Doveva essere un terreno comune, è tornato campo di battaglia. La sicurezza riaccende lo scontro politico a Cassino tra il sindaco Enzo Salera e la minoranza, tra accuse di opportunismo e rivendicazioni di merito. Intanto fuori dall’Aula cresce la pressione dei cittadini.
Sembrava che, per una volta e su un tema così politicamente sentito, ci si fosse riusciti. Che davanti a una preoccupazione collettiva che monta fuori da Palazzo De Gasperi si fosse finalmente riusciti a chiudere gli opportunismi nei cassetti e a mettere da parte la corsa alla primogenitura, per costruire un impegno comune su un unico argomento. Quantomeno per una questione di dignità istituzionale. Ma non è stato così. La pace armata tra le mura di Palazzo De Gasperi è durata poco più di una settimana.
Sembrava che il tema della sicurezza — quel nervo scoperto che agita i sogni dei cittadini e sposta i blocchi di voti — potesse finalmente farsi terreno di una sorta di «convergenza repubblicana» tutta cassinate. Ma è stata solo un’illusione ottica. È bastato un aggettivo — quel “unanimità” ostentato dalla maggioranza in una dichiarazione pubblica — a far saltare i ponti e riaprire le ostilità in un’arena politica che non concede sconti.
Cinquecento firme

Un tema che agita anche chi è rimasto fuori dall’Aula consiliare: la lista «Jammi Cassino» batte il marciapiede raccogliendo oltre cinquecento firme in meno di una settimana, un termometro sociale che segna febbre alta.
Nel frattempo, dentro l’Aula si consuma un duello alla prima firma sulla cronologia dei meriti. La minoranza non ci sta a passare per comparsa in un film scritto da altri. Così la «triade» Giuseppe Sebastianelli, Franco Evangelista e Arduino Incagnoli ha sguainato i verbali, trasformando la mozione approvata dall’Assise due settimane fa in una clava politica per bacchettare la maggioranza.
Lo scippo della medaglia

«La coerenza non è un optional», ringhiano i tre, accusando il sindaco Enzo Salera di aver messo in scena un trasformismo di facciata.
Il j’accuse è frontale: la maggioranza avrebbe prima eretto un muro ideologico bocciando le proposte dell’opposizione lo scorso luglio, per poi compiere un’acrobazia tattica, tentando di appuntarsi al petto una medaglia sottratta agli avversari quando parla di «mozione unanime». Per la minoranza non è senso delle istituzioni: è opportunismo puro, un copione già visto in cui si rincorre la piazza dopo averne ignorato le istanze.
Ma il sindaco Enzo Salera non ha alcuna intenzione di ammainare la bandiera. Asserragliato dietro i numeri divulgati in questi giorni — oltre 2.200 sanzioni elevate dalla Polizia Locale nel primo trimestre del 2026 — il primo cittadino usa le cifre come proiettili di carta per respingere le accuse di lassismo e rilancia la sfida. Non è più solo una questione di agenti in strada, ma di prestigio mediatico.
Salera sventola la sua interlocuzione con il Ministero e l’intervista al Fatto Quotidiano come trofei di guerra, in un tono che più che rassicurare l’opposizione suona come un guanto di sfida lanciato nel fango della contesa.
L’ostaggio si chiama sicurezza

L’appuntamento si sposta ora nell’Aula di Biasio, alla prossima assise, che si preannuncia non come un consesso civile ma come il teatro di un’ennesima resa dei conti. Tra accuse di «lezioni di galateo istituzionale» e difese a oltranza, la sensazione è che la sicurezza sia diventata l’ostaggio di una scherma pesante tra fazioni. Un argomento che animerà, mai come ora, la tensione politica.
In questo clima di guerriglia verbale, una domanda resta sospesa: mentre maggioranza e opposizione si accapigliano per decidere chi ha chiamato prima il 112 per segnalare un furto, chi si impegnerà davvero per aumentare le pattuglie che sorvegliano Cassino?



