Nel Capoluogo le opposizioni si muovono su fronti separati: centro storico e Scalo diventano terreni distinti di battaglia. Sulla viabilità nuova proposta “ibrida”, ma manca una strategia unitaria. E il sindaco Mastrangeli resta favorito
Le minoranze ora si dividono la città
Ieri il centro storico, oggi lo Scalo. A Frosinone le opposizioni non si dividono solo in Aula ma sembrano spartirsi anche i quartieri “sensibili” del capoluogo. Se fosse una strategia, potrebbe perfino funzionare: marciare divisi per colpire uniti. Ma la sensazione, osservando i movimenti in Consiglio comunale, è un’altra. Non c’è una regia politica, ma piuttosto un presidio spontaneo di temi che toccano da vicino i cittadini.

A riaccendere i riflettori sulla piazza davanti alla chiesa della Sacra Famiglia sono stati Anselmo Pizzutelli, Maria Antonietta Mirabella (Lista Mastrangeli) e Giovanni Bortone (ancora formalmente capogruppo della Lega, ma ormai all’opposizione del sindaco). Il loro intervento riporta al centro una questione che allo Scalo è tutto fuorché secondaria: la viabilità.
La diagnosi è netta: la pedonalizzazione totale della piazza è un esperimento fallito. Secondo i consiglieri, ha prodotto l’effetto opposto rispetto a quello atteso, trasformando uno spazio urbano in un punto di congestione per l’intero quartiere. Non è una posizione nuova: già in sede di bilancio avevano presentato un emendamento – poi respinto dal sindaco Riccardo Mastrangeli – per riaprire al traffico la piazzetta e alleggerire la pressione sulla viabilità circostante.
Oggi tornano alla carica, segno che il tema non è stato archiviato. E che, soprattutto, il malessere dei residenti continua a covare sotto la superficie.
La proposta: piazza “ibrida” tra traffico e pedonalità
La novità non è tanto nella critica, quanto nella proposta. I consiglieri non chiedono uno smantellamento totale della pedonalizzazione, ma avanzano un’ipotesi di compromesso. Una piazza “ibrida”, capace di tenere insieme esigenze diverse.

«Potremmo avere una piazza durante il fine settimana, cioè sabato e domenica, e potremmo avere invece la viabilità aperta durante i giorni infrasettimanali», spiegano. E ancora: «Basterebbe realizzare una corsia di deflusso con paletti dissuasori per chiudere al traffico nel weekend e lasciare aperto il resto del tempo». Una soluzione pragmatica, che prova a rispondere alla domanda reale del quartiere: vivibilità senza paralizzare il traffico.
Ma nel mirino finisce anche il metodo. I consiglieri contestano infatti la scelta originaria, attribuita alla precedente amministrazione Ottaviani, accusata di aver portato avanti l’intervento «nonostante le forti criticità sottolineate dalla popolazione». Una critica che, di fatto, chiama in causa la continuità amministrativa con l’attuale gestione.

A rendere il quadro ancora più complesso c’è poi il progetto del Bus Rapid Transit (BRT). Secondo i consiglieri, il passaggio del tracciato in via Don Minzoni, via Sacra Famiglia e via Puccini rischia di aggravare ulteriormente la situazione: «Si perderanno posti auto e immaginiamo cosa accadrà davanti alla Pietrobono negli orari scolastici». Il timore è concreto: meno parcheggi, più traffico, più caos.
Il vero nodo: un’opposizione senza sintesi
Fin qui la vicenda amministrativa. Ma il dato politico è un altro, ed è quello che pesa davvero. Anche questo episodio conferma uno schema ormai consolidato nella consiliatura di Riccardo Mastrangeli: un’opposizione frammentata, incapace di fare sintesi.

I blocchi sono chiari e separati. Da una parte il Partito Democratico, dall’altra il PSI: due rette parallele destinate a non incontrarsi. Poi c’è l’asse Forza Italia – FutuRa, che si muove su un proprio binario. E infine i cosiddetti “cuori ribelli” – Pizzutelli, Mirabella e Bortone – con una linea autonoma e un’identità civica ancora in cerca di collocazione. Temi diversi, tempi diversi, linguaggi diversi. Nessun fronte comune.
È il ritratto più fedele dell’opposizione cittadina: presente, attiva su singoli dossier, ma incapace di trasformarsi in alternativa politica. Ognuno parla al proprio elettorato, ognuno presidia il proprio spazio: ieri i Piloni e il centro storico, oggi lo Scalo. E nel frattempo il quadro resta immobile.
Lo scenario: Mastrangeli favorito dalla divisione
In questo contesto, la vera forza politica del sindaco Mastrangeli non è tanto nella sua maggioranza, quanto nella debolezza dell’opposizione. Non è mai stato davvero messo alle corde, nonostante le criticità emerse in questi anni. Machiavelli lo spiegava secoli fa: «Le guerre si vincono prima con la divisione del nemico che con la forza delle armi».

A Frosinone, quella divisione è diventata un dato strutturale. Se questo schema dovesse ripetersi anche nella campagna elettorale del prossimo anno, lo scenario sarebbe già scritto. Il sindaco – con ogni probabilità ricandidato – potrebbe puntare a chiudere la partita già al primo turno.
Perché oggi, a poco più di un anno dal voto, una vera coalizione alternativa non esiste. PD e PSI non dialogano, Forza Italia e FutuRa seguono un percorso autonomo, il gruppo civico resta sospeso.
Il risultato è evidente: l’opposizione sa denunciare i problemi, ma non costruisce una soluzione comune. E in politica, quando la forza si divide, il vantaggio passa sempre dall’altra parte.



