Il sindaco di Ceccano mantiene l'impegno. Da domani scatta il presidio permanente per protestare contro la soppressione dei servizi sanitari in città. Mentre a Frosinone e Pontecorvo il presidente Rocca va ad inaugurare le nuove strutture. "Ed è pure cittadino onorario di Ceccano”. Ma per il centrodestra "è colpa delle amministrazioni Zingaretti”
I tre squilli di tromba hanno la forma di un Comunicato Stampa. A soffiare con i polmoni pieni è il sindaco di Ceccano Andrea Querqui: ufficializza che la città salirà sulle barricate in segno di protesta per la chiusura del Presidio Ambulatoriale di territorio. Lo farà dalle 9.30 di mercoledì 15 luglio: non è una data scelta a caso perché nelle stesse ore il Governatore Francesco Rocca inaugura il nuovo Ospedale di Comunità ad Alatri e la Casa di Comunità – Ospedale di Comunità di Pontecorvo. Mentre la sua “città adottiva” resta a secco di servizi.
La nota diramata alle redazioni dall’Ufficio Staff del Sindaco non lascia spazio a marce indietro o a diplomazie dell’ultim’ora: domani mattina Andrea Querqui pianterà formalmente le tende davanti alla Casa della Salute di Ceccano. L’oggetto della convocazione è l’avvio ufficiale di quel presidio permanente annunciato nei giorni scorsi, una mobilitazione destinata a durare finché la Regione Lazio non metterà nero su bianco la delibera per ripristinare i servizi sanitari e riconvertire la struttura in Casa della Comunità.
È la mossa del cavallo in una giornata che, politicamente e simbolicamente, rappresenta il cortocircuito perfetto della Sanità ciociara.
Lo “split-screen” della sanità e i servizi fantasma

Virtualmente, sarà possibile assistere ad una sorta di split-screen, uno schermo diviso in due su cui andranno in onda pellicole diametralmente opposte. Da una parte, a Frosinone e Pontecorvo, ci saranno sorrisi, flash e tagli del nastro per l’inaugurazione delle Case della Salute e degli Ospedali di Comunità alla presenza di Francesco Rocca. Dall’altra parte, a Ceccano, ci sarà un sindaco in strada, affiancato dai cittadini, a difendere i resti del Santa Maria della Pietà.
Mentre altrove si aprono le porte, all’ombra della contea fabraterna si fa la conta di ciò che è stato progressivamente smantellato. Nelle ultime settimane, dal presidio ceccanese è svanito un servizio essenziale: il PAT necessario per l’assistenza primaria della cittadinanza. A fronte di questa emorragia, dalla Asl e dai vertici regionali della sanità sono piovute finora quelle che per il sindaco Querqui sono soltanto rassicurazioni e soluzioni “ponte”. Promesse su un’offerta sanitaria che, nei fatti, fino a ieri c’era e oggi non c’è più.
Il paradosso si fa ancora più amaro scorrendo l’agenda istituzionale: in questi giorni, in teoria, si sarebbe dovuto inaugurare il nuovo ospedale di comunità proprio a Ceccano. Un appuntamento che resterà lettera morta, considerando che i lavori della struttura sono ben lungi dall’essere completati.
Il nodo politico

In questa vicenda si inserisce un elemento politico e istituzionale di rilievo, strettamente legato alla figura di Francesco Rocca. L’attuale governatore del Lazio è cittadino onorario di Ceccano, su decisione del Consiglio comunale guidato all’epoca dal sindaco Roberto Caligiore. Un legame istituzionale messo in risalto anche durante la campagna elettorale per le elezioni regionali del 2023, che vide candidato lo stesso Querqui in quota PD. In quell’occasione l’allora candidato presidente del centrodestra venne accolto pubblicamente come “Rocca il ceccanese“.
Oggi, la concomitanza tra le inaugurazioni presiedute dal Governatore nei comuni limitrofi e la contestuale riduzione dei servizi sanitari nella città di cui è cittadino onorario, rappresenta un dato di fatto che l’esecutivo Querqui pone al centro dell’attenzione nel corso della sua mobilitazione istituzionale.
L’agenda di Francesco Rocca per la giornata di domani è troppo fitta. Qualcuno ha provato a verificare se ci fosse anche un piccolo margine per una tappa – lampo a Ceccano. E ricordare che l’attuale piano di chiusure venne deciso dalla Regione Lazio ma quando a governarla c’era un’amministrazione di centrosinistra. (Leggi qui: L’artiglieria di Alessia Savo smonta i sit-in di Querqui. E l’Aceto torna in trincea).
La mossa di Querqui e l’attesa per la delibera

Cosa chiede, in definitiva, il primo cittadino con la mobilitazione di domani? Querqui non fa questioni di etichette. Chiede la delibera per la Casa della Comunità e vuole che il PAT torni a Ceccano. Forse non potrà chiamarsi PAT per questioni di burocrazia regionale, che torni con un altro nome: l’importante è che i medici e i servizi tornino operativi.
Per il centrodestra è solo una manovra di propaganda: perché l’origine del problema – per loro – sta nell’amministrazione Zingaretti. Mentre l’amministrazione Rocca una soluzione per Ceccano l’ha contemplata. Per il centrosinistra, Querqui è il sindaco – simbolo che non arretra di un millimetro, schierandosi a tutela dei cittadini senza timore di innescare uno scontro istituzionale. L’obiettivo è ottenere una delibera ufficiale che garantisca, a tutti gli effetti, la presenza e la piena operatività di questo servizio sul territorio.
Da domani la parola passa alla piazza. I riflettori, oltre che sull’Amministrazione, saranno puntati sulle assenze e sulle presenze. Soprattutto quelle degli altri sindaci del comprensorio, i cui cittadini usufruivano degli ambulatori di Ceccano. La battaglia di Ceccano è appena entrata nel vivo.



