Regione, la data del Consiglio c’è ma la soluzione alla crisi ancora no

L'11 ottobre tornerà a riunirsi l'assemblea per discutere ed approvare il Defr 2025. Un passaggio necessario perché a metà mese la Corte dei Conti esamina la situazione 2023. Restano le forti tensioni all'interno della maggioranza. Ma una breve tregua ora è utile a tutti

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

I tamburi di pace rullano nel palazzo della Regione Lazio. Portano il messaggio che il Consiglio regionale è stato convocato: si riunirà da una settimana, venerdì 11 ottobre. È il segnale più concreto della tregua imposta all’interno del centrodestra: a quale prezzo e con quali conseguenze non si sa ancora. I fatti dicono che Forza Italia ha tolto l’assedio che impediva la riunione del Consiglio Regionale dallo scorso primo agosto: un modo per dimostrare la forza dei suoi 7 voti, raddoppiati rispetto al giorno della proclamazione di Francesco Rocca a presidente. Un raddoppio per il quale il Segretario Regionale Claudio Fazzone reclamava un adeguato riconoscimento. Siccome non arrivava, Forza Italia ha garbatamente ricordato al governatore che senza i loro voti non si ha la certezza di tenere il Consiglio. (Leggi qui: Fazzone e Trancassini, sette giorni per una tregua nel Lazio).

Non è una resa quella di Forza Italia. C’è la scadenza del Defr 2025, cioè il Documento di Economia e Finanza Regionale. È l’atto cruciale per la pianificazione economica e finanziaria della Regione. Un motivo abbastanza concreto da togliere l’assedio e consentire la riunione del Consiglio. Fino a quando, lo diranno soltanto le prossime settimane.

Clima ancora teso

Francesco Rocca

Un dato è certo. Il clima non è migliorato: il contesto politico attorno alla convocazione è ancora fortemente caratterizzato dalla crisi interna alla maggioranza. Che non riesce a trovare l’intesa politica sull’irrobustimento di Forza Italia in Giunta. O con nuove e più importanti deleghe (per essere chiari la Sanità alla quale il governatore Rocca rinuncerà mai, tenendo saldamente l’interim) o con l’attribuzione di un terzo assessorato. Tertium non datur. Allora come si spiega la momentanea smobilitazione dell’assedio?

La riunione di Forza Italia dell’altro giorno ha di fatto aperto una nuova fase. Con gli “azzurri” che attendono una proposta di soluzione entro sette-dieci giorni. Non di più. Lo scenario si complica, non si semplifica: l’ala romana del Partito, quella che fa riferimento al senatore Claudio Lotito, è intenzionata a rivendicare un terzo assessorato e la presidenza del Consiglio Regionale. Oppure un terzo assessorato con delega alla vicepresidenza.

La trattativa si è oggettivamente ingarbugliata. Soprattutto dopo la posizione assunta dalla Lega di fronte alla possibilità che a pagare il dazio della crisi fosse solo il Carroccio sacrificando l’assessorato all’Urbanistica dando in cambio a Pasquale Ciacciarelli la Protezione Civile. E senza toccare i numeri della giunta: 2 assessori alla Lega e 2 a Forza Italia, nonostante lo squilibrio nei numeri d’aula: 7 consiglieri a Forza Italia e 1 alla Lega.

Una convocazione necessaria

Il Consiglio regionale

Il consiglio regionale si era riunito l’ultima volta il primo agosto scorso. Dopodichè, complici le ferie estive, l’Aula di via della Pisana è rimasta desolatamente vuota in tutte queste settimane. Proprio per evitare di convocare il Consiglio senza un accordo tra i Partiti di maggioranza con Lega e Forza Italia in forte contrapposizione, e FdI a recitare il ruolo del grande mediatore.

Andare in aula con numeri “incerti e ballerini” è sempre estremamente pericoloso, non si sa mai come va a finire. Questa volta cosa garantisce Francesco Rocca? Perché il Defr è così importante da imporre quasi una zona di neutralità? Perché a metà mese la Corte dei Conti dovrà esprimersi sul rendiconto 2023 della Regione. Per quel periodo il DEFR 2025 dovrà essere bello che approvato dal Consiglio. Con i voti di chi c’è. I giudici contabili non vanno messi in difficoltà ad esprimersi sul rendiconto 2023, senza aver preventivamente approvato il Defr. E’ questione di sostanza, oltre che di forma. (Leggi qui: La Corte dei Conti bacchetta la Regione Lazio: per quattro volte).

L’opposizione all’attacco di Rocca

Mario Ciarla, capogruppo del Pd alla Regione (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

C’è anche un dato politico a favorire la tregua. Dopo settimane di inazione, l’opposizione è passata all’attacco rendendo ‘visibile‘ lo stallo imposto all’amministrazione regionale da una questione essenzialmente politica. Per giorni hanno manifestato sollecitando la convocazione del Consiglio: in modo da rendere visibile la scollatura interna al centrodestra che tutti cercano di negare contro ogni evidenza.

Al contrario di Forza Italia, i capigruppo dell’opposizione in Consiglio non mollano la presa. Mario Ciarla (Pd), Marietta Tidei (Iv), Adriano Zuccalà (M5s), Alessio D`Amato (Azione) Claudio Marotta (Avs) e Alessandra Zeppieri (Polo progressista) nelle ore scorse hanno inviato  una nota ai mezzi d’informazione.  

Come si fa a tornare in Aula per discutere provvedimenti senza nemmeno sapere chi saranno i titolari delle diverse deleghe in Giunta?” scrivono dalla minoranza. “Vogliamo conoscere la posizione di Rocca sulla crisi che sta sconquassando la sua maggioranza. Finora se ne è sempre lavato le mani delegando l’intera questione ai partiti, come se fosse un passante e non l’espressione apicale dell’alleanza che lo ha portato alla guida del Lazio. Per questo abbiamo chiesto un Consiglio straordinario con lui presente perché faccia finalmente chiarezza. Se non gli è possibile farlo, la maggioranza può anche tornare in Aula ma senza alcuna legittimazione politica.

Passaggio cruciale

Il Governatore Francesco Rocca

La convocazione del Consiglio regionale per venerdì prossimo rappresenta dunque un momento cruciale per la maggioranza. Sia amministrativo che politico. Ma senza un chiarimento e una risoluzione definitiva delle tensioni tutte interne alla maggioranza, la crisi invece che risolversi, rischia paradossalmente di complicarsi ulteriormente. Di avvitarsi su se stessa.

Il problema è che più la si rigira e più la frittata si annerisce. Se Francesco Rocca dovesse toccare l’attuale architettura della Giunta rischierebbe di innescare i malumori all’interno di Fratelli d’Italia: dove i due più votati a Latina e Frosinone (Enrico Tiero e Daniele Maura) non si sono visti riconoscere un assessorato perché non ce n’erano. Se non dovesse toccarla assegnando un assessorato a Forza Italia, farebbe esplodere il malcontento degli azzurri e soprattutto dell’ala romana.

Per paradosso, la linea dell’attesa imposta da Francesco Rocca è la principale alleata di Claudio Fazzone. Perché sta tenendo unite le truppe azzurre. Ma se, per puro esempio, dovesse uscire un terzo assessorato per Forza Italia e non dovesse andare né a Gianluca Quadrini (presidente del Consiglio Provinciale di Frosinone che da mesi ha tenuto i colloqui per formare la nuova segreteria) né a Rossella Chiusaroli (prima dei non eletti nel Centro Italia alle recenti Europee)? E se non dovesse andare ai Romani? Un periodo di decantazione è utile a tutti.