Salta ancora una volta il Consiglio Regionale. Il presidente Rocca dice che a questo punto prenderà in mano lui la situazione. E dà la colpa al Centrosinistra. Che respinge al mittente
«In queste ore farò degli incontri, farò delle valutazioni e poi prenderò le mie decisioni. Lo avevo detto che al mio ritorno dagli Usa mi sarei speso per risolvere questa vicenda. Prenderò io la questione in mano: quando non ci siano soluzioni è il presidente che si deve fare carico per risolvere la situazione»: la ricreazione in Regione Lazio è finita, il Governatore Francesco Rocca è stufo della crisi che si trascina da mesi e non sta consentendo di approvare il fondamentale Documento di Economia e Finanza Regionale.
È chiaro il senso delle parole pronunciate uscendo dalla firma del protocollo tra la Regione Lazio e la Corte di Appello di Roma sull’efficientamento della Giustizia. Al punto che nemmeno vuole sentire pronunciare la parola “crisi”.
Tutta colpa del centrosinistra

A lui la parola non piacerà: ma il vocabolario è chiaro. E quella in atto dall’inizio dell’estate alla Pisana è una crisi nei fatti. Altrimenti il Defr sarebbe stato approvato già a luglio. Anche oggi la seduta di Consiglio regionale alla fine è saltata. Ed a far saltare il Consiglio regionale un paio di volte prima della pausa estiva è stata Forza Italia con le sue assenze strategiche, non altri. Gli azzurri reclamano il riequilibrio della Giunta: perché nell’ultimo anno sono passati dai 3 Consiglieri eletti ai 7 che oggi compongono il Gruppo grazie a 2 adesioni dal Movimento 5 Stelle e 2 dalla Lega. Che ha ora 1 solo Consigliere. Ma entrambi i Partiti, nonostante la sproporzione, contano 2 assessori ciascuno in Giunta.
A questo si è aggiunta la guerra mossa da Fratelli d’Italia a Forza Italia: sulle presidenze dei Parchi nella Tuscia. L’assessore Giancarlo Righini ha proposto di accorparli nominando una nuova governance: che nei fatti azzererebbe quella eletta sul territorio da Forza Italia insieme al Pd. Anche questo ha trasformato l’Aula della Regione in una Palude: nel quale tutti sono bloccati da settimane per discutere degli Ordini del Giorno presentati solo per fare ostruzionismo.
Al termine della firma sul protocollo Giustizia quando gli domandano del confronto tra Fratelli d’Italia e Forza Italia, il Governatore sbotta «ancora con la parola crisi? È superata, c’è questo dialogo in settimana e si risolverá definitivamente. In questo il centrosinistra è molto abile perché cerca di bloccare i lavori e fa ostruzionismo in Consiglio Regionale, ma sono loro che stanno impedendo al Consiglio di lavorare sul Defr con decine di ordini del giorno strumentali». Vero che ci siano gli OdG, vero che siano strumentali, vero però che lo scontro sui Parchi sia tra FdI e FI.
La colpa è del centrodestra

Il centrosinistra non ci sta. E respinge al mittente le accuse di avere impantanato il dibattito. Dice che loro hanno fatto solo una minima parte: tutto il resto l’ha fatto da solo il centrodestra. A stretto giro arriva una nota congiunta: «Se il Defr non viene approvato da luglio non è certo per colpa degli ordini del giorno delle opposizioni ma perché in estate si è creata una questione di tenuta dei numeri della maggioranza in Aula. A cui ora si è aggiunta una questione di merito: quella legata alla norma sull’Alta Tuscia, che divide lo stesso centrodestra laziale tra FdI e FI».
La firmano i capigruppo dell’opposizione Mario Ciarla (Pd), Marietta Tidei (Iv), Adriano Zuccalà (M5S), Alessio D’Amato (Azione) Claudio Marotta (Avs) e Alessandra Zeppieri (Polo progressista). Che quasi si fanno beffe della situazione. «Siamo contenti di apprendere dal Presidente Rocca che questa settimana la crisi si risolverà definitivamente ma segnaliamo che da due mesi c’è ogni settimana un comunicato diverso dei coordinatori del centrodestra in cui affermano che è la settimana decisiva per la soluzione. Speriamo che il Presidente Rocca sia più capace dei coordinatori regionali dei Partiti di centrodestra a cui, sbagliando, ha demandato la soluzione della crisi politica della maggioranza alla regione Lazio».
Intanto in Aula restano da discutere ancora una trentina di OdG, anche se le opposizioni, con un gesto di apertura, hanno deciso di ritirarne 35 nella precedente seduta.
Nulla è pervenuto

Tra un rimpasto ed un Parco, la situazione sfiora il paradossale. Perché il senatore Claudio Fazzone ribadisce che né lui né il suo Partito in questi mesi hanno ricevuto una sola proposta dal presidente Rocca o da altri per operare una forma di riequilibrio. E tutte le ipotesi avanzate in queste settimane? I giochi ad incastro, le ipotesi circolate? Fazzone è determinato nel dire nulla c’è di vero.
In pratica né c’è stata una soluzione, né c’è stata un’ipotesi sulla quale ragionare. Più in alto mare di così è difficile.
Il Partito non ne fa una questione di poltrone o di incarichi. Ma pone un’evidenza: con l’adesione di Francesco Rocca a Fratelli d’Italia il Partito di Giorgia Meloni si ritrova ad avere allo stesso tempo il Governatore del Lazio, il Vice (Roberta Angelilli) ed il presidente dell’Aula del Consiglio (Antonello Aurigemma). E nulla a Forza Italia.
Gli atti: o legittimi o illegittimi

Al rientro dalla missione negli Usa Francesco Rocca ha trovato anche la polemica sulla delibera dell’assessore Giancarlo Righini anticipata su Facebook da una persona a lui vicina ma che non ha alcun ruolo ufficiale. In pratica: un estranea ha anticipato di due giorni un atto del quale nessun assessore era al corrente. Buona creanza politica avrebbe imposto di condividere la decisione contenuta in quel documento sulla manutenzione delle strade. (Leggi qui: La profezia di Lorella Biordi incendia la Regione ed imbarazza FdI).
«Se ho tirato le orecchie a Righini sulla delibera? Mica faccio il pedagogo, non ho funzione pedagogica, se un atto è legittimo bene altrimenti non lo è. L’assessore Righini sa bene da solo quello che è giusto e quello che non è». A scanso di dubbi la questione verrà vagliata dalla commissione Trasparenza: è quella che volle l’allora presidente Mauro Buschini quando venne messo in dubbio il suo operato sul concorso bandito dal Comune di Allumiere dal quale la Regione attinse per le assunzioni. La Commissione, presieduta all’epoca da Chiara Colosimo (FdI) riconobbe la sua correttezza.
La commissione è stata convocata martedì prossimo alle ore 11 per l’audizione dell’assessore Righini e delle direzioni regionali competenti. A guidare quella Commissione oggi c’è Massimiliano Valeriani del Partito Democratico.
Con molta probabilità, il Consiglio sarà riconvocato la prossima settimana, dopo la commissione Trasparenza.



