Salera non vuole essere il candidato PD. Vuole essere il candidato dei sindaci

Il sindaco di Cassino evita il confronto con la segreteria provinciale del Partito Democratico perché punta a una candidatura costruita dal basso. L'obiettivo è arrivare alla presidenza della Provincia con l'investitura dei sindaci, trasformando il consenso dei territori nella sua vera forza politica.

Il telefono del sindaco di Cassino Enzo Salera squilla in continuazione. A vuoto. Non risponde. Per scelta. Mentre il Segretario Provinciale del PD aspetta ancora una risposta, Salera sta già giocando una partita diversa per le prossime elezioni Provinciali. E lo fa seguendo il manuale che ha imparato a memoria durante i mei trascorsi nella Scuola Ufficiali di Fanteria a Cesano di Roma: altro che Frattocchie o Don Orione, scuola militare, non scuola di Partito.

Lì insegnano che l’avversario non deve conoscere le tue mosse, devi spiazzarlo con la tua imprevedibilità, confonderlo con la riservatezza: le operazioni più ambiziose si preparano in silenzio. È quello che sta facendo. La strategia sulle elezioni che definiranno il dopo Luca Di Stefano a Palazzo Iacobucci di Frosinone è già tracciata.

A metterla in campo già da alcune settimane sono in due: lui ed il suo storico coordinatore delle liste Fernando Cardarelli. Insieme stanno costruendo da settimane tutto quello che nessuno dei due dice a voce.

Salera candidato ma non del Pd

Foto © IchnusaPapers

Il punto è questo: Salera non risponde al telefono perché non vuole essere il candidato Presidente della Provincia indicato dal Partito Democratico. Vuole essere il candidato che i sindaci chiedono. Con forza e dalla base. E se il Pd vuole aggregarsi è ben accetto. Una differenza che sembra sfumatura ma è sostanza politica pura.

Una candidatura calata dall’alto dal Partito avrebbe il sapore di una promozione controllata, utile alla segreteria, gestibile dalla segreteria. Una candidatura che nasce dal basso, dai territori, dai primi cittadini, avrebbe tutt’altro peso specifico: sarebbe trasversale per definizione, non riconducibile a nessuna corrente.

E soprattutto non dovrebbe nulla: al Segretario Provinciale Achille Migliorelli, alla componente nella quale ufficialmente entrambi militano Area Dem, ai due capicorrente Daniele Leodori e Francesco De Angelis. Che cordialmente detesta e ne è politicamente ricambiato.

La convention dei sindaci

Il piano è già abbozzato nei dettagli. I rumor dietro le quinte assicurano che Salera e Cardarelli erano pronti a muovere le truppe prima delle vacanze estive. Poi hanno deciso di aspettare: meglio settembre inoltrato, se dovesse fare ancora troppo caldo meglio ottobre, meglio con più sindaci a bordo e più tempo per costruire la rete.

L’appuntamento che circola tra gli addetti ai lavori è una grande convention di sindaci, nell’Aula Pacis o in un’altra struttura di Cassino abbastanza capiente. Un appuntamento costruito intorno ad un dibattito sui ritardi nei territori, denunciando l’evanescenza degli anni di Luca Di Stefano in Provincia, proponendo un’alternativa. Un formato volutamente istituzionale, non di Partito. Una cornice in cui la politica può entrare dalla finestra senza dover bussare alla porta del PD.

In quello scenario, se le condizioni continueranno a maturare nella direzione giusta, emergerebbe la candidatura del sindaco di Cassino alla Presidenza della Provincia. Non annunciata da una Segreteria. Non votata in un direttivo. Ma richiesta, formalmente e pubblicamente, dai sindaci del territorio. 

Una candidatura di territorio, non di partito. E proprio per questo, nelle intenzioni di Salera, molto più forte di qualsiasi patrocinio Dem.

L’attesa che diventa strategia

Enzo Salera

Rileggendo l’atteggiamento di Salera degli ultimi giorni (gli incontri saltati, gli appuntamenti di Partito evitati, il silenzio sulla proposta di Migliorelli) si capisce che non si tratta di diffidenza generica. Si tratta di una strategia precisa. Chi costruisce una candidatura dal basso non può contemporaneamente accettare una dall’alto. Sarebbe un segnale di debolezza e una contraddizione politica difficile da spiegare ai sindaci con cui sta trattando.

Il PD provinciale, in questo quadro, rischia di trovarsi in una posizione scomoda: o aspetta che Salera decida i suoi tempi (e lo farà a settembre, non prima) oppure prova a forzare la mano, con il rischio di spingere il sindaco di Cassino verso una candidatura che lo renderebbe ancora meno dipendente dal Partito. In entrambi i casi, l’iniziativa è nelle mani di Salera.

E lui, per ora, non ha nessuna fretta di restituirla.