Referendum, due mappe e un solo risultato: Si nelle province ma Roma decide No

Il referendum sulla Giustizia nel Lazio racconta una doppia realtà: Roma orienta il risultato finale verso il “No”, mentre le province – da Frosinone a Latina – votano in maggioranza “Sì”. Nei territori emerge una mappa più complessa, fatta di conferme politiche, eccezioni locali e comportamenti elettorali meno prevedibili. Come i casi di Anagni, Fiuggi, Roccasecca, Ceprano, Isola del Liri e San Giorgio

C’è un modo semplice per leggere i risultati di un referendum: guardare chi ha vinto. E poi ce n’è uno più interessante: capire dove ha vinto e dove non c’è riuscito. Nel Lazio il verdetto complessivo è chiaro: il “No” prevale con il 54,6%. Fine della storia? Non proprio. Perché basta scorrere l’asse della regione, da nord verso sud, per accorgersi che la geografia politica è del tutto diversa dal risultato finale.

ll voto del referendum ricalca in pieno il risultato politico: Roma è di centrosinistra mentre le province votano centrodestra. La Capitale, con i suoi 3,5 milioni di abitanti, determina il risultato finale spostando l’asticella verso il No. Le province, da Viterbo a Rieti, da Frosinone a Latina, hanno votato per il Si alla riforma della Giustizia.

Nulla di nuovo sotto il cielo. Ma se aumentiamo il focus ed ingrandiamo sui Comuni ci sono molte altre chiavi di lettura interessanti.

I mille volti della Ciociaria

Foto: Canio Romaniello / Imagoeconomica

In provincia di Frosinone vince il “Sì”, con il 52% ribaltando il dato regionale. Non è una rivoluzione, non è una sorpresa, non è un segnale: è una conferma. La Ciociaria resta democristiana per tradizione, andreottiana nell’anima, progressista per eccezione ma solo quando c’è un unità granitica come avvenne ai tempi dell’Ulivo.

Ma questa volta c’è un segnale in più che si rafforza guardando i numeri: affluenza al 57,85%, quindi partecipazione vera, non residuale. E soprattutto una diffusione territoriale del consenso che non è episodica ma capillare.

Il “Sì” passa nel capoluogo Frosinone (53%), cresce nei centri maggiori come Sora (54,7%), Veroli (57,8%), Alatri (56,9%), e si consolida lungo tutta la Valle del Liri e il cassinate. In alcuni casi sfiora percentuali plebiscitarie: Atina al 59%, Pignataro Interamna al 58%, Vallerotonda al 63,9%. Non è un voto casuale: è una conferma orientamento.

Leggendo con attenzione si scopre che anche in questo caso il voto ricalca l’orientamento politico dei vari Comuni, visto nelle votazioni per le Politiche e per le Regionali.

La conferma

Riccardo Mastrangeli

Alle scorse Comunali di Frosinone gli elettori hanno consegnato al sindaco Riccardo Mastrangeli una maggioranza plebiscitaria. Il Referendum ha detto che poco contano le beghe emerse in municipio durante questi turbolenti quattro anni, culminati con la fuoriuscita di ben 9 esponenti della maggioranza di centrodestra. Il Si vince ricalcando buona parte del dato storico del centrodestra in città.

Allo stesso modo e per lo stesso principio a Cassino ha vinto il No (52,5%) allineandosi al dato dell’amministrazione comuinale del sindaco Enzo Salera. Nessuno commetta l’errore di pensare che il sindaco sia in ribasso dal momento che le Comunali 2024 le ha vinte con il 60% abbondante: quei circa 8 punti di differenza tra il voto amministrativo e quello del referendum stanno ad indicare quanta gente di centrodestra preferì votare Salera piuttosto che la proposta avanzata dal centrodestra.

La conferma di questo schema arriva da Ceccano, da Paliano ed Acuto (dove il “No” arriva al 60%), fino al picco di San Donato Val di Comino (62,4%) ed all’interessante dato di Giuliano di Roma. Sono cinque capitali del voto progressista in provincia di Frosinone, in tre casi guidate da amministrazioni di centrosinistra ben caratterizzate: quelle dei sindaci Andrea Querqui, Domenico Alfieri, Enrico Pittiglio ed Adriano Lampazzi, mentre Acuto è la città che ha espresso a suo tempo il deputato Nazzareno Pilozzi.

Le sorprese

L’area della Valle dei Santi ha votato per il Si, i piccoli centri molte volte hanno ribadito il recente voto nelle provinciali. Ma la provincia di Frosinone è un mosaico complesso, dove convivono aree fortemente orientate al “Sì” e altre nettamente schierate per il “No”. Con Comuni in bilico — Anagni, Ceprano, Fiuggi, Roccasecca e addirittura Isola del Liri — dove governano quattro amministrazioni civiche fortemente orientate sul centrodestra ma il risultato finale qui si decide sul filo dei decimali.

Massimiliano Quadrini

Ad Anagni (sindaco Daniele Natalia, dirigente di Forza Italia)  ha vinto di misura il sì 50,72- 49,28. A Fiuggi (sindaco Alioska Baccarini – FdI) il Si vince 50,09 a 49,91, mentre a Ceprano (sindaco Marco Colucci) il Si vince 50,84 – 49,16, a Roccasecca (sindaco Giuseppe Sacco – dirigente provinciale di Forza Italia) addirittura vince il No 49,85 – 50,15. Stupisce il dato di Isola del Liri, città che ha espresso il consigliere provinciale più votato in assoluto poche settimane fa Stefano D’Amore (Fd) ed esprime il sindaco Massimiliano Quadrini in aria di candidatura a presidente della provincia sempre per FdI. Qui ha vinto il Si 50,26 – 49,74.

CittàSì (%)No (%)
Anagni50,7249,28
Fiuggi50,0949,91
Ceprano50,8449,16
Roccasecca49,8550,15
Isola del Liri50,2649,74

Anche a sinistra

Ma le sorprese non riguardano solo il centrodestra. Ci sono città governate da sindaci di centrosinistra sostenuti da amministrazioni trasversali, in cui il Si ha vinto ed anche in maniera netta.

Piergianni Fiorletta (Foto: Erica Del Vecchio © Teleuniverso)

Il caso più clamoroso è quello di Ferentino dove il sindaco è Piergianni Fiorletta (Pd) mail Si ha vinto 53,05 – 46,95. La stessa cosa accade a Veroli guidata da Germano Caperna, papabile candidato presidente della provincia per il centrosinistra: qui il Si ha vinto in maniera altrettanto netta 57,8 – 42,20. Il Si vince anche in un’altra città dall’amministrazione trasversale: Sora, amministrata dal sindaco Luca Di Stefano, presidente civico della Provincia: è finita 55,03 – 44,97. Il voto sostenuto dal centrodestra ha vinto anche a San Giorgio a Liri: è il Comune del Segretario provinciale Pd Achille Migliorelli che nei mesi scorsi si è dimesso facendo cadere l’amministrazione di centrodestra.

CittàSì (%)No (%)
Ferentino53,0546,95
Veroli57,8042,20
Sora55,0344,97
San Giorgio a Liri52,9547,05

Non è una frattura

Sarebbe un errore leggerla come una frattura geografica, sociale, culturale. Che racconta due modi diversi di percepire la riforma della Giustizia: come opportunità di cambiamento in alcuni territori della provincia e come rischio di alterazione degli equilibri negli altri contesti. Perché questo voto è stato propagandato come politico ma in molti casi è stato di coscienza. Ed in questo casi le appartenenze tradizionali si allentano e i comportamenti elettorali diventano più mobili.

(Foto: Saverio De Giglio © Imagoeconomica)

Lo stesso schema si ritrova nel pontino: anche la provincia di Latina premia il “Sì” (53,9%), ma con eccezioni significative — Formia, Gaeta, Itri, Aprilia — che si posizionano sul “No” nonostante siano amministrate da governi cittadini di centrodestra (Aprilia è commissariata).

Il risultato finale è un paradosso solo apparente: Roma boccia la riforma ma tutte le sue province la promuovono e nonostante questo il dato generale è tracciato dalla sola Capitale.

E allora forse la chiave non è nel voto. Ma nella mappa. Non c’è un Lazio: ce ne sono almeno due, c’è la Capitale e ci sono le sue Province. Anche il referendum se n’è accorto.