Seconda riunione operativa per la Stazione Tav in linea a Ferentino - Supino. Stabilita la data entro la quale gli studi dovranno essere ultimati: entro San Silvestro. La Regione parteciperà alle spese.
O si può fare o non si può fare. Senza giri di parole, senza risposte ambigue: il verdetto dovrà essere pronunciato entro il 31 dicembre. È la decisione presa oggi durante la riunione al Ministero dei Trasporti dedicata al progetto per la stazione Italia Centrale da realizzare sulla linea Tav. A ridosso di Frosinone, su terreni di Supino e Ferentino.
Un vertice tanto atteso quanto determinante, che ha visto riuniti attorno al tavolo romano tutti i principali attori istituzionali del Lazio Meridionale per affrontare – su basi tecniche ed economiche – la questione della nuova stazione ferroviaria in linea sull’Alta velocità.
Trenino o cenere e carbone, si saprà nel giorno di San Silvestro, mentre l’Albero di Natale è ancora confezionato e le luci colorate stanno ancora lampeggiando. Il nuovo anno comincerà o con una grande opera capace di trasformare l’intero territorio o con la consapevolezza che è inutile investire lì centinaia di milioni ed è meglio puntare su altro.
Il tavolo (politico e tecnico) si è finalmente allargato

Entro quella data si dovrà decidere in maniera definitiva: o è fattibile o non lo è. E con questa, si porta dietro una sfilza di altre domande decisive: i Frecciarossa e gli Italo possono fermarsi? I merci notturni possono trovare una logistica sensata in questa zona? La risposta dovrà essere netta, documentata e non più rimandabile.
Quella di oggi è stata la seconda riunione operativa sull’argomento. La prima era stata ottenuta con non poca determinazione dal deputato Nicola Ottaviani, ex sindaco di Frosinone e ora Segretario della Commissione Finanze di Montecitorio, che ha fatto da perno tra i territori e il ministro dei Trasporti Matteo Salvini.

Al tavolo di, con Ottaviani, sedevano:
- Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio, affiancato da un consulente d’eccezione: Gianfranco Battisti, già CEO di Trenitalia e Ferrovie dello Stato. C’era lui al vertice di FS quando il progetto iniziò a prendere forma ma si fermò subito dopo la presentazione: colpa delle elezioni e del cambio di scenario che portò con sé nuove e differenti priorità.
- Ggli assessori regionali Fabrizio Ghera e Giuseppe Schiboni.
- Riccardo Mastrangeli, sindaco di Frosinone.
- Piergianni Fiorletta, sindaco di Ferentino.
- Luca Di Stefano, presidente della Provincia di Frosinone.
- Andrea Amata, consigliere provinciale con delega al Comitato per lo Sviluppo.
- Gianfranco Barletta, sindaco di Supino, a rappresentare un territorio che da anni attende di essere finalmente messo “in linea” con l’Italia che corre.
- I vertici dell’area tecnica di RFI, rete Ferroviaria Italiana.
Assente, giustificato, il sindaco di Cassino Enzo Salera: sarebbe atterrato da Atene appena un’ora dopo la conclusione del vertice. Impossibile fare prima.
Tutte le opzioni in campo

Durante l’incontro è stato analizzato lo studio di prefattibilità realizzato da RFI nell’ambito di un protocollo d’intesa con la Regione Lazio. Questo studio ha valutato tre possibili opzioni per la nuova stazione: Ferentino, Patrica e Roccasecca (presso il posto di movimento di San Giovanni Incarico). L’analisi basata su criteri molteplici ha indicato che l’alternativa migliore e più stabile è quella di Ferentino.
L’analisi costi-benefici ha confermato che l’investimento è conveniente da un punto di vista economico-sociale e che produrrà benefici netti per la collettività. I prossimi passi prevedono un aggiornamento dei costi e dell’analisi costi-benefici. Entro il mese di ottobre il tavolo sarà riconvocato per un preliminare aggiornamento sullo stato di avanzamento del progetto.
I soldi ci sono (o meglio: ci sarebbero)

A rendere meno evanescente la discussione è stato un punto non da poco: la Regione Lazio è pronta a partecipare alle spese. Vuole essere tra i co-finanziatori dell’opera: Si parla di alcune decine di milioni di euro che verrebbero impegnati, in quota parte, per rendere possibile ciò che finora è stato solo oggetto di convegni e dichiarazioni. Nulla di garantito, certo, ma il segnale politico è inequivocabile.
Non siamo ancora al “si parte”, ma quantomeno al “vediamo se si può partire” sì.
Un nodo che vale più della somma delle sue rotaie
Una stazione in linea sulla TAV, in pieno Frusinate, non è solo un’infrastruttura: è un bivio strategico. Che andrà a collegare con l’Europa i territori del Lazio Sud, del Molise e dell’Abruzzo. Ed in questo senso diventa fondamentale l’opera sollecitata dal sindaco di Cassino Enzo Salera nei mesi scorsi: una navetta che colleghi in maniera rapida Cassino con la stazione Tav per traghettare sull’Alta Velocità i viaggiatori di quel crocevia tra Campania del Nord, Abbruzzo meridionale, Molise.

Durante i lavori, introdotti dall’onorevole Nicola Ottaviani, il parlamentare ed il presidente Luca Di Stefano hanno spiegato che il progetto può significare l’inizio di un’integrazione reale di un’area che ha spesso vissuto la mobilità come un problema più che come una risorsa. Può portare investimenti, logistica avanzata, sviluppo industriale. Oppure può restare un’ennesima occasione mancata.
Centrale è l’aspetto economico fissato da Ottaviani. E cioè: contano i numeri dei passeggeri che già oggi sviluppano le fermate di Frosinone e Cassino sui due treni Frecciarossa incanalati sulla rete ordinaria. Ma contano anche quelli potenziali di una stazione in linea e senza rallentamenti. Contano ancora di più le potenzialità di un traffico merci ad Alta velocità, in un’area che sta diventando il cuore logistico dell’Europa Meridionale. Merci da far viaggiare nelle ore serali quando il traffico passeggeri è fermo. (Leggi qui: I super treni merci dalla Scandinavia a Malta: milioni di lavori in estate sulle linee Cassino e Formia).
Il prossimo passo

Ed è qui che lo stile del “o si fa o non si fa” assume un significato più profondo. Perché, come ben sa chi conosce le dinamiche delle grandi opere, non basta volerle: bisogna poterle fare. E farle bene. Senza lasciare margini all’improvvisazione o, peggio, al campanilismo sterile.
Il dossier è ora nelle mani dei tecnici. Entro la fine dell’anno bisognerà dire se ci sono le condizioni per mettere nero su bianco una progettazione concreta, con tutti gli annessi: impatto sulla rete, costi, compatibilità con i flussi AV, benefici territoriali.
E poi, soprattutto, se i treni si possono fermare. Perché la TAV non è un autobus che si ferma ovunque. Fermare un Frecciarossa non è solo una scelta logistica, ma politica ed economica. Se i conti tornano, lo si farà. Altrimenti, l’ipotesi tornerà nel cassetto da cui era uscita. Magari per l’ultima volta.
Il tempo degli studi da oggi non è più illimitato, quello delle dichiarazioni è finito. Inizia la fase delle decisioni vere. Il 31 dicembre non è solo una scadenza burocratica: è il confine tra un’idea e una realtà. Tra un territorio che si collega e uno che resta a guardare i treni passare. Letteralmente.



