Sliding doors centrosinistra a Frosinone: PD e PSI ripartono dal dialogo

Dopo anni di incomunicabilità, Partito Democratico e Partito Socialista Italiano si incontrano e riaprono il confronto in vista delle comunali 2027 a Frosinone. Sul tavolo resta il nodo decisivo della candidatura a sindaco e la costruzione di un campo largo capace di competere con il centrodestra.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Il 17 settembre 1978 è una data storica nel campo della diplomazia internazionale: quel giorno si conclusero i colloqui privati presso il ritiro presidenziale di Camp David tra il presidente egiziano Anwar al-Sadat, il primo ministro israeliano Menachem  Begin ed il presidente americano Jimmy Carter. Si conclusero con la ratifica degli Accordi di Camp David: una globale sistemazione del Medio Oriente e la conclusione di un Trattato di Pace tra Egitto e Israele.

Se l’incontro di ieri presso la sede del Partito Democratico tra i rappresentanti cittadini dei Dem e dei Socialisti passerà alla storia del capoluogo come gli Accordi di Frosinone, sarà solo il tempo a stabilirlo. Per ora, però, una notizia politica c’è. Ed è già significativa: dopo anni di totale incomunicabilità, PD e PSI si sono visti. E hanno parlato. Non è poco. Anzi, in questa fase è tutto.

Nella sede della Federazione PD del capoluogo si sono seduti allo stesso tavolo: per i Democratici il Segretario cittadino Stefano Pizzutelli, accompagnato dai vice Elsa De Angelis e Marco Gallon e dalla presidente Stefania Martini. Per il PSI presenti il segretario Mateo Zemblaku, la vicesegretaria Chiara Scarpino Schietroma e la presidente Gerardina Morelli.

Il vero scoglio: Iacovissi sì o no?

Vincenzo Iacovissi

Certo, nessuno immagina che — specialmente dopo anni di silenzio assoluto — basti una riunione per costruire una coalizione capace di contendere Palazzo Munari al centrodestra nel 2027. Serviranno altri incontri, molta diplomazia, pazienza e soprattutto quella che in politica si chiama sottile tessitura: mediazioni, telefonate, silenzi, aperture, incontri conviviali, retromarce controllate e qualche inevitabile sacrificio.

Ma alla fine della fiera, la domanda che nessuno può aggirare, il vero scoglio su cui rischia di infrangersi ogni velleità unitaria, sarà una sola: l’unità del centrosinistra passa necessariamente attraverso la condivisione della candidatura a sindaco di Vincenzo Iacovissi, oppure esistono condizioni per ipotesi subordinate? Tradotto: il PD deve convergere sul candidato socialista, oppure il PSI può prendere in considerazione una candidatura espressa dai Democratici? Tutto passa da qui. Non esiste diplomazia che possa eludere questo punto.

Iniziare un confronto con una delle parti che implicitamente dice «o si fa così o non si fa nulla» non è semplice: si rischia di rompere prima ancora di cominciare. Ma la sensazione epidermica che emerge è che esista una, quasi impercettibile, volontà comune: almeno provare a costruire un accordo. Anche perché tutti sanno a Frosinone cosa accadrebbe in caso contrario: se PD e PSI andassero per conto proprio anche alle Comunali del prossimo anno, il finale sarebbe quello che il capoluogo conosce da vent’anni. Vittoria del centrodestra, centrosinistra all’opposizione. Fine delle trasmissioni.

Il prezzo da pagare per entrambi

Stefano Pizzutelli

Come diceva Jorge Luis Borges«A volte il compromesso è solo una forma di cortesia verso l’inevitabile»L’inevitabile è che o si vince insieme, o si perde da soli. Ed è proprio questa consapevolezza che potrebbe rendere le comunali 2027 diverse dalle altre.

Naturalmente non sarebbe semplice per nessuno dei due Partiti fare un passo indietro. Per il Partito Democratico rinunciare a indicare un proprio candidato sindaco a Frosinone significherebbe una scelta quasi storica — probabilmente la prima volta dopo tantissimi anni per il principale Partito della sinistra cittadina. E soprattutto potrebbe provocare una forte implosione interna, dagli effetti al momento imprevedibili, perché il Gruppo consiliare — specialmente Norberto Venturi e Angelo Pizzutelli — quella candidatura la rivendica eccome. Come rivendica visibilità e leadership. Non è un dettaglio.

Mutatis mutandis, nemmeno per il PSI sarebbe indolore chiedere a Vincenzo Iacovissi un passo di lato. Il consigliere socialista si è già esposto molto, politicamente e personalmente, costruendo attorno al proprio nome una candidatura chiara, riconoscibile e già lanciata in città. In sostanza, sia il PD che il PSI dovrebbero rinunciare a molto per trovare un’intesa. Ma forse sarebbe il prezzo da pagare — giusto o meno lo dirà solo il tempo — per giocarsi davvero la carta del Comune e provare a vincere le elezioni tra quattordici mesi.

Il campo largo e gli altri interlocutori

Foto © Massimo Scaccia

C’è poi il capitolo, tutt’altro che secondario, del Campo Largo — anzi extra large — al quale sta lavorando il Segretario cittadino Dem Stefano Pizzutelli. Perché il tavolo della trattativa non può ridursi a un confronto esclusivo tra PD e PSI: ci sono inevitabilmente altri interlocutori. M5S, Possibile, Alleanza Verdi e Sinistra, i comitati civici e le altre forze politiche e civiche che in Consiglio Comunale si contrappongono al governo Mastrangeli vorranno — legittimamente — dire la loro. Nessuno, infatti, ama sedersi a un tavolo già apparecchiato da altri e mangiare da un menù deciso da quelle stesse persone.

La politica, del resto, non è mai solo aritmetica: è dialogo, condivisione, equilibrio, riconoscimento reciproco. In sintesi: tattica e strategia. L’indimenticato segretario del PCI Enrico Berlinguer amava ripetere: «Quando si ha una grande meta da raggiungere, non bisogna mai stancarsi di camminare»Il centrosinistra a Frosinone quella meta la conosce bene: tornare a essere unito e quindi competitivo per governare il capoluogo. Il problema è capire se avrà davvero la forza di anteporre il progetto alle bandiere. O meglio alla propria visibilità. Perché un conto è dichiarare l’unità, un altro è praticarla.

E allora gli Accordi di Frosinone, per ora, restano solo un primo passo. Necessario. Non decisivo, non risolutivo, non ancora storico come quelli di Camp David. Per adesso basta registrare il fatto politico del giorno: PD e PSI si sono guardati negli occhi e hanno ricominciato a parlarsi. In un momento storico nel quale il rapporto tra i due Partiti — sia dentro che fuori dall’aula consiliare — è stato caratterizzato più dai silenzi che dalle parole, è già una notizia.