Salera alla Provincia: l’equilibrio dichiarato e la resa dei conti nel Pd

La candidatura provinciale di Enzo Salera nasce per blindare Cassino ma apre uno scontro politico nel Pd: tra unità di facciata, ambizioni negate e la sfida agli equilibri costruiti dal gruppo dirigente regionale.

Giura che non sia una sua ambizione personale. E che a spingerlo sia una parola che torna, come un basso continuo, nel ragionamento politico di Enzo Salera: equilibrio. Ed è attorno a questa esigenza che prende forma la sua candidatura a consigliere provinciale di Frosinone. Messa così è una scelta che parla molto di Cassino. Ma in realtà dice tanto al Partito Democratico ed alla sua unità ritrovata: solida in apparenza, fragile nella sostanza. È questa la sintesi dei dieci minuti di interrogatorio politico al sindaco di Cassino, andati in onda ieri sera su Teleuniverso all’interno della trasmissione A Porte Aperte.

In tanti a disagio

(Foto: Erica Del Vecchio © Teleuniverso)

Salera non fa mistero di aver vissuto con un certo disagio l’accordo che, dopo tredici mesi di logorante confronto interno, ha portato alla nascita della nuova Segreteria Provinciale Dem. «Probabilmente non solo io», osserva, allargando il campo a decine di amministratori che si sono sentiti spettatori di una sintesi maturata all’ultimo minuto. Un accordo utile, forse necessario, ma che non ha lasciato dietro di sé serenità diffusa. Piuttosto, una tregua. Di quelle che tengono insieme i pezzi, più che ricucire davvero gli strappi.

In questo contesto, la candidatura alla Provincia assume un significato che va oltre il perimetro personale. Salera la racconta come una scelta difensiva e insieme preventiva: evitare che la competizione interna alla maggioranza di Cassino producesse gli stessi effetti destabilizzanti già visti nel 2014 con l’amministrazione del sindaco Giuseppe Golini Petrarcone. Salera la spiega così: quella volta ci furono più candidature alle Elezioni Provinciali partite dalla stessa maggioranza che governava Cassino; questo innescò una vera implosione politica che fu fatale al sindaco Petrarcone, contribuendo a determinarne la caduta. Un precedente che, nelle parole del sindaco, pesa ancora come un monito.

Avvelenare i pozzi

Il rischio era chiaro: tre candidati nella stessa maggioranza significano voti frazionati, aspettative tradite, frizioni inevitabili. E, all’indomani del voto, un terreno minato fatto di sospetti e recriminazioni«Dal 2014 in poi», ricorda Salera, «tutte le elezioni hanno prodotto scossoni, se non veri e propri terremoti». La sua discesa in campo, allora, diventa lo strumento per disinnescare la miccia: una candidatura condivisa, capace di ricompattare la coalizione e di portare Cassino alle urne provinciali senza strascichi.

C’è chi non la legge così e riduce tutto questo ragionamento ad un paravento. Vedendo un’altra prospettiva: l’accordo che ha riunito il Partito Democratico ed ha spianato la strada al Congresso Provinciale di questi giorni è stato fatto senza di lui ed alle sue spalle. Il che ha mandato in soffitta l’ambizione di Enzo Salera di fare il Presidente della provincia di Frosinone al posto dell’uscente Luca Di Stefano. Candidandosi ora al Consiglio Provinciale (un anno prima del voto per il Presidente) punta ad entrare in Amministrazione ed avvelenare dall’interno i pozzi rendendo politicamente impossibile la ricandidatura. In che modo?

Nessuno scheletro da tirare fuori dall’armadio. Più semplicemente, Salera vuole orientare il dibattito politico su uno schema di centrosinistra puro, superando gli accordi trasversali che sono stati alla base dell’elezione dell’attuale sindaco di Sora.

Autosufficiente

C’è poi un dato politico che nessuno ignora, anche se spesso viene sussurrato più che dichiarato: Cassino i voti li ha. È un bacino autosufficiente per eleggere un consigliere provinciale e, potenzialmente, per fare da traino in un’operazione più ampia con i Comuni limitrofi. Non è arroganza, è aritmetica elettorale. E Salera lo sa bene, tanto da scherzarci sopra quando parla di programmazione politica: «Mai dire mai». In un sistema dove, come racconta, in mezz’ora si può passare da una posizione eleggibile a una marginale, l’unica vera strategia è tenere la barra dritta sul presente.

Il punto, però, resta il rapporto con il Partito Democratico. Salera non rompe, non alza muri. Prende atto di un’unità ritrovata che serve soprattutto a evitare ulteriori lacerazioni ma che non cancella il senso di esclusione avvertito da lui e da una parte della classe amministrativa. La vera domanda è però: quanto è ampia la porzione di amministratori che la pensa come Salera?

Sara Battisti, Antonio Pompeo e Francesco De Angelis

La sua candidatura provinciale si muove esattamente in questo spazio. È una sfida. Con la quale scardinare la regia finora dettata dal presidente Pd del Lazio Francesco De Angelis con la Consigliera regionale Sara Battisti e l’ex presidente della Provincia Antonio Pompeo . A ricordare che l’unità, se vuole durare, ha bisogno di contenuti e di riconoscimento, non solo di accordi di vertice.

Salera sceglie la Provincia dicendo di voler blindare Cassino ma in realtà punta a ritagliarsi un ruolo in una fase in cui il PD ha ricomposto i cocci senza ancora saldarli davvero. È una mossa di strategia e di peso politico. Ma, come in ogni battaglia, oltre alle intelligenti e geniali idee di Stato Maggiore occorrono anche uomini e mezzi. Che in politica si chiamano voi. Salera dovrà dimostrare di averne. La sua elezione alle Provinciali è solo il primo passo.

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