La Regione Lazio approva il programma operativo della Legge 46: 65 pagine firmate dal professor Trequattrini per rilanciare l’automotive, formare i lavoratori, abbattere i costi dell’energia e creare infrastrutture. Una visione voluta dall’assessore Angelilli per trasformare la crisi in occasione. Ora tocca alla politica decidere come usarla.
Alla fine, la legge 46 è tornata. Quella pensata anni fa da Francesco De Angelis per evitare che lo stabilimento Fiat di Cassino chiudesse i battenti e si spegnessero per sempre le luci sulla grande industria in provincia di Frosinone. Non è più uno scudo contro la disfatta: quella legge è diventata uno strumento per guardare avanti. Per costruire. La Regione Lazio ne è convinta.
Nelle scorse ore, la Giunta ha approvato il Programma Operativo 2025-2026: 65 pagine che fotografano, analizzano e tracciano la rotta. Le ha messe nero su bianco Raffaele Trequattrini, professore, economista, commissario del Consorzio Industriale del Lazio. Traducendo in azione la strategia dell’assessore allo Sviluppo Roberta Angelilli.
La Road Map di Angelilli

Il lavoro, affidato a giugno scorso, non è stato solo burocratico. È stato politico. Perché è da lì che passa la rinascita del comparto automotive. Ma non più limitata a Stellantis. Il Piano Angelilli – Trequattrini parla di tutto l’ecosistema. Per la prima volta, l’orizzonte si allarga: da Piedimonte San Germano al resto del Lazio. Dalla singola fabbrica a tutto il sistema di imprese. Il messaggio della regione Lazio è chiaro: sulla barca ci sono tutti, si salva Stellantis e si salva con lei l’intero sistema della produzione che ormai non è più legato solo allo stabilimento del gruppo franco-torinese. Ma produce per tutti i principali brand europei. I numeri parlano chiaro: nel Lazio ci sono le sedi legali di 765 aziende impegnate nella filiera automotive e di loro sono operative 376 aziende, che rappresentano l’universo effettivamente operativo analizzato.
La Rod Map disegnata dal team del Consorzio analizza tre quadri: quello dell’Automotive continentale, quello nazionale e quello territoriale. Non è stato per puro esercizio enciclopedico ma per rigore scientifico. Perché le dinamiche di Piedimonte San Germano sono necessariamente legate alle politiche industriali che intenderà definire il Governo di Giorgia Meloni e dovranno innestarsi su quel percorso. Che a sua volta non potrà uscire dal solco scavato dal’Unione Europea in materia di produzione automobilistica, con il Green Deal e le sue successive modificazioni.

Ne emerge un documento che segue quattro possibili direttrici d’azione. Una mappa disegnata con rigore scientifico: sono i numeri e le dinamiche ad averla definita e non la politica. Alla quale il Piano lascia aperte diverse strade, sulle quali dovrà decidere di concerto con gli industriali. Economia e politica sullo stesso piano ma rigorosamente separate: a ciascuno il suo compito.
Le quattro direttrici
Cinque milioni di euro ci sono già. In cassa. Destinati a finanziare idee ed azioni. È la base per partire. Il piano non impone nulla: dice come si può fare. E poi sta alla politica decidere dove andare.
Il Consorzio propone quattro direzioni. Uno: ammodernare o riconvertire gli impianti. In cosa? su quale settore si deve scommettere? Il Piano lascia la scelta della strada alle industrie ed alla politica. Ma qualunque via decideranno di imboccare sarà necessario adeguare gli impianti.

Due: formare i lavoratori, perché le fabbriche stanno cambiando pelle. E la vera emergenza tra poco sarà la carenza di personale qualificato. Il professore lo mette in evidenza sottolineando come manchino le persone formate. Ci sono settori che possono reimpiegare i lavoratori: la catena di produzione dell’Automotive è simile a quella del Farmaceutico e – per le lavorazioni di precisione – usa macchinari in tutto simili a quelli dell’Aerospaziale presente tra Anagni, Ceccano e Veroli.
Tre: abbattere i costi dell’energia, il vero tallone d’Achille del nostro sistema produttivo. Carlos Tavares, il Ceo al quale Stellantis affidò il compito di tagliare qualunque spesa si potesse eliminare, puntò il dito appena messo piede nello stabilimento di Cassino Plant “Qui le auto non conviene farle, l’energia elettrica costa troppo”. Tutti sono d’accordo sul punto. Ma sul come? Il documento indica l’efficientamento energetico, le rinnovabili, i parchi fotovoltaici, le Comunità Energetiche.
Quattro: infrastrutture, quelle vere, e anche quelle digitali.
La visione

Non sono idee da convegno. Sono strumenti da usare subito. Perché mentre si discute, il mondo corre. Le imprese chiedono certezze. E i lavoratori aspettano risposte. Il merito di aver rimesso in pista la legge 46 è dell’assessore regionale all’Industria Roberta Angelilli. Ha creduto nel rilancio di uno strumento che era stato dimenticato: Renata Polverini l’aveva azzerata, Nicola Zingaretti l’aveva lasciata senza fondi. Angelilli ci ha rimesso soldi, visione, coraggio.
La filosofia è chiara: o si programma il futuro, oppure lo si subisce. E questa volta con il Programma Operativo del Consorzio Industriale il Lazio l’assessore Angelilli ha scelto di giocare d’attacco. A differenza dei piani del passato, quello del commissario non si limita a fotografare l’esistente. Guarda avanti. Dice: l’automotive non è morto. Si sta trasformando. E se vogliamo che resti qui, dobbiamo cambiare anche noi.

C’è una premessa forte, non detta ma chiara: la convinzione della Regione Lazio e del Consorzio è che Stellantis non abbandonerà l’Italia e non chiuderà Cassino. Fino a quanto durerà la cura dimagrante? Su questo il prof non si addentra: è scelta di politica industriale e lui ha un mandato da tecnico.
Ma c’è un’evidenza tra quelle 25 pagine: il territorio non può più permettersi di aspettare le decisioni di Stellantis. Bisogna muoversi prima, creare alternative, preparare i territori.
Il segnale c’è. Ora serve che diventi azione. La palla passa alla politica. Ed ai fatti.



