Si vota per Bruxelles con la testa a Borgo Faiti

Si scrive Europa si legge Borgo Faiti: derby Procaccini-De Meo per tacer di Miele e fuori campo Stefanelli. La scelta strategica della Lega: tandem con la Ciociaria o caos

Lidano Grassucci

Direttore Responsabile di Fatto a Latina

Eccole le elezioni Europee. Che si chiamano così ma qui sono come scegliere il presidente del comitato di quartiere.

L’opzione di Procaccini

Nicola Procaccini

Partiamo dalla punta “internazionale“: Nicola Procaccini di Fratelli d’Italia è sicuramente quello più mediatico. L’ex sindaco di Terracina è alla fine del secondo mandato e si candida per il bis. Sta in tutte le TV nazionali, fa spettacolo con monologhi a teatro, ha comitati civili altre al Partito. Insomma il più nazionalista è il più americano di tutti.

Gioca europeo ma opziona la guida di tutto il movimento meloniano nel sud Lazio. Obiettivo? Essere il leader di tutta la filiera di governo riportando il partito su posizioni di testimonianza ideale, superando l’eccesso di democristianità che hanno portato i fratelli Tiero (uno consigliere regionale e l’altro presidente d’Aula al Comune di Latina) ed i Nicola Calandrini (il senatore che guida il partito in provincia). Un Partito anche movimento a fronte di un Partito troppo assessorile. 

De Meo e la sfida dei Moderati

(Foto: Giulia Palmigiani © Imagoeconomica)

Poi c’è Salvatore De Meo il più europeista di tutti. Appartiene alla scuderia del senatore Claudio Fazzone che di talenti ne ha scoperti e lanciati più d’uno, salvo poi scomunicarli quando si mettono in testa d’avere i numeri per giocare in proprio. E condannarli a tornare umani. Non ha commesso il peccato di superbia l’ex sindaco di Fondi che Fazzone ha voluto in Europa ed ora ha ricandidato giocandosi la partita della sua rielezione.

Sta nel Partito Popolare Europeo, sta moderato, sta dentro un sistema economico-sociale e politico che pensa già europeo: il Mof, il porto di Gaeta, il turismo di qualità. Dietro Claudio Fazzone al quale di certo il radicamento territoriale non fa difetto. Su di lui si misura la sfida dei moderati alla bolla di Fratelli d’Italia.

Giovanna Miele e l’ombra di Abbruzzese

Mario Abbruzzese

Giovanna Miele della Lega conta per la forza che avrà in futuro Claudio Durigon, l’uomo di Salvini per l’idea di Lega nazionale. La Miele è entrata in corsa al posto di Matteo Adinolfi che ha lasciato la gara europea in zona Cesarini creando non poco imbarazzo. La Lega di Durigon punta su Vannacci ma anche sul recupero dei Dc con l’accesso degli ex democristiani dell’Udc. Cinque anni fa c’era Salvini piglia tutto ora accordi per prendere qualcosa e qualcosa in più.

Sulle Europee, a Latina la Lega si gioca una fetta del proprio futuro. Perché quel collegio potrebbe fare la differenza per l’ex presidente del Consiglio regionale Mario Abbruzzese. Che ha il limite di essere ciociaro e non pontino, ma qui si parla d’Europa ed a Latina si capirà se il Carroccio ha giocato ad eleggere di nuovo a Bruxelles un deputato del Sud Lazio oppure a contarsi per il Comitato di Quartiere.

Perché Abbruzzese parte dai 14mila voti messi nelle urne Regionali lo scorso anno con scritto sopra il nome del suo Pasquale Ciacciarelli, sta rivoltando ogni zolla di Lazio, Toscana, Marche e Molise. In Ciociaria non ha praticamente avversari. Se a Latina fanno il tandem e scrivono Miele – Abbruzzese, dimenticandosi Vannacci, l’elezione è un’opzione realizzabile. Se giocano per il campanile e non per l’Europa rischiano la disgregazione interna.

La sinistra dissolta Elly

Sara Battisti ed Elly Schlein

La sinistra? Non pervenuta, né in provincia di Latina e né in provincia di Frosinone. Il Partito Democratico gioca campionati romani, non candida nomi del Sud Lazio e rischia di votarsi alla insignificanza. Non puoi non partecipare al campionato e pensare di avere possibilità di scudetto.

Resta Gerardo Stefanelli con Renzi che, di fatto, è l’unica nota distonica davanti alla egemonia del centrodestra. Spingerà e farà coppia con Marietta Tidei: un vantaggio per entrambi quando si farà il conto.

Matilde Celentano

Meglio del centrodestra che dopo il voto farà di conto e si riposizionerà a partire da Latina dove l’esperienza del sindaco Matilde Celentano mostra limiti politici e logistici e non traina per nulla la politica locale, anzi. Per essere ancora più chiari: non è Matilde Celentano ad essere un limite ma il modello di centrodestra con il quale è stata eletta. Nulla di alleanza e tutto di scontro interno, in una costante guerra guerreggiata, come dimostra quanto avvenuto nelle ore scorse in Provincia. (Leggi qui: Come si legge la vendetta di Fazzone che porta FdI all’opposizione).

Si vota per l’Europa pensando a Borgo Faiti. Un classico Italiano solo che qui da noi il centrodestra è grosso ma non riesce a farsi grande. Un problema nella volatilità della politica che fa delle aquile di oggi i polli di domani. Ed i polli di oggi, falchetti del futuro: comunque se la vedono brutta sempre le tortore. A Latina una Europa un poco da borgo.