Tanto peggio, tanto meglio: la strategia che spacca il Pd

Come va letto il comunicato diffuso ieri dal collettivo “Parte da Noi” che scuote il Pd ciociaro. Chiedendo di andare subito al voto colpisce sia il Segretario uscente Luca Fantini sia l’alleato Francesco De Angelis. Ma un Congresso adesso rischia di trasformarsi in un’implosione

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

Una cosa è certa: se nella Federazione provinciale del Partito Democratico di Frosinone c’era ancora una fragile tregua, il comunicato diffuso ieri dal collettivo “Parte da Noi” (vicino ad Elly Schlein) ha rischiato di far saltare il banco. Perché a leggerlo bene, il documento è una raffica di cannonate sparate su due fronti: contro il Segretario provinciale uscente Luca Fantini (Rete Democratica ed Energia Popolare) ma anche contro l’alleato Francesco De Angelis e la sua Area Dem. In nome della chiarezza, del voto e di un nuovo corso. Ma senza compromessi.

L’effetto è quello di una miccia accesa dentro una santabarbara politica già piena di tensioni. E lo scenario che si apre non è quello del Congresso risolutore ma di una potenziale resa dei conti in piena regola. Che rischia di produrre una frattura profonda, ben oltre il fisiologico pluralismo.

Il giusto presupposto

Un’assemblea del Pd provinciale di Frosinone

Certo, è vero quello che denuncia il Collettivo: da un anno il Partito Democratico provinciale è in uno stato di ibernazione imbarazzante. Congelato. Incapace di intervenire su alcuna delle grandi questioni del territorio – dalla Sanità alla Crisi industriale, dalle Elezioni provinciali a quelle Comunali del capoluogo. Ha fissato il proprio ombelico, dimenticando i cittadini. Ed è comprensibile il richiamo ad “andare al voto subito”, anche arrivando ad una conta fratricida fino all’ultimo voto, pur di ricostituire un Gruppo dirigente e rimettere lo scafo in navigazione nel mare della politica provinciale.

Ma farlo oggi, in queste condizioni, significherebbe imboccare la via più pericolosa: quella dello scontro frontale. Senza aver costruito una sintesi, un equilibrio, una visione condivisa. Con un Partito spaccato quasi a metà. È questo il punto: a prescindere dal risultato, il vincitore del Congresso Provinciale si ritroverebbe a guidare un Partito potendo contare sul 50% dei voti e poco più, con di fronte un altro 50% del Partito e poco meno. Non sarebbe una vittoria. Per nessuno. Ma sarebbe un suicidio politico per tutti.

Perché apprestarsi lentamente

Luca Fantini e Achille Migliorelli

Proprio per questo i leader delle tre principali sensibilità Pd – Francesco De Angelis e Mauro Buschini (Area Dem), Sara Battisti e Luca Fantini (Rete Democratica), Antonio Pompeo (Energia Popolare) hanno mai sposato l’idea del tanto peggio, tanto meglio. La loro prospettiva è sempre stata di contrapposizione, lasciando spazio all’ipotesi di una ricomposizione, seppur faticosa.

Ecco perché il Congresso, se ha un senso, deve servire a costruire un’unità nuova, non a sancire una frattura permanente. Deve mettere insieme una visione comune su tutto: sulle imminenti elezioni Provinciali, sulla candidatura a sindaco del Comune di Frosinone nel 2027, sulla futura rappresentanza Regionale. Altrimenti sarebbe solo il viatico ad uno scontro coreano permanente.

Il rischio di bruciare tutto

Il comunicato del collettivo, invece, agita le acque in un momento in cui servirebbe un gesto di responsabilità. E se è vero che “Parte da Noi” rivendica il sostegno ad Achille Migliorelli, è altrettanto evidente che l’insistenza sul voto immediato, senza alcun margine di trattativa, rischia di bruciare proprio quel candidato che dicono di voler sostenere.

Il messaggio che arriva è: o si vota subito, o si spacca tutto. Ed è qui che la strategia sembra pericolosamente sfiorare l’autolesionismo. Perché oggi il Partito Democratico ha bisogno di ricostruire – non di demolire. Ha bisogno di ritrovarsi, non di radicalizzarsi.

Se davvero si vuole tornare a vincere – come a Ceccano o Cassino – serve un Partito che includa, che dia voce a tutte le anime. Che faccia tesoro delle sue diversità, senza trasformarle in trincee.

In questo momento, la domanda non è: “Chi ha ragione?”. Ma: “Chi è disposto a prendersi la responsabilità di tenere unito il Partito?”. Perché il rischio, molto concreto, è che dopo aver perso un anno, il PD ora perda anche se stesso.