La partita per cambiare gli equilibri. Dopo le Provinciali Enzo Salera prova a ridisegnare gli equilibri del Pd ciociaro. Non una guerra alle correnti ma una strategia per cambiarne i rapporti di forza, aprendo un dialogo diretto con l’area di Marta Bonafoni. Attraverso il ritorno al dialogo con Danilo Grossi, lo spin doctor delle sue elezioni
Non è una polveriera pronta a esplodere sotto i piedi del Partito Democratico. Piuttosto un cantiere aperto, dove ogni mattone viene spostato con cautela per ridisegnare la pianta dell’edificio. L’obiettivo non è far saltare il banco ma cambiare il tavolo da gioco. Enzo Salera lo ha capito negli ultimi mesi, mentre osservava gli equilibri interni del Pd provinciale irrigidirsi come un meccanismo inceppato.
Centrata l’elezione in Provincia con le votazioni di domenica scorsa, il sindaco di Cassino ha scelto ora una strategia diversa. Stop alla carica frontale con la sciabola in pugno. Non demolire ma spostare i pesi. Non più urlare contro le correnti ma lavorare per alterarne i rapporti di forza. L’idea è semplice quanto ambiziosa: aprire uno spazio politico nuovo dentro il Partito, rompendo il binario quasi obbligato del bipolarismo tra Francesco De Angelis (Area Dem – Presidente Pd del Lazio) – Sara Battisti (Rete Democratica – Presidente di Commissione Regionale) e delle costellazioni di sottocorrenti che gli ruotano attorno.
Il pitbull alla catena

In queste ore Salera ha assicurato al guinzaglio il suo istinto dal pitbull della politica. Ha smesso di mordere a vista ed ha iniziato a studiare la partita come un giocatore di scacchi. La sua non è soltanto una semplice crociata contro le correnti ma il tentativo di cambiare i “cartari” che distribuiscono le carte e decidono chi può giocare e chi deve restare a guardare. Per riuscirci servono sponde, alleati, correnti d’aria che spingano nella stessa direzione.
E soprattutto serve intercettare il malumore che Salera ritiene sia tra Circoli ed amministratori locali, incanalarlo e trasformarlo in una proposta politica organizzata. A dargli ragione ci sono quei 599 voti dati domenica al Pd ma senza esprimere una preferenza: come a dire “questi non ve li votiamo”. E ci sono i voti mancati in fascia Blu, quella che raggruppa i 53 Comuni con popolazione fino a 3mila abitanti e nella quale votano 579 amministratori. Vero che una parte si è spostata fisiologicamente verso il governo regionale, più vero ancora che è stato micidiale il lavoro di scouting compiuto dall’assessore regionale Giancarlo Righini. Ma è innegabile che un lotto di voti certi sono mancati, sia ad Area Dem, sia a Rete Democratica e sia ad Enzo Salera.
La pace con Grossi

Non è un caso che da qualche tempo il dialogo con l’area di Elly Schlein abbia iniziato a prendere corpo. Il filo diretto passa in particolare per Marta Bonafoni, coordinatrice della Segreteria Nazionale del Partito. Ad intrecciare il filo del dialogo è stato Danilo Grossi, dirigente nazionale Pd e nel passato spin doctor di Enzo Salera nelle sue due elezioni comunali vinte a Cassino. I loro rapporti si erano interrotti dopo l’elezione bis in municipio. Ora Danilo grossi ha intessuto un filo sottile ma resistente, che negli ultimi giorni ha mostrato tutta la sua elasticità: entrambi, Bonafoni e Salera, hanno disertato il congresso provinciale del primo marzo. Entrambi hanno lasciato filtrare segnali di distanza dall’accordo raggiunto con le aree maggioritarie Rete Democratica e Area Dem.
Una convergenza che per Salera rappresenta qualcosa di più di una semplice alleanza tattica. È la possibilità di aprire un varco verso Roma, di scavalcare il recinto delle correnti provinciali e dialogare direttamente con la Segreteria nazionale. In altre parole: diventare un passaggio obbligato nelle dinamiche politiche ed elettorali della provincia di Frosinone.

Nelle ore successive al voto per le provinciali, Salera ha riunito i suoi fedelissimi. Un vertice ristretto, quasi una stanza dei bottoni improvvisata, per leggere i numeri e capire la direzione del vento. I dati, raccontano i presenti, parlano chiaro: il Partito si è irrigidito, si è chiuso su se stesso come una fortezza assediata. E la lunga guerra di trincea tra correnti ha presentato il conto. Salato.
È stata una sconfitta

È stata una sconfitta, senza ombra di dubbio avrebbe detto senza giri di parole, parlando con i suoi fedelissimi subito dopo le Provinciali Danilo Grossi, coordinatore provinciale di Parte da Noi l’area che fa riferimento a Marta Bonafoni ed Elly Schlein. Un giudizio netto, che non lascia spazio a interpretazioni su come sia andato il voto. A chi gli ha domandato dei suoi rapporti con il sindaco ha risposto che con Salera c’è un rapporto forte e in queste settimane non è venuto meno. Al punto che l’area lo avrebbe sostenuto in questa corsa alle Provinciali. Il messaggio politico lo aveva lanciato in occasione del Congresso: «Non siamo per una restaurazione del passato, ma per costruire un nuovo corso». E non lo ha rinnegato nemmeno in queste ore dopo il voto in Provincia.
Traduzione: cambiare il nome del Segretario Provinciale non basta se a muovere i fili restano sempre gli stessi. Un affondo che guarda direttamente agli equilibri costruiti negli anni attorno a De Angelis e Battisti. Un affondo che Salera condivide e fa suo.
Il nuovo passo di Achille

Il Pd provinciale, oggi, assomiglia a una creatura a tre teste. E il nuovo segretario Achille Migliorelli deve guidarla evitando che si morda la coda da sola. La nuova geografia interna al Partito è ormai evidente e la Segreteria provinciale sembra averlo capito, cambiando subito registro. Nel lessico di Migliorelli tornano parole come “nuovo inizio”, “superare gli steccati”, “chiudere i dissidi”. Sarà per questo che il Segretario ha scelto di non seguire lo spoglio nella stanza del Gruppo Pd a Palazzo Iacobucci insieme ai quadri del Partito. Ma si è sistemato nella Sala Giunta, insieme alla Stampa ed ai suoi fedelissimi di Primavera Studentesca. Distante da De Angelis, distante da Battisti, distante pure da Salera che era di fronte ai monitor all’ingresso del Palazzo in piazza Gramsci a Frosinone.
Non è un caso che il prossimo passaggio politico sia stato fissato proprio a Cassino. Il 20 marzo, nella città guidata da Salera, Migliorelli ha convocato tutti gli eletti del Partito nel Lazio: consiglieri regionali, parlamentari, eurodeputati. Tra loro ci sarà anche Marta Bonafoni.

Il pretesto politico è la manifestazione dei lavoratori di Stellantis. Una vertenza che attraversa il tessuto produttivo del territorio come una crepa profonda e riguarda il destino di centinaia di famiglie. Ma dietro la mobilitazione sociale si intravede anche il terreno su cui il Pd prova a ricostruire la propria identità: tornare nei luoghi del lavoro, difendere l’occupazione, occupare gli spazi che – secondo i dem – la destra lascia scoperti. (Leggi qui: Stellantis al bivio: 12 giorni di lavoro e la piazza più grande degli ultimi 25 anni. E qui: Stellantis nel tunnel: linee pronte, Giulia e Stelvio cancellate, 2 anni di deserto per Cassino).
E proprio a margine di quella giornata, lontano dai microfoni e dai comunicati ufficiali, potrebbe aprirsi un confronto vero. Non più per interposta corrente, ma viso a viso. Sul tavolo non ci sarà solo la crisi industriale del territorio. Ci sarà anche il futuro degli equilibri interni del Partito. E la partita, questa volta, promette di essere tutt’altro che tranquilla.



