Tra l’8 dicembre e Capodanno Sora intercetta un flusso continuo di visitatori. Ottantamila presenze mettono alla prova logistica e servizi, trasformando il boom natalizio in un test di maturità per la città.
La difficoltà principale non è stata “fare” ma assorbire l’impatto. Un problema che, per una città di medie dimensioni è quasi un segnale incoraggiante. Sora si scopre tre le nuove capitali dell’intrattenimento nella provincia di Frosinone: i numeri e le dinamiche dicono che tra l’8 dicembre e Capodanno la città ha intercettato un flusso reale, non episodico, continuo. Con pullman in arrivo, strutture ricettive piene e una pressione logistica che il Comune non era abituato a gestire.
Lo ammette il sindaco Luca Di Stefano: la difficoltà principale non è stata tanto quella di allestire la città ma quello di farle assorbire quel numero di visitatori mai visto prima.
Il boom ed il percorso

Il punto interessante non è il boom in sé ma il percorso. “Sora Città del Natale” non nasce come evento calato dall’alto ma come recupero di una memoria collettiva. Negli anni Novanta il Natale sorano aveva acceso entusiasmo e partecipazione, poi era arrivato il vuoto. L’attuale amministrazione ha intercettato una domanda latente, già presente tra cittadini e commercianti, e l’ha trasformata in progetto.
La scelta simbolicamente più forte è stata la pedonalizzazione di via Cittadella, trasformata nell’ingresso della Strada dei Presepi. Decisione discussa, contestata all’inizio ma che alla prova dei fatti ha retto. Non per ideologia ma per funzionalità: senza spazio pubblico liberato, l’idea non avrebbe avuto gambe.
Sora Antica

Dietro la macchina organizzativa però non c’è solo il Comune. Il ruolo centrale lo ha avuto l’associazione Sora Antica 1999, guidata da Domenico Alonzi, affiancata dall’associazione Vacomberta e da decine di volontari. Quaranta scene allestite lungo il centro storico non sono folklore improvvisato: sono lavoro manuale, tempo sottratto alle attività personali, coordinamento continuo.
Il presepe diffuso nasce anche da una necessità pratica: mancanza di spazi chiusi, cantieri infiniti, abitazioni non più disponibili. Da qui l’idea di portare le scene in strada, con manichini, poi migliorati negli anni grazie al contributo di artisti locali. Oggi i volti in creta, modellati da Elena Spaziani, restituiscono un realismo che colpisce più dei grandi allestimenti standardizzati.
Il risultato è una città che, per alcune settimane, diventa attraversabile a piedi, riconoscibile, leggibile. Un’offerta che mescola religioso e popolare, antichi mestieri e identità locali, senza inseguire modelli esterni.
Ottantamila in città

Ottantamila presenze stimate non sono un punto di arrivo. Sono una prova di carico. Perché ora il tema non è “fare il Natale”, macapire se Sora saprà reggere nel tempo questo tipo di attrattività: servizi, accoglienza, viabilità, programmazione. «E’ vero che Sora aveva compiuto dei tentativi ma erano confinati alla singola iniziativa, mancava una visione di lungo termine. Noi volevamo un turismo natalizio e per questo abbiamo scelto dal 2022 di pedonalizzare via Cittadella dove fino a quel momento c’erano solo le luci sul fiume na non le luminarie; abbiamo messo le luminarie a terra ed abbiamo scelto di metterle proprio lì proprio per valorizzare il grande lavoro che Sora Antica fa con i presepi. Oggi la strada percorsa sta dando risultati che vanno al di la di qualsiasi rosea previsione. Dovranno essere la base per un modello che dovrà durare tutto l’anno, attirando persone, offrendogli ospitalità e servizi, dandogli sicurezza urbana» spiega il sindaco Luca Di Stefano.
Come si è arrivato a quel risultato? Domenico Alonzi presidente di “Sora Antica 1999” parla di scommessa vinta ma dopo tanto lavoro e fatica: «La nostra associazione in questi anni è stata affiancata da quella di Vacomberta, perché allestire 40 scene lungo tutto il percorso è un lavoro lunghissimo che richiede attenzione ai dettagli se si vuole ottenere un buon risultato. Negli Anni ’90 l’associazione Walt Disney riuscì a portare tantissima gente in città, ma tutto durò un paio d’anni».
Furono anni particolari. «L’accesso a via Cittadella diventò impraticabile per i molteplici lavori che non avevano mai fine, strada non illuminata e residenti che erano andati via».
La rinascita del Natale di Sora

Furono anni bui. Fino al 2015 quando «Decidemmo – ricorda Alonzi – noi commercianti di via Cittadella e di Canceglie di scrivere una lettera per chiamare a raccolta tutti coloro che volevano bene alla città per ripartire dal Natale. Nel 2015 costruimmo una capanna realistica per la natività con dei manichini, fu l’inizio della strada dei presepi. Da allora i manichini e le installazioni sono diventati 40 in un viaggio itinerante, la vecchia capanna c’è ancora. Oggi copriamo tutto il centro storico con rappresentazioni religiose e popolari (antichi mestieri con personaggi sorani caratteristici)».
Alessandro Barone è l’altra faccia della medaglia, non solo pensa ma lavora per tutti. «L’idea del presepe diffuso ci venne perché volevamo uscire dagli schemi classici delle natività partenopee. Le case a disposizione dove allestirli negli anni non erano più disponibili, per questo decidemmo di realizzarli per strada con dei manichini. Negli anni li abbiamo migliorati con artisti locali che realizzano oggi volti in creta e oggi posso dire che hanno espressioni reali, grazie alla nostra infaticabile artista Elena Spaziani».
Il boom, se così lo si vuole chiamare, non è una medaglia. È una domanda aperta. E forse è proprio questo l’aspetto più interessante di queste feste: Sora non si è limitata a riempirsi, si è messa alla prova.



