Patto Civico denuncia irregolarità nella convocazione del Consiglio del 29 giugno e chiede una verifica prefettizia. Nel frattempo le deleghe ritirate a Santoro e Gatta diventano una polpetta che nessuno vuole cedere agli altri: FdI, Lega e FI si fronteggiano a muso duro. Cianfrocca prende tempo. Forse è la mossa più saggia. Forse è l'unica che ha.
Non bastava la rottura. Ci voleva anche il Prefetto. Umberto Santoro, capogruppo di Patto Civico, ha scritto al Prefetto di Frosinone Giuseppe Ranieri chiedendo una verifica sulla regolarità del Consiglio comunale del 29 giugno scorso ad Alatri. La questione è procedurale ma non è di poco conto: Santoro sostiene che, nonostante Patto Civico si sia regolarmente costituito come gruppo consiliare ad aprile — con tanto di comunicazione formale all’assise — lui non è stato convocato alla riunione dei capigruppo che ha preceduto il Consiglio. (Leggi qui: Alatri, la resa dei conti: Patto Civico abbandona l’Aula, Cianfrocca ritira le deleghe).
«Questo ci ha impedito di partecipare ai lavori preparatori, oltre ad essere una grave omissione», ha scritto Santoro. «Un gruppo consiliare è stato escluso dalla geografia istituzionale del Consiglio comunale». E aggiunge: sollevata la questione senza ottenere risposta, il gruppo ha abbandonato l’aula.
L’abbandono dell’aula, riletto

La sequenza, riletta con questa chiave, cambia di significato. Quello che nel racconto del 29 giugno appariva come un gesto politico (l’uscita dall’aula come segnale di rottura) aveva anche, nella lettura di Santoro, una motivazione procedurale: non si può partecipare a pieno titolo a un Consiglio i cui lavori preparatori si sono svolti senza di te. L’appello al Prefetto trasforma una protesta politica in una contestazione formale. Con tutto quello che ne consegue in termini di possibili effetti sulla validità degli atti adottati in quella seduta.
Sarà il Prefetto a stabilire se ci siano state effettivamente irregolarità. Nel frattempo, però, la vicenda acquisisce una dimensione diversa: non è più soltanto la storia di una maggioranza che si sgretola, ma quella di un Consiglio comunale la cui regolarità è messa in discussione da chi ne faceva parte.
Le deleghe e la guerra dei Partiti
Sul secondo fronte, quello delle deleghe tolte a Santoro e Martina Gatta (Servizi sociali e Arredo urbano): il copione si è rivelato prevedibile nella sua inevitabilità. Il centrodestra aveva trovato compattezza nell’invocarle indietro. Nel momento in cui si è trattato di decidere a chi darle, quella compattezza è evaporata nel giro di una riunione di maggioranza.

Il sindaco Maurizio Cianfrocca aveva proposto di affidarle a Forza Italia, che rispetto agli alleati sconta uno squilibrio: un solo assessorato, quello allo Sport, contro una presenza più robusta di Lega e FdI. Una proposta di riequilibrio, in apparenza ragionevole.
Fratelli d’Italia ha risposto ricordando che i Servizi sociali, ad inizio mandato, erano stati loro. Non per caso: era il tempo in cui lo stesso Santoro, prima dei suoi vari passaggi politici, era stato eletto nelle file di FdI ottenendo proprio quella delega assessorile. Per i meloniani, la logica è lineare: quella delega era di FdI allora, deve tornare a FdI adesso.
La Lega ha alzato il muro ricordando di avere già ceduto la delega all’Urbanistica proprio a FdI, in uno dei tanti rimpasti che hanno costellato la consiliatura. Un sacrificio già fatto, che non intende ripetere.
Cianfrocca prende tempo

Il sindaco aveva capito dove stava andando la discussione. Forse lo sapeva prima ancora di aprirla. Chi frequenta le riunioni di maggioranza alatrensi da qualche anno conosce questa recidiva: il centrodestra locale trova l’unità nei momenti di opposizione a qualcuno, e la perde nei momenti in cui deve dividersi qualcosa.
Cianfrocca ha annunciato che deciderà entro una settimana. È una scelta che ha il sapore di una non-scelta: prendere tempo, lasciare che le acque si calmino, sperare che una soluzione si affacci da sola. Non è escluso — anzi, secondo alcuni è lo scenario più probabile — che alla fine il sindaco decida di tenere le deleghe per sé, senza assegnarle a nessuno. Con la consiliatura agli sgoccioli, sarebbe il modo più semplice per non scontentare nessuno scontentando tutti allo stesso modo.
Resta però una domanda che la cronaca di questi giorni non riesce a scrollarsi di dosso: questa è davvero la fine, o c’è ancora spazio per un altro capitolo? Considerando che Alatri ha già visto memorandum, rotture, abbandoni d’aula, riunioni di maggioranza infuocate e ora un appello al Prefetto, la risposta più onesta è che probabilmente un altro capitolo arriverà. Come sempre, inatteso nella forma e prevedibile nella sostanza.



