Roma si fa bella per il Giubileo, la Ciociaria aspetta sul binario: il caso FL6

Dal Ministero a Fondazione FS scattano 18 corse gratuite per la Francigena con i fondi del PNRR Caput Mundi. Un’operazione d’immagine impeccabile per la capitale e la Tuscia. Ma tra Roma e Cassino la vera partita politica si gioca su quello che resta quando il convoglio d'epoca è passato.

Irene Mizzoni

Phoenix ex cineribus suis resurget

Diciotto collegamenti, due direttrici principali, zero euro a biglietto. A metterci il timbro è la solita architettura complessa del potere romano e comunitario: Ministero del Turismo, Fondazione FS e il PNRR nel capitolo “Caput Mundi”. Dal 27 settembre al 10 dicembre il Giubileo alle porte si fa binario, e il turismo spirituale promette di trasformare treni d’epoca in vettori di sviluppo continentale.

Sulla carta, un’operazione di ingegneria promozionale perfetta. A Nord si va da Roma Termini verso Viterbo, la Via Francigena e le perle etrusche, servite da navette dedicate per Civita di Bagnoregio e Bolsena. A Sud si viaggia da Roma Tiburtina verso Cassino, l’Abbazia di Montecassino e i paesaggi della Ciociaria. Biglietto unico integrato, andata e ritorno garantiti.

È la narrazione felice dell’Europa che paga e dell’Italia che connette. Ma chi la politica la misura con il metro dei territori, sa che dentro questo convoglio c’è molto di più.

Il Nord si organizza, il Sud incassa (con riserva)

La prima differenza è geografica, dunque politica. Il segmento nord dell’iniziativa ha un disegno capillare: il treno arriva a Viterbo e Montefiascone e li connette con il bus all’ultimo miglio verso Civita, la “città che muore” riconvertita ad icona globale. C’è un’idea di sistema turismo organizzato.

A sud, la traccia si ferma al capolinea ferroviario: Cassino. Montecassino è una calamita spirituale e storica mondiale, certo. Ma la Ciociaria interna, quella dei borghi della Valle del Sacco, delle mura ciclopiche dell’Acropoli di Alatri e della dorsale benedettina di Subiaco e Collepardo, rischia ancora una volta di vedere il treno passare rapido dalla finestra.

L’interrogativo che le amministrazioni locali e la Regione Lazio guidata da Francesco Rocca si troveranno ad affrontare nei prossimi mesi è semplice: il turismo esperienziale è una vera politica di sviluppo del territorio o un mero palcoscenico per la Capitale?

Il paradosso del Pendolare e del Pellegrino

L’impiego dei fondi NextGenerationEU per riscoprire le radici spirituali del Lazio è un segnale di visione. Ma la politica vive di contrasti quotidiani. Mentre il pellegrino del weekend viaggia gratis sul vagone della Francigena con l’accoglienza dedicata, il pendolare ciociaro che ogni mattina si mette in viaggio da Ceccano, Frosinone o Roccasecca combatte con le inefficienze ordinarie.

Proprio in questi giorni è esplosa l’ennesima protesta dei pendolari della linea FL6 Roma-Cassino: una petizione partita dagli stessi utenti per chiedere a Regione e Trenitalia di coprire un “buco” di due ore e mezza senza treni diretti tra le 10:14 e le 12:42. L’ennesima dimostrazione di una frattura profonda: mentre si finanziano le corse evento promozionali per il turismo, chi lavora o studia è costretto a raccogliere le firme per ottenere un treno ordinario alle 11:45 e poter tornare a casa senza attendere mezza giornata in stazione.

Non è demagogia, è la grammatica del consenso. Offrire la gratuità ai turisti per 18 giornate festive o promozionali è una scelta d’immagine brillante per il Ministero. Ma se a quella gratuità non corrisponde un rafforzamento strutturale della linea Roma-Cassino — la vera arteria sanguigna dell’economia del Lazio meridionale — l‘operazione rischia di lasciare l’amaro in bocca agli amministratori del comprensorio.

Il famigerato “tappo”

Il “caso FL6” non è una semplice lamentela da banchina, ma un combinato disposto di nodi strutturali mai sciolti. La direttrice Roma-Cassino sconta innanzitutto il famigerato “tappo” di Ciampino, l’imbuto infrastrutturale in cui i treni ciociari si incrociano e si sovrappongono con le linee dei Castelli Romani e con i flussi del quadrante sud della Capitale: basta un guasto a Frascati o Velletri per scatenare un effetto domino di ritardi che paralizza la Ciociaria.

A questo si aggiunge la saturazione dei binari, condivisi con i treni merci a passo ridotto e i convogli a lunga percorrenza. È dunque qui che la vertenza si fa politica: mentre per la vetrina del Giubileo si allestiscono corse d’epoca e tracciati gratuiti ad hoc, la mobilità quotidiana di un intero comprensorio resta incastrata tra un imbuto di binari e un tabellone degli orari che dimentica chi viaggia per necessità.

Le sfide del Giubileo alle porte

Foto: Stefano Carofei © Imagoeconomica

Il progetto “Caput Mundi” è nato per decomprimere la pressione su Roma in vista del Giubileo e portarla lungo le direttrici dei Grandi Cammini. La scommessa è giusta: trasformare il Lazio da corridoio di passaggio a destinazione finale.

Se la provincia di Frosinone e le sue diramazioni sapranno fare rete — integrando l’accoglienza con i consorzi locali, la ristorazione a chilometro zero e la viabilità secondaria — i diciotto collegamenti gratuiti saranno l’inizio di una svolta. Se invece la corsa del treno si esaurirà nei confini della stazione di Cassino, si sarà persa l’ennesima occasione per dimostrare che la periferia della Capitale non è solo sfondo, ma sostanza.

Il treno è partito. Ora si tratta di capire chi ha comprato il biglietto per il futuro del territorio e chi si è accontentato di un posto gratis in prima fila per la foto di rito.