Il Consiglio comunale approva il Bilancio dopo una maratona notturna. La maggioranza Mastrangeli fa quadrato, respinge tutti gli emendamenti e incassa i numeri. Ma politicamente resta un fronte fragile, tenuto insieme dal timore del voto anticipato.
Sei ore, due minuti e qualche secondo: tanto è durato il Consiglio comunale di ieri sera a Frosinone, chiamato ad approvare il Bilancio di previsione. Un’eternità amministrativa che, più delle cifre contabili, racconta il respiro politico a Palazzo Munari. (Leggi qui: Bilancio salvo, numeri no: Mastrangeli passa la notte ma perde Marzi).
È stata battaglia vera in Aula, come non si vedeva da tempo: clima incandescente, nervi scoperti su entrambi i fronti. Il Bilancio è passato, com’era largamente previsto e anticipato in ogni possibile declinazione. Non serviva Mago Merlino per capirlo e nemmeno la nota sondaggista Alessandra Ghisleri per prevedere come sarebbe finita.
Ma ridurre la serata a un semplice voto positivo sul principale documento contabile sarebbe un errore di lettura politica clamoroso. Perché la vera notizia non è se il Bilancio sia stato approvato, ma perché. E soprattutto come.
Il collante

Diciotto erano i voti a disposizione, sulla carta, del sindaco Riccardo Mastrangeli. Diciotto sono stati i sì incassati dalla maggioranza, senza alcun distinguo. Un risultato che racconta compattezza numerica, non necessariamente politica.
Il collante più efficace della maggioranza, tuttavia non è una visione condivisa della città, né un progetto di lungo periodo. È molto più banalmente – e potentemente – la paura di andare a casa prima del tempo.
Nessuna sintesi programmatica: il vero patto che tiene insieme i numeri è l’assicurazione sulla vita della consiliatura, da portare fino alla sua scadenza naturale nel maggio del prossimo anno. E quando il pericolo si avvicina, la maggioranza fa quadrato, si chiude a testuggine, come i legionari dell’antica Roma.
Come direbbe Tacito, “corruptissima re publica plurimae leges”: quando il sistema è fragile, si moltiplicano le difese. E ieri sera la maggioranza ha difeso soprattutto sé stessa.
Emendamenti respinti e crepe silenziose

Lo si è visto chiaramente anche nella gestione degli emendamenti presentati dall’opposizione: discussione lunga, toni durissimi ma un destino comune. Tutti respinti. Nessuna crepa, nessun distinguo. Segno che, davanti al pericolo, la disciplina di governo prevale su tutto il resto.
L’unica eccezione è stata il disallineamento dell’ex sindaco Paolo Fanelli che, contrariamente alle indicazioni del suo Partito (Fratelli d’Italia), ha votato sì all’emendamento presentato dal capogruppo socialista Vincenzo Iacovissi sullo sviluppo di nuove facoltà universitarie a Cassino. Emendamento che la maggioranza ha comunque bocciato.
Mastrangeli ha una maggioranza numerica. Ma la sensazione forte è che non abbia più una maggioranza politica. E forse non l’avrà fino al termine della consiliatura. Lo si capirà meglio quando si dovrà mettere mano agli assetti di Giunta, che inevitabilmente qualcuno rivendicherà.
Il convitato Marzi

Dal punto di vista delle coalizioni, il Consiglio ha restituito un’ulteriore fotografia impietosa: nessuno è pronto oggi ad affrontare una campagna elettorale. Serve tempo, perché il quadro è ancora troppo frammentato e fluido, sia in maggioranza – dove nessuno si fida di nessuno – sia all’opposizione. A cominciare dal sindaco, che forse dovrà rimettere mano all’idea di presentarsi nel 2027 con una coalizione ampia e trasversale, dentro la quale immaginava anche l’ex sindaco di centrosinistra Domenico Marzi.
Ieri, però, il convitato di pietra Marzi non si è visto in Aula, così come i suoi consiglieri Alessandra Mandarelli e Carlo Gagliardi. Un’assenza che pesa come un macigno. Un segnale politico fortissimo.
Certo, Marzi avrebbe potuto esserci e votare contro il Bilancio. Non lo ha fatto. Un’assenza silenziosa, non un “no” plateale. Forse un timido segnale che la partita del 2027 non è del tutto chiusa. Ma è altrettanto vero che le cambiali amministrative firmate dal sindaco non risultano ancora onorate. E in politica, come nella vita, le promesse non mantenute presentano sempre il conto.
Fratture definitive e note di costume

Altro dato ormai cristallizzato: non esiste alcuna possibilità di ricucitura con i consiglieri eletti con Mastrangeli nel 2022 e poi transitati all’opposizione. A partire da quelli della Lista Mastrangeli, passando per il Gruppo Futura e, con ogni probabilità, anche Forza Italia. Anche se dovessero intervenire i livelli regionali e nazionali dei partiti. Tutti questi consiglieri vanno ormai considerati parte della dote politica di chi, nel 2027, si presenterà contro il sindaco uscente.
Il dominus del Partito Democratico, Francesco De Angelis, lo ha capito perfettamente e proverà a coinvolgerli tutti. Nessuno escluso. Perché le fratture tra Mastrangeli e i suoi ex consiglieri non sono solo politiche: sono personali. E quelle non si rinsaldano.

Non è mancata nemmeno la nota di costume. Il consigliere Giovanni Bortone si è presentato in Aula con un cartello, degno del miglior Marco Pannella, con su scritto: “Regolamento del Consiglio comunale città di Frosinone, art. 17 comma 3”. Il comma recita: “Il consigliere che intende appartenere a un Gruppo diverso da quello in cui è stato eletto deve darne comunicazione al Presidente allegando la dichiarazione di accettazione del nuovo gruppo”.
Nonostante la Lega abbia indicato Marco Sordi come capogruppo, Bortone – che non ha “accettato” la nuova adesione – continua a ritenersi referente consiliare del Carroccio, pur sedendo all’opposizione da oltre due anni e contestando al sindaco praticamente tutto. Una contraddizione politica elevata a sistema.
Il confronto in Aula è stato duro, a tratti rovente. Indicativo di un clima che anticipa il futuro. Quella di ieri non è stata solo una seduta di Bilancio ma l’antipasto della campagna elettorale che verrà.
A Frosinone, patatine, pizzette e spritz faranno da cornice a uno spettacolo politico tutto da gustare e da bere.
Estote parati.



