Se il Consiglio ha fatto cose concrete ma verrà ricordato per la sceneggiata

Diciannove punti all'ordine del giorno. Il bilancio approvato con 15 voti. Il gemellaggio con Minturno votato all'unanimità. La memoria dei Giusti. Ventisette mila euro per il Commercio. E poi, alla fine, quattro consiglieri che restano in Aula dopo la chiusura della seduta e fanno chiamare la Polizia. Indovinate cosa è diventato il titolo del giorno

Il lavoro serio non fa notizia, la sceneggiata sì. Non è una colpa dei giornali, né della politica presa singolarmente. È la risultante di un sistema in cui l’attenzione pubblica si distribuisce secondo criteri che premiano il conflitto visibile e penalizzano la deliberazione silenziosa.

Il Consiglio comunale di Cassino di lunedì sera è una dimostrazione quasi didattica di questa legge. (Leggi qui: L’Aula occupata finisce con la Polizia: a Cassino va in scena il teatro della protesta).

Quello che è successo davvero

Diciannove punti all’ordine del giorno. Tra i quali anche alcuni molto delicati. Come il terzo: la salvaguardia degli equilibri di bilancio e la variazione di assestamento dell’esercizio finanziario 2026-2028. Nonostante la sensibilità del tema è stato approvato con 15 voti favorevoli e 7 contrari. Il Bilancio del Comune di Cassino chiude con esito positivo. I revisori dei conti hanno dato parere favorevole. La gestione di cassa è in equilibrio senza necessità di anticipazioni. Il sindaco Enzo Salera lo ha ricordato in aula: «il bilancio racconta la storia di una città».

È passata anche una variazione al Bilancio di previsione per rafforzare le attività del settore Commercio per 27mila euro: 12mila da sponsorizzazioni private, 15mila da maggiori entrate per servizi comunali, con 5mila euro recuperati dagli interessi passivi sulla viabilità.

L’intervento del sindaco Enzo Salera

Poi, votato all’unanimità, il gemellaggio con il Comune di Minturno. Un atto che ha una sua densità storica: Cassino e Minturno, insieme a Ortona, sono tra i comuni più importanti della linea Gustav, il sistema di fortificazioni costruito dalla Germania nazista per bloccare l’avanzata degli Alleati. Un brivido gelido che tagliava l’Italia nel suo punto più stretto. Ricordarlo insieme, attraverso un patto di gemellaggio, non è un atto burocratico: è una scelta di civiltà.

È passata anche la Mozione 34421 — proposta dai consiglieri di Fratelli d’Italia Arturo BuongiovanniNora Noury e Silvestro Golini Petrarcone per l’istituzione della Rete dei Giusti e l’intitolazione degli spazi verdi pubblici a figure esemplari che abbiano difeso la pace, la giustizia, la dignità umana. Votata a favore anche dalla maggioranza di centrosinistra. Senza inciuci, senza polemiche: un esempio, raro, di convergenza su un tema che non divide i campi ma li unisce.

La sceneggiata finale

Edilio Terranova

Poi è arrivato il punto 11. E quello che è successo lo abbiamo già raccontato ieri con la precisione che meritava: il capogruppo di maggioranza Edilio Terranova ha annunciato l’abbandono dell’aula in segno di protesta contro il metodo dei consiglieri del Terzo Polo: mozioni che riciclano interrogazioni già risposte, argomenti «triti e ritriti», una presenza in consiglio letta come esercizio di visibilità più che di controllo democratico.

La presidente Barbara Di Rollo aveva concesso la parola a Terranova prima che Franco Evangelista potesse illustrare la propria proposta: la questione dell’area cimiteriale per i defunti di religione islamica. Questo ha innescato la contestazione. La seduta si è chiusa con numero legale venuto meno. E con quattro consiglieri rimasti seduti in un’aula vuota fino all’arrivo della Polizia Municipale. (Leggi qui: L’Aula occupata finisce con la Polizia: a Cassino va in scena il teatro della protesta).

Evangelista ha aspettato ancora un quarto d’ora dopo che gli altri se n’erano andati. Poi anche lui ha lasciato.

Il paradosso del titolo

C’è un paradosso strutturale in questa storia. I consiglieri del Terzo Polo (Franco Evangelista, Giuseppe Sebastianelli, Arduino Incagnoli) hanno ottenuto esattamente quello che cercavano: il titolo. L’immagine della Polizia chiamata in un’Aula consiliare è quella che rimane, non il bilancio approvato con 15 voti, non il gemellaggio votato all’unanimità, non la Rete dei Giusti proposta dall’opposizione e accettata dalla maggioranza.

Terranova lo aveva detto con una chiarezza che raramente si sente in un’assemblea elettiva: «questa è la sede del Consiglio Comunale, non un palcoscenico». Aveva ragione nel merito. Ma aveva torto nella previsione: il palcoscenico lo hanno avuto lo stesso e non per complicità di chi scrive la cronaca del giorno dopo. Ma perché il Terzo Polo ha sostituito la politica con la cronaca.

La domanda che resta

Sarah Grieco

Ad adjuvandum. La consigliera di maggioranza Sarah Grieco aveva risposto al consigliere Sebastianelli cogliendolo in fallo. Sebastianelli aveva dipinto un quadro critico della gestione cittadina senza portare numeri, senza documentare le proprie affermazioni. La Grieco lo ha colto in fallo sul metodo prima ancora che nel merito: non basta dire che le cose vanno male, bisogna dimostrarlo. E in un’Aula in cui il Bilancio era appena stato approvato con parere favorevole dei Revisori dei Conti e saldo di cassa positivo, l’assenza di dati a sostegno delle critiche è una debolezza argomentativa che pesa.

È la differenza tra fare opposizione e fare scena. La prima richiede lavoro, documentazione, numeri alternativi. La seconda richiede solo un microfono e la certezza che qualcuno farà una foto.

Il Consiglio di lunedì ha approvato un bilancio in ordine, commemorato i morti della linea Gustav, istituito un registro dei Giusti. Sono cose concrete, che restano. La sceneggiata finale durerà il tempo di un’estate. Il bilancio, invece, definisce le risorse con cui il Comune di Cassino opererà per i prossimi tre anni. Sarebbe utile che il dibattito pubblico ricordasse entrambe le cose. Con lo stesso peso.