Regionali, il gioco dell’attesa: i nomi restano in panchina

Dalle Marche al Veneto, passando per Calabria e Campania, il centrodestra e il centrosinistra rinviano le scelte chiave. Ma dietro il calendario ufficiale si muove un risiko che potrebbe pesare anche sugli equilibri del Lazio.

Se nelle Marche continuano a definire “istituzionale” l’evento di ieri (con tanto di puntualizzazione preventiva, per mettere a tacere malizie e retro-pensieri), la realtà è che si è trattato dell’ennesima passerella utile soprattutto a contarsi. Tutti presenti — o quasi. Matteo Salvini, ad esempio, solo in videocollegamento: una scelta che, a seconda delle letture, può essere interpretata come prudente gestione dell’agenda o sottile segnale di distanza.

I candidati in panchina

Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica

Eppure, mentre le sedie si riempivano in platea, il tavolo più importante restava vuoto: quello per chiudere la partita delle candidature. L’ora “x” per stringere sui nomi, semplicemente, ancora non c’è. Antonio Tajani ha ribadito il mantra della ricerca dei “migliori”, ma è un refrain che ormai rischia di diventare colonna sonora di un film senza data d’uscita. Oggi sarà ad Ancona, insieme a Giorgia Meloni, per illustrare gli interventi del governo per la Regione. E chissà che, tra un annuncio di infrastrutture e una stretta di mano, non cada anche qualche indizio sui futuri sfidanti. Il paradosso è quello di una partita giocata senza calciatori in campo mentre a sfidarsi sono i dirigenti: un po’ per esigenza ed un po’ per strategia.

Il calendario elettorale — spiegano nella maggioranza di Governo — offre ancora margini: in Veneto, come in Puglia e Campania, si voterà con tutta probabilità il 23 novembre, ultimo fine settimana utile. Questo rinvio di fatto sposta in avanti anche le decisioni, almeno ufficialmente. In realtà, dietro le quinte, la trattativa è già nel vivo.

I campioni scaldano i muscoli

Roberto Occhiuto (Foto: Carlo Lannutti © Imagoeconomica)

Nel centrosinistra, la Puglia e la Campania sono terreni di confronto aperto ma con pronostici favorevoli sulla carta. In Toscana, invece, c’è un Eugenio Giani che resta il favorito per il bis, sebbene il Movimento 5 Stelle non abbia ancora deciso se accordargli un sostegno convinto. Qui, con il voto atteso a ottobre, la casella andrà riempita presto, come pure in Calabria.

Ed è proprio la Calabria la “new entry” nel puzzle delle Regionali. Roberto Occhiuto — dimissionario e ricandidato — sembra avere il lasciapassare di Forza Italia. Ma nella base qualche mugugno c’è. Per il centrosinistra spunta l’ipotesi Pasquale Tridico ex presidente dell’Inps ed eurodeputato, che però al momento si sfila, invitando il Pd a occuparsi di dazi e Ursula von der Leyen prima che di candidature. In alternativa, potrebbe toccare al senatore Pd Roberto Irto, Segretario regionale del Partito, ma tutto dipenderà da un tavolo programmatico ancora da convocare.

Poi c’è la Campania, dove i 5 Stelle vorrebbero giocarsi la carta dell’ex presidente di Montecitorio Roberto Fico, in tandem con Vincenzo De Luca. Un’intesa che pare in dirittura d’arrivo, ma che non risolve i guai del centrodestra: FdI punterebbe su Edmondo Cirielli, mentre Forza Italia preferirebbe il civico Giosy Romano. Un duello che promette di lasciare cicatrici.

Il nodo Regionali del Veneto

Luca Zaia

Ma è il Veneto il vero nodo. Qui, il successore di Luca Zaia è più di una questione interna alla Lega: è un braccio di ferro identitario. I leghisti spingono per Alberto Stefani, già in piena campagna elettorale, mentre Fratelli d’Italia rivendica di non aver mai guidato una grande regione del Nord. Alcuni meloniani suggeriscono di cedere la piazza agli alleati, concentrando le ambizioni su un futuro lombardo (che però arriverà, se tutto va secondo copione, solo nel 2028).

Insomma, siamo a metà agosto e la lavagna dei candidati resta un esercizio di ipotesi e cancellature. Una saga fatta di promesse di “stringere” e rinvii calcolati, di equilibri da salvare e muscoli da mostrare. Forse la vera data da segnare in agenda non è quella del voto, ma il giorno in cui, finalmente, qualcuno avrà il coraggio di pronunciare un nome. E di tenerlo.

La lezione (anche per le Regionali del Lazio)

Francesco Rocca

In questo apprestarsi lentamente, c’è una dinamica che va oltre i confini regionali e che, volenti o nolenti, riguarda anche il Lazio. Perché la scelta dei candidati in Veneto o in Campania, la definizione di un’alleanza in Calabria o Toscana, non è solo un affare locale: è un test di tenuta per le coalizioni, un termometro del potere reale dei leader e una prova generale di equilibri in vista di appuntamenti futuri. Perché il 2027 è dietro l’angolo e l’anno prima del voto Regionale è tutto di campagna elettorale. Nel Lazio si dovrebbe votare nella primavera 2028 ma se Francesco Rocca passasse a Montecitorio o Palazzo Madama si anticiperebbe di qualche mese votando insieme alle Politiche negli ultimi mesi del ’27.

In questo momento Giorgia Meloni governa il Lazio con una maggioranza monstre all’interno del Centrodestra. Una maggioranza larga e apparentemente coesa: ma la premier sa bene che la mappa delle Regionali sarà letta anche come un referendum indiretto sulla sua capacità di tenere insieme il centrodestra. Così come Elly Schlein, che nella Capitale e in provincia osserva da vicino la geografia interna del Pd, sa che un successo in Toscana o in Puglia rafforzerebbe anche il suo peso contrattuale qui

La sfida di Elly

Elly Schlein

. Ma proprio questa sarà l vera sfida per la Segretaria nazionale: ascoltare i territori che chiedono lo schieramento di un loro uomo di manovra ed esperienza nel quale si riconoscono e che sarebbe capace di aggregare anche pezzi di centrodestra oppure puntare sul grande nome nazionale perché il Lazio è la regione con Roma e fornisce visibilità?

La morale è che i nomi che oggi mancano sulla lavagna delle Regionali sono le stesse pedine che, domani, potrebbero spostare equilibri anche nelle prossime partite romane e laziali. Per dirla nel linguaggio che piace ai leader: le Regionali 2025 non sono una “gara a tappe”, ma una tappa di avvicinamento al Giro d’Italia del potere.