San Donato diventa la capitale delle aree interne: vertice con 160 amministratori

160 amministratori da otto regioni, parlamentari, accademici e rappresentanti istituzionali riuniti a San Donato Val di Comino per il Meeting Nazionale di ALI. Al centro: i dieci punti per trasformare la Strategia Nazionale per le Aree Interne in una politica permanente della Repubblica.

La battuta circola nei convegni sulla demografia italiana: «I piccoli Comuni non muoiono per mancanza di risorse, muoiono per mancanza di attenzione». Ecco, giovedì a San Donato Val di Comino quell’attenzione è arrivata tutta insieme. E non sottovoce.

Il Meeting Nazionale delle Aree Interne, promosso da ALI, ha trasformato questo angolo del Lazio nel punto di riferimento nazionale del dibattito sulle politiche di riequilibrio territoriale. Oltre 160 amministratori locali provenienti da Umbria, Marche, Lazio, Campania, Molise, Abruzzo, Basilicata ed Emilia Romagna. Con loro, parlamentari, accademici, rappresentanti istituzionali, GAL e associazioni. Hanno riempito le sale e i dibattiti con una domanda precisa: come si salva chi vuole restare? Quali prospettive mantengono quelli che scelgono di non andare via, non trasferirsi nei centri più vicini alle strade principali ed ai servizi?

I dieci punti che chiedono di cambiare tutto

Al centro dei lavori il documento programmatico di ALI, presentato dal presidente nazionale e sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieridieci priorità per trasformare la Strategia Nazionale per le Aree Interne (troppo a lungo rimasta un esperimento) in una politica permanente della Repubblica. Si parla di superamento della fase sperimentale della Strategia, di recupero dei ritardi nell’attuazione della programmazione, di rafforzamento della capacità amministrativa dei piccoli Comuni, di riforma delle autonomie locali, di servizi essenziali come diritti di cittadinanza e non come concessioni. E soprattutto di innovazione digitale, sviluppo sostenibile e integrazione con le politiche europee.

La parola chiave, quella che ha risuonato più di tutte durante la giornata, è però una sola: «diritto di restare». Affinché nessuno sia costretto ad abbandonare il proprio paese non per scelta, ma per assenza di alternative. Un concetto che in politica suona semplice e nella realtà è straordinariamente difficile da garantire, soprattutto quando il treno non passa più, il medico di base è in pensione e la scuola ha chiuso la seconda classe per mancanza di bambini.

Un contributo spirituale e una comunità che fa rete

Non è mancato nemmeno il contributo del Vescovo di Assisi Monsignor Felice Accrocca: attraverso un videosaluto ha portato una riflessione. Ha dato alla giornata una dimensione che andava oltre la tecnica amministrativa. Perché il tema dello spopolamento non è solo un problema di bilanci e di PNRR: è una questione di identità, di senso di appartenenza, di radici.

I panel tematici (dedicati ai Comuni montani, alla cultura, al welfare, allo sviluppo locale e alle buone pratiche) hanno dimostrato una cosa che spesso si dimentica nei corridoi ministeriali: le soluzioni esistono già. Si stanno sperimentando, funzionano, attendono solo di essere scalate e finanziate in modo stabile.

Pittiglio: «Da qui parte un messaggio chiaro»

Enrico Pittiglio, sindaco di San Donato Val di Comino e Direttore di ALI Lazio, ha chiuso la giornata con parole che suonavano insieme come un bilancio e come un programma: «San Donato Val di Comino ha dimostrato che le aree interne non sono periferie, ma luoghi nei quali si costruisce il futuro dell’Italia. Da qui parte un messaggio chiaro alle istituzioni nazionali: le aree interne hanno bisogno di una politica stabile, di investimenti, di servizi e di una visione di lungo periodo».

Un messaggio che parte da un piccolo Comune della Ciociaria per arrivare a Roma. E che chiede, semplicemente, di essere ascoltato.