Schlein e De Luca sbloccano la Campania, Fico in pole

Nel centrosinistra confronto Schlein - De Luca: via alla candidatura di Roberto Fico in Campania, mentre il clima rimane teso con il M5s in Toscana. Il centrodestra è bloccato da conflitti interni. Riflettori puntati su Milano e sulle dinamiche regionali.

Nel taccuino del centrosinistra, qualcosa si muove. Con prudenza, certo, ma anche con una certa ostinazione. Elly Schlein ha incontrato Enzo De Luca al Nazareno e quell’ora di colloquio ha avuto un effetto fin troppo chiaro: via libera, di fatto, alla candidatura di Roberto Fico in Campania.

L’ex presidente della Camera, volto di punta del Movimento 5 Stelle, entra così nel gioco delle Regionali, e lo fa con il placet di chi fino a poco fa minacciava fuoco e fiamme. Enzo De Luca, infatti, avrebbe fatto sapere di non volersi candidare nemmeno come consigliere regionale. A patto, però, che si celebri un Congresso regionale del Pd prima del voto e che resti la sua impronta su un tema scivoloso: i rifiuti. La cui gestione è da sempre il tallone d’Achille di qualsiasi alleanza con i grillini.

Acque agitate

Elly Schlein ed Eugenio Giani (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

Non è un caso che tra Pd e M5s il clima resti gelido in Toscana, dove il presidente uscente Eugenio Giani – dopo un incontro con Elly Schlein – pare ormai avviato verso la ricandidatura. Ma il M5s non ci sta: “Ogni Regione è una partita a sé stante“, ripetono come un mantra. E traducono: nessuna cambiale in bianco.

Sul fronte opposto, il centrodestra continua a essere inchiodato ai propri veti incrociati. Il nodo si chiama Veneto. Qui la Lega ritiene di avere un diritto naturale alla successione di Luca Zaia, ormai a fine corsa.

Ma Fratelli d’Italia – forte del peso nazionale – non intende cedere. Giorgia Meloni, ieri al termine del vertice a Palazzo Chigi, ha lasciato trapelare un messaggio fin troppo esplicito: o vi mettete d’accordo, oppure decido io. Sul tavolo ci sono i nomi dei senatori Raffaele Speranzon e Luca De Carlo, oltre a quello di Matteo Zoppas, presidente dell’Ice. Ma Matteo Salvini insiste: vuole un leghista, e sul taccuino c’è Alberto Stefani. (Leggi qui: Il vertice del non detto: il rebus delle Regionali e l’ultimatum di Giorgia).

L’incognita Milano

Beppe Sala (Foto: Clemente Marmorino © Imagoeconomica)

Lunedì è fissato un nuovo round tra i leader: Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi. Difficile che basti a chiudere tutte le partite. Perché, nel frattempo, Milano resta un’incognita sospesa. Se Beppe Sala decidesse davvero di dimettersi – travolto dalla bufera giudiziaria sull’urbanistica milanese – si aprirebbe un fronte del tutto nuovo. Il centrosinistra si troverebbe costretto a scegliere un successore in fretta. E il centrodestra, galvanizzato dal caos altrui, potrebbe fiutare il colpo.

Il centrodestra va in pressing sul sindaco per chiederne le dimissioni dopo l’inchiesta sull’urbanistica milanese. Ma la premier Giorgia Meloni si mostra più cauta e su una linea garantista: “Non sono mai stata convinta che un avviso di garanzia porti l’automatismo delle dimissioni. E’ una scelta che il sindaco deve fare sulla base della sua capacità, in questo scenario, di governare al meglio“, afferma in un’intervista al TgUno per poi rimarcare: “Non cambio posizione in base al colore politico degli indagati“.

L’ipotesi di un election day resta sul tavolo. Non sarà Roma a imporlo – assicurano fonti di governo – ma tutto dipenderà da un accordo con le Regioni. Un esercizio non scontato, se i Partiti faticano persino a parlarsi fra loro.

Le pedine in posizione

Matteo Ricci (Foto: Marco Cremonesi © Imagoeconomica)

Nel frattempo, alcune pedine sono già in posizione. Nelle Marche, il Pd candida l’eurodeputato Matteo Ricci. In Veneto, l’ex sindaco di Treviso Giovanni Manildo ha acceso la campagna con un evento a Padova. In Toscana, la Lega affida il coordinamento della campagna a Roberto Vannacci – figura divisiva, ma evidentemente utile per rafforzare il Partito nel territorio.

In Puglia, invece, la matassa resta ingarbugliata. Il Pd punta sull’eurodeputato Andrea Decaro, ma la coabitazione forzata con due ex governatori come Michele Emiliano e Nichi Vendola, entrambi interessati a un posto da consigliere, rischia di trasformarsi in un groviglio ingestibile. Decaro, per parte sua, farebbe volentieri a meno di due ingombranti “alleati” con un passato così pesante e voci così invadenti.

I giochi, insomma, sono appena cominciati. Il centrosinistra prova a costruire un asse solido tra Pd e M5s, ma ogni Regione fa storia a sé. Il centrodestra, invece, si muove come un’orchestra in disaccordo sul direttore: troppe prime donne, troppi spartiti differenti. E così, mentre i candidati scalpitano e i territori aspettano risposte, il rischio è che la politica giochi una partita tutta sua. Lontana dai cittadini, ma vicinissima ai bilancini interni. Quelli che decidono tutto. Anche chi siederà, per i prossimi cinque anni, sulle poltrone delle Regioni.