Scenario ipotetico (ma non troppo) su caminetti e primarie di coalizione

La lotta intestina e non sempre sportiva tra i leader dell’opposizione per patentarsi avversari official di Giorgia Meloni

Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

Quello di un “caminetto” sembra essere uno scenario poco plausibile, non foss’altro per quel nome così evocativo che, in piena afa estiva, fa a cazzotti con il nostro sudaticcio buonsenso. Eppure da un punto di vista politico la faccenda non è poi così ipotetica. Ma cos’è un “caminetto”, oltre che una romantica sentinella invernale?

Ecco, bisognerebbe chiederlo a Matteo Renzi, che proprio di fronte ad uno di quei cosi metaforici si biscottò a marzo 2018. Un caminetto politico è esattamente quello che il termine suggerisce. Un summit tra leader di diversi partiti che, per superare una grana grossa, si riuniscono e discutono dei temi che di quella grana sono foraggio. In intimità tremula, perciò simbologicamente di fronte ad un bel ceppo che arde.

Chiedere a Rignano, please…

Matteo Renzi (Foto: Paola Onofri © Imagoeconomica)

Possibilmente per risolvere tutto e trovare una quadra comune, perché in caso contrario comune sarebbe lo sfascio. Dopo averle buscate il 4 marzo di quell’anno di conio lessicale Renzi si dimise da Segretario del Pd e disse no “ad inciuci e caminetti”.

Ecco, all’orizzonte pare proprio se ne profili un altro, ed il segreto sta tutto nella possibile riforma elettorale che Giorgia Meloni ha messo a “cuocere” ormai da tempo.

Perché? Perché se la premier dovesse arrivare ad attuarla pur con i soli voti della maggioranza che sta appositamente tenendo coesa malgrado sia ormai mezza frattale si porrà un problema. Una di quelle grane grosse per cui servono i “caminetti”.

Premier indicato ma non eletto

Cioè? Nel caso in cui si dovesse indicare ma non eleggere il Presidente del Consiglio sulla scheda consegnata agli elettori ci saranno due nomi. Vale a dire quelli dei candidati premier a traino delle coalizioni in lizza per toccare quel 40% che darebbe diritto al 50% dei seggi.

Giorgia Meloni

E se nel centrodestra i rapporti di forza sono così netti e definiti da non suscitare alcun dubbio su quale sarà il nome, nello schieramento avverso sarebbero invece guai. Perché lì bisognerà scegliere un nome, e di nomi ce ne sono almeno due: Elly Schlein e Giuseppe Conte.

Perciò ci sarebbe (sarà) bisogno di primarie di coalizione, di regole di ingaggio… e magari di molti, moltissimi caminetti. Insomma, sia pur in scenario ipotetico ma non troppo si profila uno scontro al calor bianco tra i due aspiranti sfidanti della Meloni, e lo scontro è già in atto.

La quadra inside di Frosinone

Francesco De Angelis e Sara Battisti

E’ in atto non con quelle modalità belluine e dirette che nessuno finora ha visto, non nel loro format più acceso almeno. In provincia di Frosinone, ad esempio, si è arrivati ad una quadra formale dem, ma è quadra tutta inside.

Cioè relativa al Congresso provinciale più farraginoso da quando al Lingotto Walter Veltroni provò a fare sintesi tra Biancofiore ed Avanti Popolo. Il punto di convergenza armistiziale tra Francesco De Angelis e Sara Battisti alla fine è arrivato. (Leggi qui: Il Pd di Frosinone rompe l’incantesimo: semaforo verde al Congresso. E leggi anche (Leggi qui: Fumata bianca (quasi): il Pd di Frosinone rompe lo stallo. Ed anche Top e Flop, i protagonisti di venerdì 4 luglio 2025).

In due sono tenutari del pacchetto di maggioranza dem ciociara ed il Commissario Gianassi, dopo aver coinvolto anche Energia Popolare (che sta con Rete Democratica) ed il Comitato Parte da Noi (alleato con Area Dem) è riuscito a trovare una road map certa.

Come ti scelgo un candidato premier

Ed a livello nazionale e futuribile? Beh, lì il format è già elettorale in purezza da tempo, con ciascuno tra Schlein e Conte che cerca si “superare a sinistra” l’altr*. La “musica di Giuseppi” è essenziale, a spartito pop. Questa: nessuno pensi che il Pd, perfino questo Pd massimalista che fa venire lo spleen ai riformisti bonacciniani, sia il Veltro dell’Italia che vuole affrancarsi dal muscolarismo di destra.

Elly Schlein e Giuseppe Conte (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

Il leader del M5s è aiutato in questa sua mission soprattutto dagli Esteri. E da quanto sta accadendo oltre confine. Cioè da un ambito nel quale le ambiguità della Schlein scavano margini di manovra giganti per un leader ex premier che si è giocato la briscola della coerenza ad ogni costo.

Che ha perso il magnetismo praticone del Reddito di cittadinanza e del Bonus già 110%, ma che oggi non demorde nel patentarsi come unico vero totem ortodosso dell’opposizione in purezza. Specie se prova a qualificarsi come nocchiero unico dei fondi Pnrr giganti in cui oggi altri pucciano.

Schlein o Conte? Questo il dilemma

Schlein queste skill empiriche non ce l’ha – è arrivata dopo – ed ha preferito il campo, sterrato, delle battaglie ideologiche. Attenzione, la leader dem usa più o meno lo stesso linguaggio dell’omologo pentastellato, ma lei, a differenza di Conte, deve traccheggiare di più e meglio.

Angelo Bonelli, Ignazio Marino, Nicola Fratoianni (Foto: Alessandro Amoruso © Imagoeconomica)

Il riarmo? No, mai ma comunque lo si è votato nel format originale. Il salario minimo? Sì cento volte, ma su tutto incombe lo spettro, alimentato legittimamente dagli avversari, di una Schlein fiscalista e che non disdegnerebbe ulteriori tasse.

Tutti e due si danno badilate sottese sui denti per apparire miglioriamici di Avs e Verdi e tutti e due sono sotto scacco del famoso (o famigerato) doppio turno di primarie di coalizione che assomigliano anche solo in ipotesi al “duello” tra Perdicca e Tolomeo per contendersi lo shining di Alessandro.

Il precedente del 2012

Pier Luigi Bersani (Foto Sara Minelli © Imagoeconomica)

Ce lo ricordiamo tutti, il precedente illustre del 2012: con Bersani, Renzi, Tabacci, Vendola e Puppato. Vinse Bersani, Ma 13 anni fa mancava l’incomoda discesa in lizza di uno che di sinistra non è mai stato. E la sinistra oggi tira pochissimo.

Uno che è già stato premier e che ha dalla sua poco meno di un milione di elettori che bestemmiano ogni giorno per la perdita del Reddito di Cittadinanza.

Quello con cui almeno un paio di bollette le pagavi. E maturavi riconoscenza attiva verso chi te lo aveva permesso. Sedendoti poi un po’ più tranquillo… di fronte al caminetto.