Inizia da oggi la sua collaborazione con Alessioporcu.it la collega Irene Mizzoni. Già direttrice di autorevoli testate d'informazione locale e collaboratrice dei principali quotidiani del territorio. A lei il compito di raccontare Sora ed il suo distretto. * L’eclissi dell’opposizione e la strategia del ragno: come il civismo ha inghiottito i partiti mentre la città riaccende i motori
La politica, quando trova le condizioni ideali, ha una straordinaria capacità di azzerare la dialettica attraverso l’assorbimento. Nel laboratorio amministrativo di Sora, la storia dell’ultimo quinquennio consiliare non racconta la classica contrapposizione tra maggioranza e opposizione, bensì la progressiva evaporazione della seconda all’interno del perimetro della prima. Il sindaco Luca Di Stefano ha costruito un’architettura di governo trasversale e liquida che ha finito per disarmare i Partiti tradizionali, fino a trasformare il Consiglio Comunale in un luogo di ratifica più che di scontro politico.
Per comprendere la portata di questa metamorfosi bisogna guardare la mappa dell’aula consiliare oggi e metterla a confronto con le premesse delle elezioni del 2021. La certezza che balza agli occhi è drastica: dei tre candidati alla carica di primo cittadino arrivati dietro Di Stefano nelle urne, nessuno siede più tra i banchi della minoranza.
La scomparsa dei leader e la spaccatura in FdI

Il primo ad uscire dalla scena consiliare è stato l’ex sindaco Roberto De Donatis, rimasto escluso dal conteggio dei seggi già nella notte dello spoglio del 2021 per via del crollo percentuale della sua coalizione. Successivamente è arrivato il passo indietro di Eugenia Tersigni, la candidata civica giunta al ballottaggio, che ha preferito rassegnare le dimissioni per ragioni di incompatibilità con il suo incarico di responsabile del settore Ambiente della Provincia di Frosinone.
Infine, il tassello decisivo si è incastrato con il ritiro di Federico Altobelli. Ex candidato sindaco dell’intera coalizione di centrodestra ed esponente di punta di Fratelli d’Italia, dopo aver dato battaglia in aula fino a metà del 2025, ha rassegnato le sue dimissioni da consigliere comunale per tornare ad indossare la divisa da ufficiale dell’Esercito Italiano.
Non è stata una pratichetta

La surroga di Altobelli però, non si è rivelata una semplice pratichetta burocratica ma si è trasformata nella miccia che ha fatto esplodere le contraddizioni interne a Fratelli d’Italia. L’ingresso in Aula del neo-consigliere Antonio Lecce (subentrato dopo essersi dimesso da un analogo incarico a Posta Fibreno) è stato accompagnato da una dichiarazione di netta “discontinuità” con la linea tenuta fino a quel momento dalla leadership locale del Partito. (Leggi qui: Sora, dalle zanzare alla resa dei conti: la surroga che incendia Fratelli d’Italia. E qui: Lecce rompe il silenzio: “Altro che patto con Bruni, il seggio è dei cittadini”. E anche qui: La faglia dentro FdI: se Lecce cambia rotta, la vecchia guardia resta a piedi).
D’accordo con il coordinatore cittadino Filippo Mosticone, Lecce ha abbandonato la trincea dell’opposizione pregiudiziale e frontale per inaugurare una fase di dialogo istituzionale con la giunta Di Stefano. Un riposizionamento che ha provocato una spaccatura netta con Massimiliano Bruni, storico volto di FdI sul territorio che, fuori dal Consiglio, continua a rivendicare la linea dell’opposizione dura e pura, denunciando la perdita d’identità del partito d’aula.
Il “metodo Di Stefano”: la campagna acquisti

Mentre Fratelli d’Italia si avvitava nel dibattito interno, la maggioranza civica ha continuato ad allargare i propri confini verso destra. Il caso politico di maggiore impatto è stato il coinvolgimento di Lino Caschera.
Campione di preferenze personali ed eletto tra i banchi della minoranza sotto il simbolo della Lega (area Ciacciarelli), Caschera ha compiuto il passaggio ufficiale verso la maggioranza di governo, andando a costituire in aula il gruppo civico “Prima Sora”. Il trasloco è stato accompagnato dall’assegnazione di deleghe operative di primo piano (dal Patrimonio alla Protezione Civile fino alle Risorse della Montagna) posizionando di fatto il Carroccio locale in maggioranza, rinunciando all’opposizione e consolidando in modo definitivo i numeri a tutela del Sindaco. (Leggi qui: Il passo di Caschera cambia gli equilibri: civismo rafforzato e segnale a destra).
Parallelamente, nel frastagliato campo civico, si è registrato anche il riposizionamento dell’avvocato Valter Tersigni che, abbandonata la lista originaria con cui era stato eletto, ha scelto di aderire a Forza Italia, ricreando la rappresentanza azzurra in Aula ma mantenendo una postura moderata verso i provvedimenti della giunta.
Il palco della Notte Bianca e la filiera con la Regione

Forte di un’Aula pacificata e di una posizione consolidata anche dalla sua carica di Presidente della Provincia di Frosinone, Luca Di Stefano ha dimostrato di saper utilizzare la vetrina degli eventi cittadini come un vero e proprio moltiplicatore di consenso politico.
L’esempio più evidente si è registrato proprio ieri sera, in occasione della Notte Bianca dello Sport, appuntamento capace di richiamare decine di migliaia di persone in città. Tra le tante piazze allestite a festa, la partita più importante si è giocata a margine del “Tavolo della legalità – Giocare pulito“, convegno che si è tenuto in piazza Palestro, dove Di Stefano ha accolto il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca.
Al di là dei discorsi ufficiali sull’etica e sulla prevenzione della devianza giovanile, la presenza del Governatore a Sora ha rappresentato un’operazione politica a doppio filo: per Rocca la necessità di presidiare la provincia e rinsaldare ancora una volta i legami con la periferia della regione; per Di Stefano la dimostrazione plastica di una capacità di attrazione istituzionale usata per accorciare i tempi della filiera economica con Roma in vista dei futuri capitoli di investimento sul territorio.
I mugugni fuori dal Palazzo

Se la vita amministrativa dentro il Palazzo scorre senza particolari scossoni sui numeri, fuori dal perimetro del Consiglio il clima è decisamente più vivace. È nella società civile e nelle piazze infatti che si stanno accumulando gli elementi di potenziale frizione per il futuro della giunta.
Il tema che più di ogni altro risveglia il cittadino dal torpore è quello delle tasse. Mentre la giunta amministra la pace consiliare, all’esterno si stanno affermando due comitati nei quali potrebbe confluire un certo malcontento popolare.
La febbre della TARI. Il Comitato civico Trasparenza Amministrativa continua a battere il chiodo sui rincari della spazzatura, raccogliendo le proteste dei residenti e dei commercianti esasperati dalle bollette.
La crociata del Consorzio di Bonifica. A far salire la febbre alle stelle si è aggiunto il Comitato Cittadino del Territorio, guidato da Ennio Bruni. Forte di ben 779 firme già mandate a referto, Bruni ha chiamato la città ad adunata per il 23 Settembre prossimo alle 16.00, direttamente nell’aula del Consiglio Comunale. Lo scopo è solenne: spingere l’assise ad approvare la delibera di uscita dal perimetro di contribuenza del Consorzio di Bonifica prima del passaggio in Regione, per cancellare la gabella su case e terreni non irrigui. Un classico d’altri tempi: la piazza che pretende di fare irruzione nell’aula consiliare per imporre l’agenda.
Le nuove sirene: Luigi Gabriele

Accanto alla protesta delle bollette, si muovono le diplomazie di chi guarda alla prossima campagna elettorale.
Sul versante dell’innovazione generazionale, di recente Luigi Gabriele (esponente nazionale dell’associazionismo e dei Diritti dei Consumatori, è fondatore e presidente di Consumerismo e di un avviato laboratorio di studi sociali) ha lanciato un accorato appello ai giovani dell’associazione “Sorani Fuori Sede“. L’obiettivo è richiamare in patria le intelligenze emigrate per studio o lavoro, provando a montare una piattaforma d’idee fresca, alternativa al vecchio teatrino di Palazzo.
C’è poi la trincea di Massimiliano Bruni. Fuori dall’aula, l’ex delegato ai Lavori Pubblici sotto l’amministrazione civica di Roberto De Donatis, prosegue nel suo lavorio di scalpello, tessendo contatti con i delusi del civismo e tentando di tenere in vita l’idea di una destra che non si arrende al pensiero unico di giunta.
Il quadro verso il finale di mandato

Il bilancio politico di Sora evidenzia una realtà a due velocità. Da un lato c’è un’amministrazione guidata da Luca Di Stefano che è riuscita a neutralizzare le opposizioni d’Aula attraverso un modello civico inclusivo ed elastico, capace di accogliere esponenti da qualsiasi provenienza e di dialogare a tutto campo con i livelli istituzionali superiori.
Dall’altro lato c’è una città che resta fuori dalle logiche dei banchi del Consiglio e che prova a riorganizzarsi: tra comitati, appelli alla gioventù e la ricerca di nuovi leader capaci di federare le minoranze. La maggioranza ha il controllo dell’Aula ma la vera battaglia per il futuro della città è appena cominciata nelle retrovie.



