Bruni lancia il 35%, Altobelli risponde col 12%. Ma il vero aumento è nei nervi dei cittadini, stretti tra rate, saldi e polemica da spiaggia. A Sora la matematica è opinione, soprattutto sotto il sole di agosto.
A Sora il problema non è la Tari. È la calcolatrice. Perché a seconda di chi la usa, l’aumento passa dal +12% certificato al +35% contestato. E allora via con il solito Circo Barnum: l’opposizione grida al salasso, la maggioranza si aggrappa ai numeri e in mezzo ci stanno – come sempre – i cittadini. I quali, più che leggere le delibere leggono i bollettini (e strabuzzano gli occhi). Effetto garantito.
A far partire la cannonata è stato Massimiliano Bruni, ex delegato ai Lavori Pubblici e oggi dirigente provinciale di Fratelli d’Italia. la settimana scorsa ha commentato i lavori dell’ultimo Consiglio comunale prima della pausa di Ferragosto. Ha accusato l’Amministrazione del sindaco Luca Di Stefano di aver ritoccato la tassa sui rifiuti per coprire i costi fuori controllo della municipalizzata Sora Ambiente. (Leggi qui: Sora, dalle zanzare alla resa dei conti: la surroga che incendia Fratelli d’Italia).
Replica secca oggi – e con la penna rossa – dell’Assessore al Bilancio Loreta Altobelli: “Fake news, l’aumento medio è solo del 12% e non c’entra la municipalizzata. I conti tornano, se si sa leggerli”.
I conti dell’Assessora

Altobelli prende la calcolatrice e mette ordine tra le cifre: l’aumento c’è, sì, ma è solo del 12% in media. Se sia o meno una batosta è questione di punti di vista o della curva dalla quale si assiste alla partita politica. “Niente esplosione incontrollata – puntualizza – e soprattutto niente sprechi della municipalizzata Sora Ambiente, come insinuato”. Il punto amministrativo e politico coincide ed è uno: perché la Tari è aumentata nonostante tutti o quasi a Sora facciano la differenziata?
L’assessore continua a mettere in fila i numeri. “I costi sono saliti perché la Regione ha ritoccato al rialzo le tariffe di conferimento in discarica e la società pubblica Saf non ha potuto fare altro che applicarli”. Punto. Una giustificazione tecnica, precisa e a suo modo inoppugnabile. Ma nell’epoca dei post infuocati e delle bollette recapitate tra un mojito e l’altro, spiegare costa quasi più che incassare.
Ma allora Massimiliano Bruni non sa più usare una calcolatrice? Lui che vigilava sui Lavori Pubblici per conto dell’allora sindaco Roberto De Donatis non sa più calcolare una percentuale? La spiegazione c’è. Ed è ben diversa.
Perché Bruni dice 35% e non 12%

Il vero colpo di teatro – e di contabilità – arriva quando l’assessore svela un passaggio. La tariffa viene calcolata con lo stesso principio della bolletta per l’energia elettrica: si paga un acconto sulla base dei consumi precedenti e poi, una volta fatti bene i conti, si paga il saldo. Al Comune di Sora hanno ritenuto ingiusto che i cittadini pagassero un acconto alto per dei rifiuti che non hanno ancora prodotto e buttato. Quindi? L’amministrazione ha deciso di abbassare l’acconto e di spostare al momento del saldo il resto del pagamento. All’atto pratico: l’acconto 2025 è più leggero ma il saldo finale sarà più consistente. Nessuno ha fregato nessuno: hanno solo cambiato il ritmo. Giusto o sbagliato, anche quei è questione della curva dalla quale si guarda la partita.
L’assessore Loreta Altobelli spiega il perché di quella scelta: “Capisco che l’aumento possa dare fastidio, ma è giusto parlare con numeri veri. E il 35% di Bruni – spiace dirlo – è fantasia da campagna elettorale fuori stagione”.
Massimiliano Bruni ribatte a stretto giro: “Prendo atto che l’assessore conferma quanto avevo detto e cioè che la Tari aumenta. E prendo atto che con lo spostamento tra Anticipo e Saldo, la cifra che ho indicato è giusta”.
La tregua fiscale

Per smorzare i malumori, l’assessore sfodera anche il lato umano: bonus sociali per chi ha l’ISEE in regola, agevolazioni per le nuove attività, uffici disponibili a ricevere i cittadini con il sorriso. L’invito è quello di non indignarsi sui social ma verificare la propria posizione, magari evitando l’effetto “reattività da bollettino”.
Nel frattempo, la sceneggiatura del Comune prevede una tregua fiscale (almeno apparente): si potrà pagare l’acconto in tre rate (luglio, settembre, dicembre) o in un’unica soluzione. Il saldo arriverà a gennaio 2026 e finché si paga entro i termini, niente interessi né sanzioni. Una piccola pace fiscale sotto l’ombrellone.
Ma la polemica è solo alla prima puntata. Perché a Sora, si sa, non bastano i numeri giusti a mettere tutti d’accordo. Servirebbe anche una narrazione condivisa, e magari – ogni tanto – un po’ meno benzina sulle polemiche. Ma quella, in politica, non va mai in vacanza.



