Stipendi, in Ciociaria le donne restano il… sesso debole

Secondo il dossier della Uil "Le disparità retributive di genere a Roma e nelle province del Lazio" Frosinone è la maglia nera della regione. Un dato a dir poco preoccupante: la differenza con gli uomini è di 8.112 euro, un valore in aumento rispetto al 2018 quando il divario era già consistente e pari a 7.817 euro

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Esiste una frontiera invisibile che attraversa la Ciociaria, che parte da Filettino fino a San Vittore del Lazio. Una frontiera ideale che non si misura in chilometri ma in euro sonanti sottratti alle tasche delle lavoratrici. In Ciociaria, il cosiddetto “gender pay gap“, il divario retributivo di genere, non è solo un concetto statistico da convegno organizzato a Palazzo Iacobucci tra addetti ai lavori ma una voragine che inghiotte ben 8.112 euro l’anno.

È questo, infatti, il divario medio tra lo stipendio di un uomo e quello di una donna in provincia di Frosinone, nonostante svolgano la stessa mansione. È il dato più preoccupante di tutto il Lazio: a certificarlo è il dossier diffuso in queste ore “Le disparità retributive di genere a Roma e nelle province del Lazio”, realizzato dalla Uil regionale in collaborazione con l’Istituto di ricerca Eures.

Una forbice ampia

Operaie al lavoro (Foto Alberto Lo Monaco / Imagoeconomica)

Si tratta di dati che, letti in controluce, restituiscono l’immagine di una crescita occupazionale che in provincia non ha prodotto né equità né qualità del lavoro, soprattutto per le donne. Secondo il dossier della UIL infatti,  nel 2024, i lavoratori della provincia di Frosinone hanno percepito mediamente 20.994 euro lordi annui.

Ma dietro questa media si nasconde una forbice ampia: gli uomini arrivano a 24.085 euro, mentre le donne si fermano a 15.973 euro. La differenza è di 8.112 euro, un valore in aumento rispetto al 2018, quando il divario era già consistente e pari a 7.817 euro.

Il problema non riguarda solo quanto si guadagna, ma chi lavora e in quali condizioni. Le donne ciociare sono infatti quelle che meno partecipano al mercato del lavoro in tutta la regione: solo il 38,1%, contro una media laziale che sale al 44%. Un gap occupazionale che si somma a quello salariale, rafforzando un doppio svantaggio.

Occupazione femminile in crescita ma non basta

È vero che tra il 2019 e il 2024 l’occupazione femminile è cresciuta, con circa 4.500 lavoratrici in più, a fronte dei quasi 3.400 uomini occupati in più. Ma questa crescita non si è tradotta in lavoro stabile né in salari dignitosi. Al contrario, è stata trainata prevalentemente dalle forme di lavoro atipico, soprattutto tra le donne.

Una lavoratrice al lavoro su un motore (Foto: Imagoeconomica)

Rispetto al 2019, le lavoratrici precarie sono aumentate del 28,3% (+3.068 unità), mentre quelle a tempo indeterminato crescono appena del 5,1% (+1.417 occupate). Tra gli uomini, invece, l’incremento risulta più equilibrato: +9,5% per gli atipici e +3,8% per i contratti stabili, pari rispettivamente a 1.350 e 2.012 lavoratori in più.

Un altro elemento che incide in modo significativo sulle retribuzioni è l’orario di lavoro. A Frosinone e provincia il 57,2% delle donne lavora part time, contro appena il 18,4% degli uomini. Un dato che contribuisce a spiegare il divario salariale e che conferma come il lavoro femminile resti più frammentato e meno tutelato.

La qualità del lavoro che manca

Nel periodo 2019-2024, la dinamica occupazionale mostra una divergenza netta: tra gli uomini la crescita è stata trainata esclusivamente dal tempo pieno, con un aumento dell’8,1%, mentre il part time registra un calo del 6,8%.

La Uil ha diffuso un interessante report sulle differenze retributive tra donne e uomini

Tra le donne, invece, crescono entrambe le tipologie, con il +23,2% per il part time e il +4,3% per il tempo pieno. Una crescita quantitativa che però non scalfisce la questione centrale: la qualità del lavoro.

Parafrasando un’originale riflessione della scrittrice inglese Dorothy L. Sayers, si potrebbe dire che «una società che non paga equamente le donne non sta risparmiando denaro, sta solo sprecando il talento e la dignità di metà della sua popolazione»