Una lettera sulla compartecipazione ai costi dell’assistenza domiciliare accende lo scontro politico a Ceccano: la destra attacca, la sinistra è sotto pressione e la delega ai Servizi sociali diventa il vero nervo scoperto della città.
Certe cose, in politica, non passano mai lisce. Perché ci sono temi che non sono “argomenti”: sono nervi scoperti. Ed uno di quelli è l’assistenza domiciliare: quella che entra in casa quando la vita si complica, quando un genitore non è più autosufficiente, quando la disabilità non è uno slogan ma un turno di 24 ore.
Stavolta la miccia è una lettera. Arrivata alle famiglie che usufruiscono del servizio. E letta, raccontano, con stupore, rabbia e paura: compartecipazione al costo dell’assistenza domiciliare. Tradotto: una quota da pagare.
La destra: “È una cosa gravissima”

Il colpo è stato immediato e politico. Firmato. Alessia Macciomei, Ugo Di Pofi e Ginevra Bianchini mettono la firma sotto un attacco duro, senza giri di parole: la “sinistra che mette le mani nelle tasche dei cittadini più deboli, più fragili”. Non un’accusa tecnica: un’accusa identitaria. Di quelle che fanno male perché parlano al cuore, non alle carte.
Nel mirino c’è l’amministrazione Querqui: secondo la nota, avrebbe applicato un provvedimento nato da un’ordinanza commissariale del 21 maggio 2025, fatta a ridosso delle elezioni, senza rimetterci mano nei mesi successivi. E soprattutto senza portare il tema – dicono – dentro i passaggi di bilancio, fino all’approdo in Consiglio comunale previsto il 12 gennaio 2026, quando il Bilancio verrà approvato.
E poi la minaccia (politica, ma concreta): commissione urgente protocollata. E se non basta, raccolta firme.
La delega più pesante

Qui c’è il punto che pesa più del resto. Perché i Servizi Sociali non sono una delega qualunque: sono la delega che ti fa guadagnare consenso quando aiuti, e ti brucia le mani quando devi dire “non si può”. A Ceccano quella delega ce l’ha la vicesindaca Mariangela De Santis. È la postazione più esposta. La più delicata. Quella dove ogni scelta diventa immediatamente personale per qualcuno.
E allora sì: l’attacco è palesemente rivolto anche lì. Anzi, soprattutto lì. Perché se “la sinistra non fa la sinistra” qualcosa si incrina. E nelle “voci” – quelle che non hanno protocollo ma girano lo stesso – c’è pure chi legge un disegno più lungo: colpire la delega più pesante significa colpire la figura che, domani, potrebbe pesare nel futuro politico cittadino. Vista la delega affidata a De Santis, c’è chi sussurra che in prospettiva qualcuno potrebbe persino puntare su di lei. Stavolta però non è un colpo laterale: è frontale.
E qui sta la critica più netta alla sinistra: perché se il campo progressista decide di “fare cassa” proprio sulla fragilità, allora non è solo un errore amministrativo. È uno strappo politico. E quella delega, proprio perché pesa sulla vita concreta delle famiglie, non può essere gestita con automatismi: va governata, conosciuta, anticipata. Perché lì dentro ci sono bisogni, non numeri.
Commissario e dirigenti

In mezzo al fuoco incrociato resta un fatto che va ricordato, altrimenti il racconto diventa comodo: quel provvedimento – come riportano gli stessi firmatari – nasce in fase commissariale e dentro gli atti costruiti con la macchina amministrativa, quindi con un ruolo determinante anche dei dirigenti.
Questo non assolve la politica, semmai la incalza: perché la domanda diventa una sola. Se sapevi che quell’atto era una bomba sociale, perché non hai provato a disinnescarla prima che arrivasse nelle case sotto forma di lettera?
Aceto rientra a gamba tesa
E quando pensi che la partita sia solo maggioranza-opposizione, entra in scena un’altra voce. Federica Aceto, che in passato è stata vicesindaca con delega ai servizi sociali, torna sul tema con toni duri e si rimette al centro del ring.
Scrive:
“Durante il mio assessorato mai è stata neppure lontanamente valutata un’ipotesi del genere. Già posso anticipare che tanti sono pronti a rinunciare a questa forma di aiuto. Sempre i più deboli ci rimettono. Loro non hanno scelto le loro fragilità. Un comune, un distretto, può però aiutarli a vivere più dignitosamente. Spero che riflettano bene e scelgano tenendo in considerazione quanto supporto diano queste forme di intervento alle famiglie. Io mi metto a disposizione per una eventuale raccolta firme”.

Traduzione politica: non è solo una critica. È una presa di posizione. Ed è anche un modo per dire: io ci sono. E quando uno torna così, non lo fa mai per caso. E soprattutto non fa sconti: lascia intendere chiaramente che, con lei, determinate cose non succedevano. Tanto che arriva a mettere sul tavolo l’ipotesi più clamorosa: non solo appoggio, ma addirittura disponibilità a lanciare una raccolta firme.
Cos’è l’assistenza domiciliare
Per capire il peso della polemica bisogna spiegare di cosa stiamo parlando, senza burocratese.
L’assistenza domiciliare è quel servizio che permette a una persona fragile o con disabilità di restare a casa propria, con un supporto professionale: aiuto nell’igiene personale, nelle piccole autonomie quotidiane, nell’organizzazione della giornata, spesso anche nel dare respiro alla famiglia che altrimenti regge tutto da sola. È una diga contro due cose: l’isolamento e l’istituzionalizzazione.

Per una famiglia significa tempo, fiato, equilibrio. Significa poter lavorare. Significa non crollare. E quando introduci una compartecipazione economica, il rischio – reale – è che qualcuno rinunci, o riduca le ore. E lì non perdi solo il servizio: perdi dignità, sicurezza, e in alcuni casi anche stabilità lavorativa degli operatori coinvolti, come sottolineano Macciomei, Di Pofi e Bianchini.
Ecco perché la delega ai Servizi Sociali è “la più pesante”: perché devi conoscere le esigenze vere, una per una. E perché ogni scelta si misura non con i comunicati, ma con le vite. E se la sinistra vuole continuare a chiamarsi sinistra, è qui che deve dimostrarlo.
Adesso la palla è a De Santis

La destra ha messo sul tavolo un tema che pesa. E lo ha fatto nel modo più efficace possibile: puntando sulla contraddizione simbolica (“una sinistra che chiede soldi ai fragili”) e sulla tempistica politica (il bilancio alle porte).
Ora però manca un pezzo: la risposta della vicesindaca De Santis. Quella chiamata a spiegare se e come l’amministrazione intende intervenire, distinguendo ciò che arriva dal passato commissariale e ciò che oggi può essere corretto, rimodulato, accompagnato.
Perché su questi temi non basta avere ragione: bisogna anche dimostrare di avere ascolto. E a Ceccano, quando la fragilità entra nel dibattito, la politica non può limitarsi a “gestire”. Deve scegliere.
(Foto di copertina © DepositPhotos.com).



