A cosa sono servite davvero le Europee in chiave Pisana. E perché adesso Forza Italia non può più attenersi al congelamento di Rocca. Lo stop alle convocazioni del Consiglio in Regione e la richiesta di azzeramento a Frosinone
Ua-tà! Come Chen-Bruce Lee nei film migliori di quando eravamo ragazzini e Chuck Norris era un cattivo più credibile del ranger decotto della sua tele vecchiaia. Di taglio con la mano secondo il più perfetto stile del Karate-do. Cioè di quella che in mistica marziale “giap” è nomata la “via della mano vuota”. Solo che qui, sul doppio tatami della Camera dei Deputati e della Regione Lazio, il concetto di mano vuota assume un significato diverso. L’idea è che dopo le Europee si sono schiuse praterie per il ring interno tra Forza Italia e Lega, e nessuno dei due Partiti è intenzionato a restarci, a mani vuote.
Esaurite le conte si disegna infatti, dopo ed oltre Bruxelles, uno scenario prospettico che porta direttamente alla Pisana ed alle prossime elezioni Comunali a Frosinone se il sindaco Mastrangeli dovesse decidere di non farsi logorare e portare tutti alle urne in anticipo. Meno probabile alle Provinciali, dove solo in linea teorica si potrebbe andare di nuovo senza i ceppi della Delrio, posto che la pratica sul tavolo di Giorgia Meloni trovi polpa di fondi monstre in un’Italia che deve trovare prima 20 miliardi cash con i quali evitare la Procedura d’infrazione Europea.
Ferri corti, avvisaglie ed effetti

Il dato è uno ed è dato che avevano trovato massima significazione, oltre che a livello nazionale, anche in Provincia di Latina, dove i protagonisti erano più direttamente coinvolti. Ed è dato semplice: Forza Italia di Antonio Tajani e Lega di Matteo Salvini sono ai ferri corticortissimi. Le avvisaglie non erano mancate nei mesi della campagna elettorale ed oggi quei sintomi sono in upgrade.
Partiamo dalla Regione Lazio. Alla Pisana non stanno convocando più il Consiglio regionale perché Forza Italia ha detto che se non si affrontano le questioni politiche non andrà in aula. Vuole il riequilibrio della Giunta Rocca ed il rispetto dei suoi voti saliti ad 8 in un anno contro 1 solo rimasto alla Lega. E poi il municipio di Frosinone: Forza Italia attraverso il consigliere Pasquale Cirillo ha formalizzato la richiesta di azzeramento della giunta. Non un rimpasto. Tabula rasa. Inaccettabile per Mastrangeli, sindaco civico ma di indicazione leghista. Tensioni analoghe sono attese sulle frequenze di Latina e Viterbo.
Quattro emendamenti-trappola

E non è tutto. C’è maretta pure a Montecitorio, dove proprio in queste ore e sul Ddl Calderoli per l’autonomia regionale differenziata era partita una raffica azzurra. Di cosa? Di emendamenti in odg che portano la firma di Paolo Barelli, presidente dei deputati azzurri. Poi del vice Raffaele Nevi, dal presidente della commissione Affari costituzionali Nazario Pagano e di Paolo Emilio Russo. A prima vista sembra robina pelosa, fuffa da cesello, ma non è così. Il poker di “purché” presentato da FI è di fatto bordata di merito e sì, sono stati paletti veri e propri.
Nessun negoziato con le Regioni prima della definizione assoluta dei Lep, i Livelli essenziali di Prestazioni. Tradotto: prima si fa la mappa e poi si muovono le truppe. Poi relazione tecnica sull’impatto finanziario da accompagnare ai decreti legislativi sulle intese. Tradotto: prima si calcolano gli effetti e poi si muovono truppe. E ancora: analisi dell’impatto dell’eventuale trasferimento di materie non-Leb da presentare al vaglio delle Camere. Il che tradotto vuole dire: nessuna mano libera all’Esecutivo, chi muove truppe passa per lo Stato Maggiore divisionale.
E infine: applicazione rigorosa della facoltà del Cdm di limitare l’ambito delle materie oggetto di intesa. Tradotto: tocca solo allo Stato Maggiore d’armata frenare avanzate di truppe troppo “alla Brancaleone”. Non è roba da poco, è il colpo di taglio di un partito di maggioranza di governo sulla nuca di un altro partito della stessa maggioranza di governo presieduta da una leader che guida un terzo partito di maggioranza di governo, quello che ha i numeri per dare la carte.
Rimpastiamo? Il “maddeché” di Rocca

E la Pisana? Qui entra in gioco la verve strategica di uno come Claudio Fazzone, uno che sa muovere pedine e cercare incastri e che non a caso viene dai servizi. E che stavolta gioca all’attacco con un secondo “uà-tà”. Il tema è quello “freezato” da Francesco Rocca del riassetto in Regione Lazio. Perché un riassetto? Perché il Consiglio della Pisana uscito dalle urne non coincide più con quello che nel frattempo il Consiglio della Pisana è diventato, cioè un fortilizio azzurro.
Merito di una campagna di arruolamento monstre che il senatore e coordinatore regionale pontino aveva messo in campo nei mesi scorsi. Lo aveva fatto vampirizzando perfino il Movimento Cinquestelle, con i i consiglieri pentastellati Roberta Della Casa e Marco Colarossi che ad agosto 2023 erano transumati su pascolo azzurro. E poi con la Lega, cioè col nemico “inside”. Angelo Tripodi e Pino Cangemi erano scesi dal Carroccio ed erano approdati in Forza Italia, con il secondo, presidente del Consiglio Regionale che a 10 giorni dalle Europee si era trainato in Lega anche i sindaci di Fiumicino e Morlupo.
Nuovi equilibri e vecchie foto

Il gruppo di Forza Italia è quindi diventato titolare di 7 consiglieri contro 1 del Carroccio. E il problema dov’è? Nel fatto che tutti e due i Partiti hanno indicato 2 assessori cadauno. A quel punto, e dietro pressioni insistenti a Rocca non era rimasto altro da fare che “contarsi”. Sia per le dinamiche interne ai “Fratelli” che per arginare una campagna acquisti che lo vedeva scettico e che lo metteva nella difficile posizione del mister che tiene i talenti in panchina. Lo aveva fatto indicando la sua personale terzina con FdI alle Europee, dove il terzo nome era quello della sua dirigente Civita Di Russo.
Che ha totalizzato 20.908 preferenze e che in Provincia di Frosinone ha preso solo un migliaio di voti in meno di Marco Squarta, il terzo indicato da Massimo Ruspandini e Daniele Maura. Attenzione: la Di Russo è nata a Formia, è pontina, e la veste di donna-argine alle scalmane di rimpasto del pontino Fazzone era stata chiara da subito.
A questo punto di schiude uno scenario tutto italiano e laziale, una chiave di lettura delle Europee che come sempre rimanda più alle strategie ed ai rapporti di forza interni che alla reale necessità di piazzare a Bruxelles personaggi skillati in ambito sovranazionale.
Il ruolo-bis di Abbruzzese e Chiusaroli

Assumono per esempio una veste aggiuntiva le candidature dei cassinati Mario Abbruzzese per il carroccio e Rossella Chiusaroli per Forza Italia. Il primo non solo ha provato a farcela in purezza, ma ha anche scommesso su un risultato forte per blindare l’assessorato del suo uomo di punta. Cioè quel Pasquale Ciacciarelli il cui assessorato in Pisana sembra una zattera circondata da squali (azzurri).
E la seconda, che di Fi è responsabile provinciale, ha puntato su un risultato tra ottimo ed egregio per lanciare lei stessa, e con Fazzone a tirare il grilletto, un’opa in chiave rimpasto.
Quadrini e il Direttivo azzurro

Magari assieme ad un Gianluca Quadrini che però avrebbe gestito al campagna acquisti degli amministratori per conto di FI in maniera un po’ troppo “hippie”. Certo non è stato lui ad aver usato la terzina Tajani – De Meo – Chiusaroli in modo random, l’analisi del voto condotta ieri sera a Frosinone nel corso del Direttivo provinciale ha certificato la correttezza elettorale del Presidente del Consiglio Provinciale. Al quale però è stato rimproverato di non rispettare la linea gerarchica.
La terzina è stata rispettata in tutta la provincia di Frosinone tranne a Cassino e nel cassinate: Cervaro, San Vittore del Lazio, Sant’Elia Fiumerapido, Sant’Apollinare e non solo. Lo dice la lente forzista che ha esaminato le grinze di un voto ambiguo, forte e debole al contempo.
Il tutto con un doppio tatami su cui si stanno menando a suon di uà-tà tra terzo e secondo “kyu”, tra cintura verde e cintura azzurra. E senza dimenticare che in politica esistono anche i colpi sotto la cintura.



