte attiva nel perseguimento e raggiungimento degli obiettivi del Piano strategico del Maeci-Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale.

Previsioni e target rispettati

Palazzo Chigi

Non a caso la previsione di incremento sul fronte istituzionale era di un +12% dal 2022 al 2027. Tutto bene dunque? Sì, ma non troppo, ed il sospetto che Cattani abbia tirato fuori “l’argenteria buona” per lanciare un Sos a palazzo Chigi è forte.

Questo perché, come ha spiegato ad Avvenire “se anche sui farmaci si dovessero applicare dazi del 10% negli Usa sarebbe una sconfitta dall’impatto di circa 2,5 miliardi di euro”.

D’altronde il capitale di comparto è enorme: “200 aziende associate a capitale nazionale e a capitale estero, con oltre 130 stabilimenti su tutto il territorio”.

Lavoro, capitale ed unità impiegate

Ed il personale impiegato? 71mila unità al 2024 (+1,4% nel 2024 e +8% in cinque anni), con “un incremento del 21% di under 35 negli ultimi cinque anni e con un’elevata presenza di donne, il 45% del totale”.

Insomma, si tratta di una fetta di sviluppo economico occupazionale di rilievo assoluto, e che ha la skill aggiuntiva di puntare sulla forza lavoro che nel terzo millennio più di tutte fa fede in ambito welfare: giovani e donne.

Con 4 miliardi di investimenti, “1,7 impianti ad alta tecnologia e 2,3 in R&S e con una crescita delle domande di brevetto farmaceutico del Paese del 33% negli ultimi cinque anni, a fronte di un +18% della media dei big Ue”.

Leader europei però…

Roberta Angelilli

Mettiamola meglio: siamo leader di settore e le iniziative per incentivare l’ingresso con debito knowhow nel settore sono molte e diversificate. Tutto questo con i 52 anni di vita attiva il comparto anagnino.

Nell’ultimo triennio Ministero dello Sviluppo economico e Regione Lazio ci hanno investito 37 milioni. Lo hanno fatto su un settore territoriale che produce 12,7 miliardi di export a livello regionale.

E i target per il triennio che ci aspetta? Digitalizzazione, sicurezza ed intelligenza artificiale. Marcello Cattani non è solo presidente di Farmindustria, ma anche amministratore delegato di Sanofi, e da tempo sta “agendo”, per sua parte, in sincronia e sintonia con la vicepresidente della Regione Lazio Roberta Angelilli.

La combo con Angelilli

Lo scopo è superare certe “sbavature” che potrebbero pregiudicare operazioni come quella con cui Novo Nordisk aveva acquisito Catalent, che ha uno stabilimento di eccellenza mondiale ad Anagni, con un’operazione da 11,5 miliardi di dollari. I danesi puntano sullo stabilimento di Anagni: ci investiranno 2,5 miliardi di euro ed il Governo lo ha dichiarato strategico per il Paese. Al punto di azzerare le procedure e nominare un Commissario di Governo che dovrà agevolare l’opera. Alle ore 14 di oggi il presidente Francesco Rocca riceve la nomina a commissario nella sala Tevere della Regione.

A cosa serve quel maxi investimento? Per garantire il confezionamento di farmaci antiobesità, cioè esattamente il “core” della leadership del farmaceutico italiano di oggi.

Una leadership che ha una sola minaccia incombente: quella dei dazi paventati da Trump che andrebbero a “succhiare” oltre 2,5 miliardi di euro dal nostro Pil.