San Giorgio a Liri, il braccio teso e la bandiera strappata

l caso esplode dopo la diffusione di un video che ritrae l’ex sindaco Francesco Lavalle in un gesto interpretato come saluto romano, mentre sullo sfondo si sente “Viva il Duce”. Poco dopo, davanti alla sede del Partito Democratico viene danneggiata la bandiera e lasciato un tricolore con la stessa scritta. Il PD, con Achille Migliorelli, Daniele Leodori, Francesco De Angelis e Sara Battisti, parla di atto intimidatorio. Lavalle respinge le accuse e chiede la rimozione del video. La vicenda apre un fronte politico e simbolico nel paese commissariato.

Cominciamo dai fatti. Perché in questa storia — come in molte storie italiane — i fatti sono meno interessanti delle interpretazioni che ci costruiscono sopra. E le interpretazioni, in un Comune commissariato del sud della provincia di Frosinone, riescono a diventare un caso nazionale nel giro di ventiquattr’ore.

I fatti

Francesco Lavalle

Francesco Lavalle, ex sindaco di San Giorgio a Liri sotto la bandiera di Forza Italia, caduto per le dimissioni del Pd che fino al giorno prima governava insieme a lui, si trova a una tavolata dopo il passaggio del Giro d’Italia. Qualcuno lo riprende con il telefonino. Lui alza il braccio: verso il telefono, dice lui, per salutare chi lo stava filmando. Fanpage pubblica il video e titola: saluto romano. Lui smentisce, chiede e ottiene la rimozione del video, parla di «video artefatto».

In sottofondo, nel video, si sentiva Viva il Duce. Ma — sottolinea Lavalle — lui era con quaranta persone in un locale pubblico e non può sapere cosa mette il gestore sul giradischi. Argomento tecnicamente inattaccabile. Politicamente fragile.

Fin qui la prima scena. Poi arriva la seconda, quella che trasforma una polemica da bar in qualcosa di più serio.

La bandiera strappata

Achille Migliorelli

Davanti alla sede del PD di San Giorgio a Liri — circolo intitolato a Luigi De Rosa, giovane ucciso in un agguato fascista a Sezze — qualcuno ha danneggiato la bandiera del Partito ed ha lasciato una piccola bandiera tricolore con scritto «Viva il Duce». Non è una scritta goliardica. È un atto che sceglie con cura il bersaglio: una sede intitolata a una vittima del fascismo, nel giorno in cui il paese discute di bracci tesi e canzoni nostalgiche.

Il Segretario provinciale del PD Achille Migliorelli — originario di San Giorgio a Liri, il che aggiunge al tutto una dimensione personale — parla di «atto squadrista e intimidatorio». Il Segretario regionale Daniele Leodori sottolinea il significato di colpire proprio quella sede: «significa colpire una memoria e i valori democratici della nostra comunità». Il presidente PD del Lazio Francesco De Angelis chiude il cerchio: «un gesto grave, dal chiaro sapore intimidatorio, che non può essere sottovalutato né derubricato a semplice vandalismo».

Francesco De Angelis e Sara Battisti

La Consigliera regionale Sara Battisti mette in chiaro: “Quanto accaduto alla sede del Partito Democratico di San Giorgio a Liri rappresenta un episodio grave che va condannato con fermezza. I simboli riconducibili al fascismo comparsi sui muri sono un segnale preoccupante che nulla ha a che vedere con il confronto democratico e civile“.

Tre dichiarazioni, tre registri diversi, un unico obiettivo: non lasciare che la cosa passi in silenzio. Strategia comprensibile e probabilmente giusta. Ma in questa storia ci sono almeno quattro livelli che vale la pena separare invece di mescolarli come fa comodo a ciascuna delle parti.

I quattro livelli

Francesco Lavalle

Il primo: il video di Lavalle. Può essere un saluto maldestro, un gesto frainteso, una ripresa montata ad arte. Può anche essere quello che sembra. Il problema è che Viva il Duce in sottofondo non è una coincidenza neutrale. E che in politica — come nella vita — il contesto in cui ti metti conta quanto quello che fai. Un ex sindaco di centrodestra, in un Comune che è stato appena commissariato, farebbe bene a scegliere con più cura le tavolate alle quali stare se la musica non è nel solco della tradizione democratica di quella fascia tricolore che fino a qualche mese fa ha indossato. Se in un locale suonano una musica che stona con la Costituzione o si fa cambiare spartito o si cambia locale. Soprattutto se ci si candida ad essere rieletti nel nome di quella Costituzione, scritta sull’Antifascismo.

Modesto Della Rosa

Il secondo: il braccio teso a salutare (ammesso e pure concesso), il secondo o poco più di indugio (ammesso altrettanto) uniti all’intelligenza di Francesco Lavalle autorizzano a pensare ad una furbata colta al volo. Perché San Giorgio a Liri è il Comune che venne amministrato dal sindaco Modesto Della Rosa, l’unico parlamentare a non seguire Gianfranco Fini dopo la svolta di Fiuggi. E finito sotto processo per una paraculata simile: allungò il braccio davanti ad una telecamera durante una processione. Lo hanno assolto dopo anni: il saluto romano non è reato. Ma è un’indegnità in una Repubblica nata sul sangue versato degli antifascisti. Che però fa parlare.

L’offesa al Pd

Il terzo: il vandalismo alla sede PD. È un atto concreto, documentato, che ha un significato preciso. Non perché qualcuno lo abbia interpretato così ma perché chi lo ha compiuto ha scritto cosa voleva dire. Non va archiviato. Va denunciato, investigato, perseguito. Fine. Anche se voleva essere una goliardata. Non esiste ignoranza che possa tollerare una goliardata su una cosa simile.

Il municipio di San Giorgio a Liri

Il quarto: il nesso tra i due episodi. Che i due fatti siano collegati non è detto. Potrebbe essere una coincidenza, per quanto sgradevole. Che vengano letti insieme, in un Comune già commissariato e politicamente incandescente, è inevitabile. E forse questo è il dato più interessante di tutta la storia: San Giorgio a Liri, mille anime sul confine con il Lazio, è diventato per qualche giorno il termometro di tensioni che attraversano il Paese intero.

Il braccio teso — vero o artefatto che sia — e la bandiera strappata sono due facce di qualcosa che in Italia non passa mai del tutto. Riaffiora, si sedimenta, aspetta il momento giusto per tornare a galla. Di solito lo fa nei posti piccoli, lontano dai riflettori. Questa volta i riflettori ci sono arrivati ugualmente.

San Giorgio a Liri aspetta le elezioni. Nel frattempo, aspetta anche delle risposte.