Saf certifica al sindaco Sacco che dal 2025 vengono portati zero rifiuti in discarica. Ma intanto le operazioni per riaprire l'impianto Mad di Roccasecca continuano. A chi serve quello spazio da mezzo milione di metri?
Nemmeno per un secondo. Il sindaco di Roccasecca Giuseppe Sacco non è disposto ad accettare l’ombra del sospetto. Quella generata dai tempi così vicini: lui diventa presidente di una tra le più potenti società in house della Regione Lazio e nello stesso periodo si vende e si decide di riaprire la discarica provinciale dei rifiuti che si trova nel suo Comune. È l’impianto che ha combattuto per tutta la sua vita politica e prima ancora lo aveva fatto come avvocato e come cittadino. (Leggi qui: Discarica Mad, la Regione ha già firmato. Da lunedì cambia proprietario).
La presidenza di LazioCrea nei giorni in cui arriva la svolta per la riapertura della discarica Mad in località Ortella. Giuseppe Sacco non ci sta. E per questo ha impugnato la tastiera del computer ed ha scritto alla Società Ambiente Frosinone, più conosciuta come Saf. È il gioiellino creato da Francesco Scalia 30 anni fa: una società tra tutti i Comuni della provincia, tutti con una quota uguale a prescindere dal numero di abitanti e dalle tonnellate di immondizia prodotte. È nata per tenere in mani pubbliche la lavorazione e lo smaltimento dei rifiuti urbani. Cosa c’entra Saf con Mad, che è una società privata?
La richiesta

Saf riceve l’immondizia dai Comuni e la lavora. Fino a qualche anno fa riceveva ogni genere di rifiuto. Ora il modello si è sviluppato e con la Raccolta Differenziata ogni Comune può decidere a chi vendere la plastica, la carta, il vetro che raccoglie dai cittadini. Roccasecca, Comune amministrato dall’avvocato Giuseppe Sacco, è socio a tutti gli effetti e può fare domande sui dati aziendali riservati. È quello che Sacco ha fatto nella sua lettera a Saf.
Cosa ha chiesto? Tradotto in parole semplici: il sindaco di Roccasecca ha chiesto al presidente Saf la conferma ufficiale, scritta, su carta intestata, di un dato dichiarato nel corso dell’ultima assemblea dei sindaci in cui è stato esaminato il bilancio. Quale dato? Quello sui flussi dei rifiuti in discarica. Cioè: È vero o non è vero che nel 2024 abbiamo portato poco più di zero tonnellate di rifiuti in discarica? E com’è stato il trend per il 2025? A cosa serve quella domanda? Se è vero che portiamo 0 tonnellate di rifiuti in discarica ogni anno a cosa ci serve riaprire la discarica Mad?
Peppe Sacco ha dedicato la vita a quella battaglia: sia sul piano amministrativo che su quello legale. Per ben due volte ha dimostrato che non si potevano portare altre immondizie su quell’impianto: sentenze alla mano. E per due volte, il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte ha riunito il Governo della Repubblica Italiana ed ha autorizzato a continuare l’utilizzo. Ubi maior, minor cessat.
Vendita Mad avviata

Ma ora? Ora è diverso. La discarica è chiusa ed il proprietario l’ha messa in vendita. Ed Acea Ambiente (azienda della multiutility romana Acea) sta trattando per comprarla. È molto avanti nel dialogo: al punto che l’11 marzo scorso ha firmato un accordo quadro con Mad Srl in cui si prevede la realizzazione di una nuova società e poi all’acquisizione del ramo d’azienda “per la gestione attuale e post-mortem dell’impianto”.
Cosa se ne fa Acea della discarica di Roccasecca? E perché riaprirla? Certo, non per le esigenze dei Comuni della provincia di Frosinone. Perché loro, alla discarica ci portano zero. Ed è così già da due anni.
Zero Rifiuti
A certificarlo è la risposta ufficiale ricevuta nelle ore scorse dalla Segreteria del sindaco Giuseppe Sacco. In quella nota si certifica che i rifiuti urbani mandati dai 91 Comuni ciociari a Saf sono stati trasformati in energia elettrica e solo una parte residuale è stata mandata in discarica.
| ANNO | 2024 | 2025 | 2026 |
| Trasformati in energia | 99,51% | 100% | 100% |
| Portati in discarica | 0,49% | 0% | 0% |
In pratica, nel 2024 solo lo 0,49% è andato in discarica, sceso a 0 nel 2025 e rimasto 0 nel 2026 (dal 1° gennaio al 26 agosto). Dal 2025 ad oggi “Si conferma pertanto che, con riferimento all’annualità 2024, solo lo 0,49%, per il 2025 e 2026 invece nessuna quota di rifiuto trattato né di scarto di lavorazione derivante dai conferimenti dei Comuni soci è stata destinata a operazioni di smaltimento in discarica. Il che ha consentito all’intera provincia di Frosinone di conseguire l’obiettivo «Zero Discarica».

E il risultato non è costato un euro in più ai Comuni. Da tre anni Saf mantiene questo livello di recupero senza alcun aumento della tariffa di conferimento: quella applicata oggi è ancora la tariffa determinata dalla Regione Lazio per il 2022, quando la società mandava in discarica il 35% dei rifiuti trattati. In altre parole, si è passati dal 35% allo zero a parità di costo per i soci. Numeri di fronte ai quali Sacco definisce «eccellente» il risultato raggiunto dalla società. Un giudizio, risponde Saf, «tanto più apprezzato in quanto proviene da un Comune che sopporta sul proprio territorio un rilevante carico impiantistico».
Così anche per il futuro
Il presidente Fabio De Angelis, nelle 9 pagine ricevute oggi dal sindaco Giuseppe Sacco, risponde anche alle previsioni per il futuro. Sostiene che anche nei prossimi anni la provincia di Frosinone non ha bisogno di discariche. Perché il progetto «Zero Discarica» è sostenuto da tre pilasti. Quali?
- accordi quadro pluriennali con gli impianti di destinazione, per ridurre l’esposizione alle oscillazioni e alle saturazioni del mercato;
- l’ammodernamento tecnologico delle linee di selezione di Colfelice, per aumentare ulteriormente i materiali recuperati;
- la piena coerenza con le direttive europee sull’economia circolare e con il Piano regionale dei rifiuti.

La relazione va oltre. Spiega anche gli scenari futuri: «Zero Discarica» si regge all’interno di un recinto normativo che ha ai suoi 4 spigoli:
- l’art. 179 del D.Lgs. 152/2006,
- la Direttiva (UE) 2018/850
- i vincoli stabiliti dall’art. 9 del D.Lgs. 36/2003
- Le modifiche introdotte dal D.Lgs. 121/2020.
Entro il 2035 stop
In particolare le modifiche del 2020 sono importanti: stabiliscono che entro il 2035 ogni territorio potrà arrivare al massimo al 10% dei rifiuti urbani in discarica. Il presupposto però è che ci siano impianti adeguati ed efficienti, una Raccolta differenziata di qualità come quella che già oggi viene effettuata in provincia di Frosinone.

Il presidente Fabio De Angelis attribuisce il merito del risultato Rifiuti Zero, prima ancora che all’impianto Saf di Colfelice, ai cittadini ciociari: la raccolta differenziata fatta bene a monte è ciò che rende il rifiuto un residuo recuperabile e collocabile nelle filiere del recupero energetico. “Ogni frazione estranea nel residuo – spiega la nota – abbassa il potere calorifico del secco in uscita e ne compromette la classificazione come Combustibile Solido Secondario”.
Per questo «la separazione domestica non è un adempimento civico astratto, ma il primo stadio del processo industriale».
È un vincolo di legge
Ma conviene trasformare i rifiuti in energia? O costa meno interrarli in discarica? È il nodo centrale della relazione che Sacco ha chiesto a De Angelis. Il presidente di Saf smonta subito la questione: la nuova normativa non stabilisce che si debba ricorrere alla soluzione più conveniente ma a quella più efficace sul piano ambientale. La legge non lascia margini di scelta: in maniera esplicita vieta lo smaltimento in discarica dei rifiuti idonei al riciclaggio o al recupero di altro tipo (Art. 6, comma 1, del D.Lgs. 36/2003, nel testo sostituito dal D.Lgs. 3 settembre 2020, n. 121 – attuativo della Direttiva (UE) 2018/850)

Saf nella sua risposta al sindaco Sacco ricorda che per i rifiuti recuperabili la discarica non è più un’opzione lecita dal 2020. Avviarli al recupero energetico costa circa il 15% rispetto a una tariffa di discarica: che nel Lazio supera i 179 euro a tonnellata (Iva inclusa, più il trasporto). È «il costo della gestione legale del rifiuto».
Peraltro, quella tariffa (179 euro) è destinata a salire: perché i volumi autorizzati si riducono e su di loro viene applicata un’ecotassa proprio per stimolare a produrre meno rifiuti. Se la tariffa sale, la forbice tra costo per discarica e costo per smaltimento si avvicina sempre di più. Smaltendo, spiega poi la nota Saf al sindaco Sacco, i Comuni della provincia di Frosinone non pagano una serie di oneri legati alla discarica. Quali? La quota di gestione trentennale post-chiusura, le garanzie finanziarie, il trattamento del percolato generato dalla pioggia quando si infiltra nel terreno con i rifiuti, le emissioni di metano (gas con potere climalterante 27-30 volte superiore alla CO2), il consumo irreversibile di suolo.
Lo stesso metodo tariffario Arera per il 2026-2029 (MTR-3) riconosce del resto il maggior costo del recupero come componente fisiologica del sistema. La conclusione politica è esplicita: il modello adottato fa venir meno il presupposto stesso di una discarica al servizio dell’Ato Frosinone, «aver reso non necessario ciò che per anni è stato rappresentato come inevitabile».
La questione San Vittore del Lazio

Il punto più delicato riguarda però il termovalorizzatore di San Vittore. La Regione ha assegnato a Saf la possibilità di portare a smaltimento a San Vittore 36.367 di combustibile generato dai rifiuti (prima erano 23.821 tonnellate poi aumentate grazie ai rilievi tecnici della Saf). È meno di un decimo delle circa 397.200 tonnellate annue autorizzate dell’impianto, mentre a impianti dell’Ato Latina vanno oltre 100.000 tonnellate.
Saf richiama il paragone con la struttura di Santa Palomba, il cui cantiere è partito il 15 maggio: 600.000 tonnellate interamente riservate a Roma. «Situazioni omogenee ricevono trattamento radicalmente disomogeneo», scrive la società, che non contesta la scelta per la Capitale (anzi la definisce corretta applicazione del principio di prossimità) ma chiede che lo stesso principio valga per la Ciociaria, che ospita San Vittore da oltre vent’anni.

E guarda già al 2029: quando Santa Palomba entrerà in funzione, il fabbisogno romano verso San Vittore verrà meno e mantenere una quota marginale per Frosinone «risulterà ancor meno sostenibile sul piano logico prima che giuridico». Per questo Saf annuncia che chiederà una revisione dei criteri di riparto.
Intanto la società ha impugnato i provvedimenti regionali al Tar Lazio e continua a conferire il Css presso impianti terzi, anche fuori regione, sostenendo extracosti di trasporto e trattamento. Costi che Saf definisce” esogeni, non dipendenti da proprie scelte industriali”.
Ma allora a cosa serve?
Il fatto è che Mad è una società privata e può vendere a chi vuole. La stessa cosa è Acea. Ma se Saf non ha bisogno di scaricare immondizie sotto terra cosa se ne fanno di quell’impianto? Anche ad ipotizzare che vogliano metterci i rifiuti di Roma, c’è una legge in base alla quale il 50% dei volumi Mad sono riservati a Saf: metà di quella discarica è vincolata alle necessità della provincia di Frosinone. Una norma però che è stata più volte scavalcata: come nel caso del IV invaso e della successiva soprelevazione. Autorizzate dal Governo Conte.

Il nuovo invaso della discarica di Roccasecca (il quinto) non è una buca. Avrà una capacità vicina al mezzo milione di metri cubi (per la precisione 449.500) ed in base ai piani dovrebbe entrare in servizio dal 30 settembre 2027, saturando tutti gli spazi in 4 anni. Come rileva un altro sindaco: Paolo Fallone di San Giovanni Incarico. In una nota ai sindaci del Cassinate domanda “Come si può pensare di saturare quell’invaso in appena 4 anni, se la provincia di Frosinone ha ormai azzerato i propri conferimenti in discarica?”. (Leggi qui: Discarica Mad, il conto arriva dopo. E nessuno dice chi lo paga).
Ma non basta. Dai documenti risulta anche la possibilità di fare una collina di rifiuti sopra al V invaso quando sarà terminato, dando vita al “Bacino V-bis”. Dice Fallone “O siamo di fronte a un investimento fallimentare voluto da chi vuole mandare al collasso Acea Ambiente, oppure Acea Ambiente è stata ben rassicurata che il conferimento non arriverà dalla provincia di Frosinone, ma da chi, come Roma Capitale, non riesce a gestire i propri rifiuti”.
Chi azzera e chi utilizza
In pratica, noi azzeriamo il conferimento dei rifiuti. E gli altri vengono ad usare la nostra discarica.

Saf conferma che l’assetto attuale è idoneo a mantenere lo Zero Discarica ma avverte che non può garantirlo in modo assoluto: dipende dalla ricettività degli impianti terzi, dalla qualità della differenziata, dal mercato del Css e dai conguagli regionali ex art. 17 L.R. 15/2025, la cui istruttoria è ancora sospesa.
Da qui l’invito ai Comuni a un’azione istituzionale congiunta: una posizione condivisa tra società e territori che sopportano il carico impiantistico, conclude la nota, «è l’argomento di maggior peso a sostegno della richiesta di riequilibrio dei contingenti».



