Tagliaferri stacca la spina: ora il cerino passa a Mastrangeli

Con una PEC, Massimiliano Tagliaferri si dimette da presidente e consigliere comunale di Frosinone. Una scelta che certifica la crisi politica nella maggioranza e apre la delicata partita della successione in Aula.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Alla fine lo ha fatto davvero: Tanto tuonò che piovve. Dopo giorni di discussioni, ricostruzioni narrative, dibattiti anche surreali nell’Aula consiliare, il presidente della massima assise cittadina Massimiliano Tagliaferri ha formalizzato oggi, subito dopo l’ora di pranzo, le sue dimissioni dalla carica di Presidente e di Consigliere Comunale di Frosinone. Lo ha fatto con una PEC, nella forma burocraticamente impeccabile e politicamente glaciale con cui il sindaco Riccardo Mastrangeli aveva commentato l’annuncio delle dimissioni nei giorni scorsi: «Le dimissioni si presentano con una PEC».

Alea iacta est. Il dado è tratto. Ogni tentativo di minimizzare il fatto è destinato ad avere lo stesso valore delle monete del Monopoli: zero. Si potrà fare spallucce, certamente, come in tutte le precedenti fratture in maggioranza, ormai un genere letterario a Frosinone. Si potrà fare tutto, meno che minimizzare. Sarebbe un esercizio di pura fantasia, degno di Tolkien nel Signore degli Anelli, sostenere che questa vicenda non abbia una fortissima matrice politica.

Al di là delle dinamiche personali, che meritano il più rigoroso rispetto: non è normale che si dimetta un presidente del Consiglio Comunale di un capoluogo. Il fatto è inevitabilmente politico.

Tagliaferri ha anticipato i tempi

Tagliaferri non ha nemmeno aspettato l’approvazione del conto consuntivo di giugno, come aveva detto nell’intervista a Corrado Trento su Ciociaria Oggi. Ha accelerato. Ha anticipato i tempi. E quando in politica qualcuno anticipa una decisione così pesante, significa che la situazione è arrivata a un punto di non ritorno.

Tagliaferri ha dimostrato serietà, coraggio e coerenza. Tutta merce che non si compra in offerta alla Lidl sulla Monti Lepini. Certe cose o ce l’hai o non ce l’hai. Tertium non datur. In un’Aula consiliare dove i penultimatum, i distinguo, gli avvertimenti ed i passaggi da una parte all’altra della barricata sono diventati una rappresentazione permanente tra il cabaret e il teatro dell’assurdo, lui ha fatto una cosa semplice: ha annunciato una scelta e l’ha portata fino in fondo. Fino alle estreme conseguenze.

La verità è che da mesi si era creato un cortocircuito politico irreparabile tra il Presidente dell’Aula e il sindaco Riccardo Mastrangeli. Ma anche tra Tagliaferri e una sorta di «cerchio magico» che l’ex presidente ha detto chiaramente esistere in maggioranza, con il quale il sindaco condividerebbe alcune decisioni. Inutile girarci attorno. Per questo le dimissioni di oggi non aprono una crisi. La certificano. La rendono plastica. La trasformano da sensazione a fatto politico.

Trovare un presidente senza aprire un Vietnam

Riccardo Mastrangeli e Max Tagliaferri (Foto © Massimo Scaccia)

Fino a ieri il dibattito sulla successione di Tagliaferri era un esercizio teorico, accademico. Oggi non lo è più. Adesso Mastrangeli deve trovare davvero un nuovo presidente del Consiglio Comunale. E qui inizia la parte più complicata, sia dal punto di vista politico che amministrativo. La semplice linea di galleggiamento che ha caratterizzato quasi tutta la consiliatura potrebbe non bastare più. (Leggi qui: Presidenza del Consiglio, la vera partita ad alto rischio di Mastrangeli).

La presidenza dell’aula non è una semplice casella da riempire: è uno degli equilibri più delicati dell’intera architettura amministrativa. Tocca rapporti di forza, ambizioni personali, pesi dei partiti, sensibilità delle liste civiche e soprattutto i fragili bilanciamenti interni di una maggioranza che da mesi vive fibrillazioni continue. Ogni nome rischia di scontentare qualcuno. Ogni scelta può aprire una ferita. Ed ogni accordo può produrre una nuova frattura. Con questi chiari di luna, trovare la quadra senza provocare un nuovo Vietnam politico interno alla coalizione sarà impresa tutt’altro che semplice.

Da oggi il problema non è più Massimiliano TagliaferriDa oggi il problema è capire cosa succede dopo Massimiliano Tagliaferri. Come scriveva lo scrittore e politico francese François-René de Chateaubriand in una frase che sembra cucita su misura per il momento che vive la maggioranza Mastrangeli«L’amministrazione è la mente del corpo politico, ma la politica ne è il cuore; se il cuore smette di battere, la mente non serve a nulla».