Stefanelli, il “richiamo della foresta”: “Ora voglio un Pd vicino al territorio”

Il sindaco di Minturno ed ex presidente della Provincia ufficializza il rientro nel Partito democratico lasciato nel 2019. In una conferenza stampa ha illustrato i motivi della scelta: "Dobbiamo costruire un partito serio e strutturato che sia a servizio della comunità". Assenti alla conferenza stampa i vertici provinciali dem. "Ma soltanto perché ancora non ho formalizzato l'iscrizione". In platea presente comunque il Senatore Claudio Moscardelli

Andrea Apruzzese

Inter sidera versor

“Voglio un Partito serio, strutturato, soprattutto sul territorio, in cui dare il mio contributo per la comunità”: ecco i motivi che hanno portato Gerardo Stefanelli, sindaco di Minturno e fino al mese scorso presidente della Provincia di Latina, a lasciare Matteo Renzi ed Italia viva per tornare nel Partito Democratico, abbandonato nel 2019. (Leggi qui: Stai sereno Matteo: Stefanelli lascia Italia Viva ed è pronto a tornare nel Pd).

Pd in cui chiarisce subito che non è ancora entrato: “Oggi chiederò formalmente l’iscrizione”. E così si spiegano anche le assenze dei vertici Dem alla conferenza stampa, che Stefanelli ha voluto tenere a Latina, presso il Foro appio, “un luogo del cuore, dove è nato il progetto della via Appia regina viarum”. 

Il percorso politico

Michele Forte

Stefanelli ricostruisce a lungo tutta la sua carriera, da apprendista nell’Udc con il senatore Michele Forte, poi assessore provinciale sotto Armando Cusani, infine sindaco di Minturno e presidente della Provincia. Ora si apre la quarta fase. Il prossimo anno scadrà il mio secondo mandato da sindaco e non potrò ricandidarmi, né mi candiderei a consigliere comunale, non vado a togliere voti a chi finora mi ha sostenuto. Il mio ruolo sarà semmai quello di portare altra forza alla coalizione, non mi tiro fuori, ma non posso partecipare alla competizione elettorale”.

Gerardo Stefanelli con Matteo Renzi e Marietta Tidei

E poi il rapporto con Italia viva e con Matteo Renzi: “Chiudo con Italia viva non perché ho litigato, non perché non ho avuto qualcosa. Anzi, Renzi mi ha illustrato tante possibilità, e sta facendo una operazione che magari sarà decisiva per vincere le prossime elezioni politiche. Ma io non faccio politica per sperare che qualcuno trovi il modo di garantirmi un posto da qualche parte, la cooptazione non mi entusiasma, io faccio politica per le cose che sento e che vivo, insieme agli altri, per la comunità. E io in Italia viva ho avvertito una sensazione di solitudine”. 

Quindi, ecco il Pd

“Voglio ritrovare una comunità, voglio un progetto che duri a prescindere dai destini di una persona sola e dai risultati di una singola tornata elettorale – ha osservato Stefanelli – E il Pd ha dimostrato di essere il partito che tiene di più alle istituzioni, è un partito di massa, rappresenta un italiano su 4, è moderato. Lo faccio con molto rispetto degli amici che hanno faticato per costruire il partito, lo faccio senza tessere e senza padrini, e senza garanzie e senza ansia”.

Gerardo Stefanelli durante un recente incontro pubblico

Stefanelli traccia la rotta. “Mi vorrei mettere al servizio con alcuni obiettivi. Prima di tutto allargare il partito, che può avere una base molto più ampia di oggi, che è al 14%ha sottolineato il sindaco di Minturno – Soprattutto nel sud, c’è bisogno di rimboccarsi le maniche e rompere il dominio di Forza Italia che amministra tutti i Comuni di quella parte di territorio. E guardare alle politiche del prossimo anno, alle regionali del 2028, alle europee del 2029”.

La “benedizione” di Moscardelli

Claudio Moscardelli

In platea, qualcuno del Pd, c’è: è Claudio Moscardelli, di cui Stefanelli ricorda come “ci ha dato una grande mano per costruire il gruppo base a Minturno e ci ha sempre sostenuto”. C’è il sindaco di Cori, Mauro De Lillis, c’è Stefano Vanzini. E si affacciano anche Maria Grazia Ciolfi del M5S e Nazareno Ranaldi di Per Latina 2032. 

E Stefanelli sgombra il campo dagli equivoci: “Oggi non ci sono vertici del Pd perché formalmente devo ancora richiedere l’iscrizione, con la speranza che venga accolta nei prossimi giorni. Ma è chiaro che sono anni che ci parliamo, che ci sono stati incontri e confronti. Non è un fulmine a ciel sereno”.

Il significato politico

Gerardo Stefanelli

Il ritorno di Gerardo Stefanelli nel Partito Democratico non è una notizia di costume politico. È un segnale che merita di essere letto con attenzione, perché dice qualcosa di preciso sullo stato delle forze in campo nella provincia di Latina — e non solo.

Stefanelli non è un militante di base che cambia tessera. È l’uomo che per cinque anni ha guidato la Provincia di Latina con uno stile amministrativo riconoscibile e riconosciuto, costruendo consenso trasversale su dossier concreti — l’acqua, la viabilità, le partecipate. È il sindaco di Minturno al secondo mandato. Soprattutto è una figura che porta con sé una rete di relazioni, un capitale di credibilità istituzionale e — fatto non trascurabile — una conoscenza profonda degli equilibri del territorio pontino che pochi altri possono vantare.

Portarlo nel PD significa portare tutto questo nel PD. Non è un’operazione di facciata.

La scelta dei tempi

Federico Carnevale

Il tempismo non è casuale. Stefanelli arriva nel momento in cui la provincia di Latina è al centro di una ridefinizione degli equilibri politici che non ha precedenti recenti: il centrodestra si ricompone attorno al nuovo presidente provinciale Federico Carnevale, l’asse Fazzone-Righini ridisegna le geometrie regionali, il PD pontino cerca una nuova identità dopo anni di gestione difensiva. In questo contesto, un uomo con il profilo istituzionale di Stefanelli non è solo un nome sulla lista degli iscritti: è un potenziale architetto della coalizione alternativa.

C’è poi la lettura che Stefanelli stesso offre, e che vale la pena prendere sul serio: la solitudine di Italia Viva, la sensazione di fare politica per la cooptazione invece che per la comunità, il bisogno di un Partito che «duri a prescindere dai destini di una persona sola». È una critica al renzismo che viene dall’interno, pronunciata da chi ha vissuto quel progetto senza acrimonia ma con lucidità. E che conferma quanto già evidente: Italia Viva fatica a trattenere chi vuole fare politica di territorio, radicata, di lungo periodo.

Quella presenza in particolare

La presenza in sala di Claudio Moscardelli — benedizione discreta ma inequivocabile — e le assenze calcolate dei vertici dem raccontano la stessa cosa da due angolazioni diverse: l’operazione è stata costruita con cura, con tempi lunghi, con la consapevolezza che un ingresso rumoroso avrebbe bruciato ciò che un ingresso sobrio può invece alimentare. Stefanelli non cerca un posto. Cerca un ruolo. E nel PD pontino, in questo momento, i ruoli da costruire sono molti.

Resta una domanda aperta, quella che ogni operazione politica di questo tipo porta con sé: quanto peserà davvero? La risposta arriverà dalle regionali del 2028 e dalle politiche del prossimo anno. Ma il dado è tratto. E quando un pezzo di questo peso si sposta sulla scacchiera, le posizioni di tutti gli altri cambiano — anche di chi non lo ha ancora capito.