Salera alza la voce con Calenda: “I territori chiedono più rappresentanza”

Ad Arpino all'incontro promosso dalla federazione provinciale di Azione il sindaco di Cassino si è preso la scena in un siparietto fuoriprogramma con il leader nazionale Carlo Calenda ed il suo vice Ettore Rosato. Sottolineando le contraddizioni dell'ex ministro. Gli altri primi cittadini presenti schierati con Enzo

Lorenzo Vita

Rerum Cognoscere C@usas

Senza sconti, senza omissioni. Lo scontro va in scena ad Arpino, nel ristorante Mingone: tutto al termine dell’affollato incontro promosso dalla Federazione Provinciale di Azione. Ospiti d’onore il leader nazionale del Partito Carlo Calenda ed il suo vice Ettore Rosato

Il dibattito dura un paio di ore, scandito dal malcontento per la Legge che ha tagliato il numero dei Parlamentari impedendo così a Cassino e tutto il circondario di eleggere un suo deputato o senatore. Ma anche l’agonia dello stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano, lo sviluppo economico del Lazio Sud, la farraginosità delle Regioni. Proprio quando il senatore ha dichiarato chiuso il dibattito e tutti si preparavano a spostare l’attenzione sulla cena, l’ex ministro Carlo Calenda a microfono ancora aperto ha detto: “Ma il sindaco di Cassino c’è?.

Calenda chiama, Salera risponde e sferra la stoccata

Carlo Calenda

“Eccomi”, ha risposto prontamente Enzo Salera, che si è avvicinato per interloquire con il parlamentare, mettebndo subito in chiaro la sua appartenenza al Partito Democratico. Da quel momento è scattato un simpatico alterco che ha interessato tutti i presenti che nel frattempo avevano circondato i due leader facendo capannello, creando intorno a loro le pareti di un ring verbale.

Enzo Salera colpisce subito: “Senatore, ma lei che dice che questa legge elettorale fa schifo e va cambiata, sa che è stata fatta proprio dalla persona che siede alla sua sinistra?. E indica senza alcuna remora Ettore Rosato. A quel punto Calenda, che ha nascosto l’imbarazzo sotto un sorriso di circostanza, arringa: ”Sì, è vero. Però io sono contrario e la voglio cambiare”.

“Ma come fa a dire una cosa del genere con Rosato proprio vicino a lei, dai su”, rilancia ancora Salera.

Enzo “capopopolo”

Carlo Calenda ed Ettore Rosato a Carnello

E, allontanatosi, insieme al sindaco di Piedimonte San Germano Gioacchino Ferdinandi ed altri primi cittadini giunti nella città di Cicerone per l’evento, ha continuato: “Non hanno capito che la questione vera della legge sono i territori? Possiamo continuare così? Facessero una legge sulle preferenze dove i cittadini si scelgono il loro parlamentare vediamo se hanno il coraggio di approvarla. Pensano solo a conservare il proprio posto”

Le parole del primo cittadino della città martire hanno trovato sponda negli altri sindaci che ne hanno condiviso le ragioni. E il punto sta tutto qui. Sta nei sindaci che, dopo l’accorpamento dei collegi, penalizzante per tutti, non ci stanno, questa volta, a fare finta di niente. A non alzare la voce. Ad ingoiare ancora una volta una legge fredda e plasmata solo da una prospettiva, quella delle segreterie di Partito. 

L’insofferenza

Il terreno di scontro è anche qui. Lontano dal palazzo e dalle segreterie di Partito. È nei territori, affamati più che mai di rappresentanza. Resi afoni dal gridare i propri bisogni e le proprie recriminazioni nelle Aule parlamentari. E a muovere guerra sono sindaci, amministratori locali, corpi intermedi e rappresentanti della società civile di tutti gli ordini e i gradi.

La riforma della legge elettorale, che in questi giorni è sul tavolo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al vaglio della maggioranza di governo, non può non tenere conto delle osservazioni e delle lamentele che a gran voce agitano le province.