Salera scuote il Pd: la rivolta dei territori contro il partito delle correnti

Dopo il voto provinciale Enzo Salera apre un fronte nel Pd: "sindaci e amministratori chiedono di riportare il Partito nei territori”. Il sindaco di Cassino punta a cambiare gli equilibri interni senza rompere con il segretario Achille Migliorelli.

Lorenzo Vita

Rerum Cognoscere C@usas

Non è la solita guerra di correnti. Qui, per lui, la posta in gioco è più alta: la tenuta stessa del Partito Democratico. Più che un regolamento di conti tra capibastone, somiglia a una ribellione che sale dai territori come una marea montante. Parte dai Circoli, ma non si ferma lì. Coinvolge sindaci, amministratori, pezzi di classe dirigente che chiedono di riportare il Pd con i piedi per terra. (Leggi qui: Pd, la pace è già finita: Salera riapre la guerra interna dopo il voto provinciale).

L’idea, spiega a chi lo ascolta in queste ore, è semplice: rimettere il Partito in sintonia con i territori. Tornare a essere una forza che ascolta, che capisce, che costruisce un’opposizione credibile al vero avversario politico, il centrodestra. Non un Partito chiuso nella torre d’avorio delle leadership interne, dove ci si accapiglia per il timone mentre la nave imbarca acqua. Enzo Salera, in queste ore, è un vulcano in piena attività. Il telefono non smette di squillare.

Squilla il telefono

«Mi hanno chiamato decine di amministratori», racconta.
E non solo dal Pd. Nel suo registro chiamate compaiono nomi di peso del governo regionale e figure di primo piano del partito, sia a livello regionale che nazionale.
«Ho ricevuto un’enorme attestazione di stima. Mi ha colpito molto. Tanti consiglieri e dirigenti del Partito hanno capito cosa stiamo cercando di fare davvero. E lo condividono». (Leggi qui: Salera rivolta il Pd: pace con Grossi e abbraccio con Bonafoni).

Tradotto dal linguaggio diplomatico: non sono solo nella trincea. Un messaggio che suona come un colpo di tosse nella stanza dei bottoni del Pd provinciale, dove da anni siedono Francesco De Angelis, Sara Battisti e Antonio Pompeo, a capo delle componenti Area Dem, Rete Democratica e Riformisti di Guerini.

Enzo Salera

Salera lo dice senza girarci troppo intorno: «Sono stato il candidato più votato tra i piccoli comuni. Da Serrone a San Vittore del Lazio oltre cinquanta amministratori hanno scritto il mio nome, in aperto contrasto con chi ha gestito il Congresso e con il patto che ne è derivato». A rafforzare il quadro ci sono anche i numeri più silenziosi ma altrettanto eloquenti: 599 voti di lista senza preferenza. Schede orfane di nome, lasciate lì come un messaggio in bottiglia. Molti amministratori hanno preferito non seguire le indicazioni dei capicorrente.

«È vero che nei piccoli comuni il vento soffia spesso dalla parte di chi governa la Regione – osserva Salera – ma se anche i sindaci e i consiglieri del nostro Partito si rifiutano di seguire le indicazioni per votare una persona che non è neppure iscritta al Pd, allora significa che siamo davanti a un fallimento politico». La stilettata è per il suo consigliere comunale Luca Fardelli, schierato in lista da Rete Democratica.

Il dialogo al Nazareno

Elly Schlein ed Enzo Salera

Ma sotto la cenere si muove anche altro. Da giorni circola una certezza nei corridoi della politica provinciale: il dialogo tra Salera e l’area della consigliera regionale Marta Bonafoni che è la coordinatrice della Segreteria nazionale del Pd, voluta in quel ruolo personalmente dalla Segretaria Elly Schlein. In provincia quella corrente fa capo a Danilo Grossi, ex assessore comunale a Cassino ed oggi dirigente nazionale del Partito. (Leggi qui: Salera rivolta il Pd: pace con Grossi e abbraccio con Bonafoni).

Il fatto che molti voti di quell’area siano finiti proprio su Salera non è passato inosservato. Anzi, è diventato un chiaro segnale che aumenta l’entropia. A chi gli chiede se stia cambiando campo, però, Salera risponde con una frase che apre nuove crepe nella tregua armata con cui si è chiuso il congresso: «Io sono sempre stato in AreaDem. Sono stato “battezzato” da Bruno Astorre nel 2019 e da allora non ho mai lasciato quell’area».

Poi affonda: «Semmai sono altri che sono arrivati dopo, pensando di poter gestire il Partito a propria immagine e somiglianza, senza rispettare chi c’era già. Ma il voto delle provinciali e il malcontento dei militanti raccontano un’altra storia». Parole che bruciano come brace viva e che arrivano dritte sulla scrivania del presidente regionale del Partito, Francesco De Angelis. Salera si riferisce a lui quando parla di “altri che sono arrivati dopo”.

Non è una crociata

Achille Migliorelli ed Enzo Salera

Ma la partita, assicurano i suoi, non è una crociata personale. Non è il classico assalto alla diligenza. Piuttosto una strategia costruita con pazienza, partendo dai numeri usciti dalle urne provinciali. L’obiettivo è capitalizzare il malcontento che secondo Salera serpeggia tra gli amministratori e costringere la classe dirigente del Partito a fare i conti con la realtà. In altre parole: spostare i pesi sul tavolo e cambiare l’inerzia della partita.

Il sindaco di Cassino e i suoi, dunque, hanno deciso di imboccare la strada della discontinuità. Non un colpo di mano ma una lenta erosione degli equilibri consolidati. Un lavoro di scavo che punta a cambiare il volto del Pd provinciale. Questo non significa aprire una guerra al nuovo segretario Achille Migliorelli, che condivide con Salera la volontà di portare il Partito fuori dal labirinto delle correnti che lo hanno eletto.

La sfida è un’altra: rompere l’immobilismo che negli ultimi anni ha trasformato il Pd in un ring permanente. (Leggi qui: Migliorelli porta il Pd alla marcia per Stellantis: il Partito torna nei luoghi del lavoro).

Cambiare non solo i nomi sui cartellini della Segreteria ma anche di quelli che decidono chi può sedersi al tavolo della partita. Perché, come si dice, non basta cambiare il mazziere se le carte restano sempre nelle stesse mani.