Centrodestra in tensione nel sud del Lazio: a Latina, Fondi e Frosinone le divisioni indeboliscono la coalizione. Il mito dell’unità scricchiola. Meglio dividersi ora che esplodere dopo?
Il centrodestra a sud del Lazio sembra come quei cavalli di razza che in una corsa di trotto, mentre si stanno avviando alla vittoria, improvvisamente “rompono” e vengono squalificati. In gergo tecnico “rompere” significa che il cavallo è passato dal trotto (l’andatura veloce richiesta dalla gara) al galoppo (un’andatura ben diversa, da passeggio). Questo non è solo un errore tecnico ma implica una perdita di controllo, che lo rende inadatto a proseguire la gara e determina la squalifica. Da padrone a sotto.
Analogamente, le situazioni politiche nelle amministrazioni di Latina, Fondi e Frosinone raccontano la storia di divisioni nel centrodestra e di personalismi esasperati. La prospettiva di un’unità nelle 3 realtà a sud del Lazio appare più un miraggio, che un progetto politico. Di fatto qui il centrodestra ha “rotto“.
La premessa pontina

A Latina la sindaca Matilde Celentano appare ormai “sfiduciata di fatto” dai suoi stessi alleati. Forza Italia si è sfilata su più di un provvedimento, i referenti di Noi Moderati disertano i vertici, la Lega litiga con Fratelli d’Italia e la maggioranza appare più un campo di battaglia che un governo cittadino. Il Pd parla di “coalizione lacerata, più interessata a dividersi il potere che a governare la città“. Insomma, la “tregua impossibile” evocata dai corrispondenti locali è diventata la cifra politica del capoluogo pontino.
A Fondi, il Principato elettore del senatore forzista Claudio Fazzone, il dado è tratto: Fratelli d’Italia correrà da sola alle prossime comunali, senza Forza Italia. L’eurodeputato Nicola Procaccini ed il coordinatore regionale Fdi Paolo Trancassini hanno confermato la rottura, parlando di “impossibilità di un accordo“. Qui il centrodestra è già spaccato in Consiglio comunale: Forza Italia governa, mentre Lega e FdI stanno all’opposizione. Una divisione che rischia di cristallizzarsi alle urne anche alle prossime elezioni. (Leggi qui: Fondi, il dado è tratto: Fratelli d’Italia correrà da solo alle elezioni comunali).
La situazione ciociara

E veniamo a Frosinone. Dove tutto poteva essere abbastanza semplice per il centrodestra ma non lo è stato. Riccardo Mastrangeli, eletto sindaco nel 2022, si muove in un contesto politico estremamente fragile ormai da più di 2 anni. La sua maggioranza, nata di centrodestra, sim è trasformata in corso d’opera in ampiamente trasversale (con pezzi di centrodestra e centrosinistra) ed è continuamente messa alla prova da tensioni e fibrillazioni interne.
Forza Italia è ormai in posizione stabile all’opposizione di Mastrangeli. Ed i vertici provinciali e regionali del Partito non hanno mai detto una sola parola contraria in proposito. Un silenzio assordate e indicativo, oggi ed in prospettiva del 2027, dell’autonomia riconosciuta ai referenti azzurri di Frosinone.
Fratelli d’Italia da qualche tempo ha cambiato completamente atteggiamento nei confronti di Mastrangeli. Dopo aver preso diversi calci negli stinchi (metaforici ovviamente) da guardia pretoriana del sindaco si è trasformata in “revisore dei conti”: Osserva, valuta e quando serve, critica. Senza peli sulla lingua e senza particolare riguardi nei confronti del primo cittadino.
Che ovviamente tra 18 mesi si ricandiderà a sindaco ma questa volta senza passare per le primarie.
Profumo di trappolone

Mastrangeli fa politica da quando portava i calzoncini corti e giocava al piccolo chimico: figuriamoci se non sa tratteggiare gli scenari futuri. Ha fiutato il “trappolone“. Fratelli d’Italia, invece, insiste per le primarie: vere e contendibili questa volta, proprio per provare a “piazzare” il proprio candidato ed indicare quindi il candidato sindaco del Capoluogo.
In un simile contesto, la prospettiva di un centrodestra unito tra 18 mesi a Frosinone, appare assai remota: più probabile pensare a una pluralità di candidati, con la coalizione divisa. Mao diceva “Grande è la confusione sotto il cielo“, e a Frosinone la frase sembra cucita su misura.
Tasselli di una crisi

Il quadro di insieme che emerge dunque è chiaro: Latina, Fondi e Frosinone non sono casi isolati ma tasselli di una crisi più ampia del centrodestra laziale in questa parte di territorio. Se i vertici nazionali e regionali di Lega, FdI e FI prendessero atto della situazione, potrebbero scegliere di lasciare mano libera ai livelli locali. Ergo anche a Frosinone, che sarebbe evidentemente in “buona compagnia”.
Se FI-Lega e FdI non trovano un accordo stabile in 3 importanti città del Lazio (2 sono pure capoluoghi) non si tratta solo di lotte all’interno di piccole realtà: è un segnale per i vertici regionali-nazionali dei Partiti.

Lasciare mano libera ai livelli locali potrebbe salvare la coalizione da rotture più gravi, in vista delle prossime importanti e strategiche elezioni politiche e regionali nel Lazio. In queste competizioni invece l’unità della coalizione è fondamentale e indispensabile per vincere. Meglio una divisione gestita localmente dunque che una forzata unità che, paradossalmente, rischia di produrre fratture ancora più profonde.
La situazione di Latina e Fondi – dove il centrodestra “rompe” o appare molto fragile – rende quell'”unità a tutti i costi” di Frosinone, tra 18 mesi molto meno imprescindibile e necessaria.
«Il segreto della libertà è saper scegliere» – diceva Jean‐Paul Sartre. Ma nel centrodestra laziale la scelta si trasforma in dilemma: correre uniti o correre da soli?



