A Itaca 2026 il presidente di LAZIOcrea sposta il dibattito sulla digitalizzazione: prima delle piattaforme servono persone, competenze e regole capaci di liberare chi deve decidere.
Per anni abbiamo raccontato la Pubblica Amministrazione come una questione di software. Che bastava una piattaforma in più, una procedura online, una password ben piazzata e tutto sarebbe diventato più semplice. E che molto non funzionava perché nei nostri uffici pubblici non c’erano i computer, se c’erano erano obsoleti, o mancava la carta oppure il toner. Il presidente di LazioCREA e sindaco di Roccasecca Giuseppe Sacco, invece, sceglie di partire dal contrario. Per lui il problema non è il computer: è la firma.
Lo dice dal palco di Itaca 2026, la kermesse che in tre giorni ha trasformato Piazza San Lorenzo a Formello in una specie di piazza permanente della politica italiana, con oltre settanta relatori, ministri, governatori, parlamentari e amministratori chiamati a discutere il futuro del Paese.
Prima le persone, poi le piattaforme

Il presidente di LAZIOcrea sceglie un terreno meno spettacolare dell’intelligenza artificiale e molto più concreto. La rivoluzione digitale, dice Giuseppe Sacco, non comincia dagli algoritmi: comincia dalle persone. Perché digitalizzare non significa prendere una pratica cartacea e spostarla sullo schermo. Significa ripensare il rapporto tra cittadini e istituzioni, ridurre le distanze e costruire servizi che funzionino davvero per famiglie, imprese e professionisti. Tradotto dal burocratese: se il modulo online impiega lo stesso tempo del modulo allo sportello, il problema non è il Wi-Fi.
C’è un’espressione che sintetizza tutto il ragionamento di Sacco: la fuga dalla firma. È quella prudenza che, tra responsabilità contabili, timori penali e norme spesso stratificate, finisce per rallentare investimenti, cantieri e servizi. Secondo Sacco, la semplificazione normativa deve camminare insieme alla digitalizzazione: altrimenti il rischio è costruire amministrazioni tecnologicamente moderne ma burocraticamente immobili.
Un paradosso che, in Italia, non sarebbe nemmeno una novità.
Due velocità

L’immagine che emerge dal dibattito è quella di un Paese che viaggia su corsie diverse. Da una parte cittadini abituati a prenotare una visita, ordinare una cena o aprire un conto con pochi clic. Dall’altra uffici pubblici che continuano a fare i conti con turnover bloccati, procedure complesse e organici che faticano a rinnovarsi. Per Sacco il punto è proprio questo: la tecnologia accelera, le organizzazioni devono imparare a starle dietro.
Il ragionamento si inserisce dentro un’edizione di Itaca – Viaggio tra le idee che ha provato a mescolare economia, istituzioni e cultura nello stesso spazio.
Accanto al confronto sulla Pubblica Amministrazione, il programma ha ospitato ministri come Antonio Tajani, Paolo Zangrillo e Francesco Paolo Sisto, governatori regionali e un dibattito dedicato al centenario della nascita di Pino Rauti, con interventi che hanno attraversato prospettive politiche diverse. Segno che Formello, almeno per tre giorni, ha provato a mettere nello stesso cortile il Governo, il dibattito culturale e la burocrazia.
Il cittadino al centro

Alla fine Sacco torna sempre lì. L’obiettivo non è costruire un’amministrazione semplicemente più digitale: è costruirne una più comprensibile, più veloce, più vicina. Perché una piattaforma può semplificare una pratica ma solo una Pubblica Amministrazione che smette di avere paura delle decisioni può davvero accorciare la distanza tra un cittadino e il suo Comune.
E forse è proprio questa la vera innovazione. Quella che non si scarica da un aggiornamento. Si firma.



