La Regione Lazio rafforza il Tavolo Automotive e chiede a Stellantis di anticipare il confronto su Cassino Plant. La Fim invita alla cautela, mentre la Fiom attacca: piano industriale insufficiente e stabilimento sempre più in affanno.
Cassino Plant resta il grande punto interrogativo del piano Stellantis: la Regione prova ad alzare il pressing. Il Tavolo Permanente sull’Automotive si è riunito questa mattina a Roma, presieduto dalla vicepresidente Roberta Angelilli. Intorno: sindacati, associazioni datoriali, istituzioni. Il tema, l’unico che conta davvero: cosa succederà a Cassino Plant dopo un piano industriale che ha risposto a tutti gli stabilimenti italiani tranne uno. (Leggi qui: Stellantis, ecco il piano. Cassino non c’è. Ma sarà «without shoutdown». E qui: Stellantis, colpo di scena a Detroit. Filosa: Cassino ha un futuro. A dicembre il piano Maserati. E qui: Giulia e Stelvio fino al 2027, Maserati raddoppia: il futuro di Stellantis Cassino).

Le decisioni prese sono due. La prima: il presidente Rocca ha formalmente sollecitato un incontro con Stellantis per chiedere di anticipare la presentazione dei programmi relativi a Cassino, attualmente rinviata a dicembre con il piano Maserati. La seconda: il Tavolo si rafforza con un supporto tecnico capace di produrre analisi e proposte su investimenti, riconversione industriale e prospettive produttive. Un tavolo che non si limiti alla politica ma che lavori sui numeri: quelli veri, quelli che servono per negoziare con una multinazionale.
Angelilli ha anche annunciato che la Regione seguirà con attenzione l’audizione del Ceo Antonio Filosa alla Commissione Attività Produttive della Camera prevista per il 17 giugno — l’appuntamento che i sindacati chiedevano da settimane di anticipare rispetto al tavolo MIMIT di luglio.
La Fim: «I tagli non riguarderanno l’Italia»
Dal fronte sindacale arriva una distinzione importante. Il segretario generale della Fim Cisl Ferdinando Uliano commenta le dichiarazioni del responsabile Europa di Stellantis Emanuele Cappellano con cautela misurata: i tagli ai volumi produttivi europei «non riguarderanno l’Italia». È una rassicurazione parziale: perché, come nota Uliano, restano aperte le questioni fondamentali sulle tempistiche.

La Fim apprezza il mantenimento della gamma Alfa Romeo — Giulia, Stelvio, il futuro C-SUV a Melfi e la hatchback di segmento C — ma sottolinea che senza date precise quelle promesse restano architettura di presentazione. «Non si conoscono ancora con precisione le tempistiche di realizzazione», dice Uliano. Ed è esattamente questo che rende la situazione di Cassino così difficile da gestire per chi ci lavora: non la certezza della chiusura, ma l’incertezza del futuro.
L’appuntamento chiave è il 15 giugno a Roma, dove Fim e le altre sigle incontreranno Stellantis chiedendo «chiarimenti più puntuali sulle tempistiche e sulle assegnazioni ancora incerte».
La Fiom non ci sta: «Peggio dei piani precedenti»
Ben più dura la posizione della Fiom Cgil di Frosinone e Latina, che non usa mezze parole: le scelte industriali di Stellantis su Cassino «riescono persino ad essere peggiori di quelle contenute nei piani precedenti, che hanno portato lo stabilimento al declino». Uno stabilimento che oggi lavora al 10% della sua reale capacità produttiva e che nel piano FaSTLAne 2030 non ha ricevuto nemmeno la dignità di un’assegnazione definita.

La Fiom chiede alla Regione di aprire una trattativa diretta con Stellantis: non come moderatore istituzionale ma come soggetto attivo. E di costruire un piano industriale con il contributo delle parti sociali e delle risorse pubbliche. Un cambio di paradigma preciso: non aspettare che Stellantis decida, ma costruire un’alternativa credibile da portare al tavolo.
C’è poi l’emergenza del presente — quella che i comunicati istituzionali tendono a mettere in secondo piano rispetto alla strategia. I lavoratori diretti, degli appalti e dell’indotto stanno perdendo 5mila – 6mila euro l’anno a causa della cassa integrazione. Non è un dato astratto: è la cifra che determina se si arriva a fine mese, se si paga il mutuo, se si manda il figlio all’università. La Fiom chiede misure regionali straordinarie di sostegno al reddito: non per sostituire una soluzione industriale ma per accompagnare chi aspetta quella soluzione senza essere lasciato solo.
Il 17 giugno e i nodi da sciogliere

L’audizione di Filosa in Parlamento il 17 giugno è la prossima data che conta. La Regione la seguirà. I sindacati la attendono. E la Fiom chiede che prima di quell’incontro il presidente Rocca apra un confronto diretto con le parti sociali – «magari proprio a Cassino» – per arrivare con atti concreti e non solo con buone intenzioni.
Il tavolo si rafforza. Le posizioni si chiariscono. Il tempo, però, non si ferma. Oggi si sono fermate Lastratura e Verniciatura, mentre dal primo al 5 giugno il fermo riguarderà anche Montaggio e Reparti collegati.
A Cassino ogni giorno che passa senza una missione produttiva definita è un giorno in più di incertezza per duemila lavoratori e per un territorio che aspetta risposte da troppo tempo.



